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Magda Negri

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Democratici per il sì

Il 21 giugno siamo chiamati a votare sui referendum elettorali. Noi siamo contrari al mantenimento dell'attuale legge (definita "porcata" dal suo autore) e sosteniamo quindi la vittoria del Sì, l'unica opportunità disponibile per obbligare il Parlamento a rispondere alle esigenze degli elettori e non a quelle degli eletti.

Finora, solo il Partito Democratico ha assunto una posizione chiara al riguardo , in coerenza con la sua vocazione maggioritaria, e cioè con la sua aspirazione a rappresentare gli interessi e i valori della maggioranza del paese all'interno di una democrazia compiutamente competitiva.

 

Questa costituisce per noi una ulteriore ragione per votare Pd alle elezioni europee ed amministrative. Non possiamo dire lo stesso dell'Idv che si è invece arenato sulla sponda opportunistica dell'astensione, pur avendo contribuito a raccogliere le firme per rendere possibile il referendum.

Noi siamo convintamente a favore del Sì per due fondamentali ragioni.

Il nostro è divenuto un Parlamento di non-eletti, di politici dipendenti dalla volontà di pochi oligarchi di partito (nel caso del Pdl, del suo leader-proprietario unico). Il Sì cancella le candidature multiple , un vero e proprio scandalo che suscita sdegno in tutta l'Europa, e dice quindi al Parlamento che dovrà eliminare le liste bloccate.

L'Italia non ne può più di coalizioni costruite contro qualcuno né di partitini impegnati solo a difendere la propria "ditta". Il Sì impedisce che si riformino coalizioni eterogenee e rissose , incoraggiando il processo di aggregazione politica emerso nelle ultime elezioni parlamentari.

Quel processo è stato prodotto da una scelta politica legata a circostanze eccezionali. Con la legge in vigore, potrebbe essere arrestato e invertito da scelte di segno contrario. D'altro canto è ipocrita l'accusa secondo cui con la vittoria del Sì verrebbe data la maggioranza assoluta dei seggi al partito che ha ottenuto una maggioranza solo relativa di voti, perché questo è già possibile con la legge in vigore. Inoltre, se la posta in gioco è il governo e il premio di maggioranza viene dato alla forza politica che prende più voti, i partiti saranno spinti ad aggregarsi ed elaborare programmi comuni. È ipocrita anche l'accusa secondo cui la vittoria del Sì favorirebbe la nascita di listoni eterogenei, perché comunque, al contrario delle coalizioni rissose del passato, le forze tra loro coalizzate dovrebbero lavorare insieme a sostegno di un medesimo simbolo. La vittoria del Sì favorirebbe quindi la nascita di forze politiche ideologicamente pluraliste e programmaticamente coerenti.

Vorremmo portare le ragioni dei nostri tre Sì in un confronto serrato con i sostenitori del No e invece dobbiamo registrare dalla gran parte di loro l'anomalia di una campagna pubblica a sostegno della legge attuale attraverso l'ipocrisia dell'astensione.

È davvero stupefacente che questa tattica subdola sia scelta anche da chi dice di temere una eccessiva concentrazione dei poteri. Propagandando l'astensione, oltre a difendere la legge in vigore, si finisce per svuotare il referendum, e cioè uno strumento di democrazia diretta voluto dal Costituente per bilanciare la possibile tirannia delle maggioranze parlamentari e dei governi in carica.

Chi promuove l'astensione abbia dunque il coraggio di dire se l'attuale legge elettorale è una "porcata" oppure no. Se ritiene che lo sia, abbia il coraggio di rispondere a questa semplice domanda: come la si può riformare senza il successo del Sì al referendum? Dopotutto, quali furono gli effetti dell'astensione che portò al fallimento del referendum del 1999 promosso per abolire la quota proporzionale del Mattarellum? La "porcata" approvata qualche anno dopo.

La democrazia deperisce certamente per l'apatia dei cittadini, ma anche per l'ipocrisia di chi utilizza quella apatia per lasciare che essa continui a deperire .

Primi firmatari |

Augusto Barbera, Sergio Fabbrini, Carlo Fusaro, Marco Ivaldo, Claudia Mancina, Andrea Morrone, Michele Salvati.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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