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Magda Negri

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Lunedì scorso Libertaeguale ha organizzato a Milano un seminario sull'internazionalismo democratico.

Per implementare la cultura politica del Pd in vista del congresso. Dedicato  a tutti coloro che non hanno rinunciato a “pensare il mondo” per “pensare il Paese”. Le forze politiche non possono pensare  e  ragionare in termini globali  a fronte (e per controbilanciare) delle angusti nazionali L'’internazionalismo democratico" è la frontiera per parametrare le politiche internazionali.  E ‘il modo   di stare nella globalizzazione di un Paese di media potenza come l’Italia, che vuole essere europeista, ma non solo.

Elenco solo le principali problematiche cui i relatori hanno dato declinazioni particolari ma convergenti.

Secondo Parsi gli Usa restano di fatto la potenza unipolare che richiede però una gestione multilaterale del suo ruolo che Obama può potenziare in senso universalistico democratico. Quindi gestione multipolare dell’unipolarismo Usa versus unipolarismi anarchici e forieri di nuova instabilità. L’Europa deve essere promotore di interventi di sicurezza e non solo fruitore di sicurezza garantita dagli americani. Per Parsi la sfida fondamentale  è per l’Europa quella di proporsi  agli Usa, che stanno trovando  una  sponda geopolitica nella Cina e nel Pacifico, come partner vocazionalmente  privilegiato.

Secondo Romano il recente summit Usa Urss promosso da nuovi partner dell’Europa orientale non ha prodotto alcun miglioramento delle relazioni fra le due grandi potenze. Anzi, ha acuito il sospetto della classe dirigente ex Sovietica verso una Ue che insidia lo spazio ex sovietico. Sulla questione Ucraina si potrebbero aprire profili di tensione  al limite degli interventi armati. Si profila una dimensione eurasiatica dell’Urss, classicamente isolazionista. Si veda, a questo proposito, il dibattito sull’ultimo numero di Limes: Eurorussia, il nostro futuro.Putin ha ricostruito una identità “Grande Russia”, che autorizzerebbe conclusioni pessimistiche sul ruolo interlocutorio – contrattuale e sulla funzione  di sollecitatore democratico dell’Europa verso questa area. L’Europa non agisce in tema di diritti e democrazia  e le forze progressiste europee non brandiscono questo tema  come fece Craxi negli anni’80.

 Martinelli sostiene che la questione ex sovietica è il principale dei problemi della nuova Europa come pensata dal trattato di Lisbona. Il trattato prevede grandi novità come l’alto rappresentante dell’Unione in politica estera, la creazione del Foreign office   e un diverso ruolo del Presidente della Ue che danno  una più concreta e uniforme governance in tema di politica estera. Martinelli ritiene che la politica del bastone e della carota e il contrattualismo potranno influire sulla federazione russa che soffre di una naturale sindrome rancorosa  di una grande potenza che ha perso l’impero. Martinelli poi introduce un' altra problematica: la Ue deve trovare una coerenza sullo scioglimento dei blocchi degli imperi interetnici. Perché in passato non si è tentato con la Jugoslavia di convincere la Serbia ad andare verso lo stato federale? Perché quanto riconosciuto al Kosovo non è riconosciuto ai russi di Cecenia?. I

nteressante l’analisi di Intini, polemica sulla formazione dei gruppi europei. Intini ha fatto una analisi sulla lungimiranza dei socialisti europei  sulla crisi finanziaria mondiale. E ha anche accusato giustamente l’America di Bush di aver sfidato la Russia con lo scudo  antimissilistico che poi Obama ha smantellato. Il rischio strategico che incombe sull’Europa a vocazione progressista e sugli internazionalismi democratici è l’uscita dalla crisi in senso nazionalistico e autarchico. La globalizzazione ha consentito l’entrata nel mercato mondiale  di centinaia di migliaia di uomini  e ha consentito il più grande  trasferimento tecnologico  di tutti i tempi. Il nuovo asse eurasiatico deve vedere l’assunzione di una responsabilità dell’Europa come soggetto politico e un suo ruolo attivo a livello di sicurezza e difesa mondiale. Una profonda trasformazione dell’esercito italiano è un corollario indispensabile a questo scopo. Il forum ha solo potuto accennare alle problematiche  della democrazia indiana  e africana.

La Stampa ha pubblicato proprio il 26  maggio, l’indomani del forum,  la mappa della presenza degli Emirati arabi e della Cina  nelle terre fertili dell’Africa in un continente disperato.   Libertaeguale – come vedete- non parla di Noemi, né pratica il mantra facile dell’Europeismo scontato. La discussione che il forum ha avviato  è la condizione imprescindibile per trovare coordinate concettuali di visione per un mondo unificato e più giusto che facciano di un partito, nel suo atto di nascita, un soggetto politico con ambizioni grandi per un grande bisogno di politica grande.

Aver collegato la ricerca della collocazione europea del Pd all’analisi che fu già di Craxi verso l’internazionalismo democratico anni’80, e all’analisi di Blair e Clinton negli anni’90 sull’Ulivo mondiale e alla evoluzione del Pse e alla disponibilità di settori dell’Alde all’integrazione di strategie ha dato nobiltà di riflessione politica a un problema che, se mal posto, rischia di essere una residuale e scomoda collocazione.

O la riproposizione provinciale da parte di un gruppo europeo di parlamentari  delle loro contraddizioni nazionali. In tal senso è significativo porre il problema del superamento della gestione consociativa del Parlamento europeo fra PPE e PSE. L’Alde e Rasmussen hanno posto il problema dell’elezione non consociativa del presidente della Commissione, purtroppo  troppo tardivamente e flebilmente per farne il cuore della campagna elettorale europea. Da tutto ciò ci verrà materia per pensare ...

Milano, 25 maggio 2009

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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