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Magda Negri

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28 novembre 2007- Senato

 Pubblico il discorso dell'ex Senatore Bettini con cui ha annuncitao le sue dimissioni a novembre del 2007 rassegnate per andare a svolgere il suo ruolo didirigente nazionale del Pd

BETTINI (PD-Ulivo). Signor Presidente, cari colleghi, ho deciso con serenità e con molta convinzione di lasciare il Parlamento e il Senato della Repubblica. Per me è stato davvero un onore sedere in quest'Aula, un onore essere stato presieduto da un presidente del Senato, il senatore Marini, uomo di grande sensibilità, equilibrio e di grande valore, aver potuto lavorare in un Gruppo, la cui presidente è la senatrice Finocchiaro, di cui ho potuto apprezzare la grande forza, umanità e determinazione politica e, aggiungo, il collega Boccia, che voi conoscete tutti, che unisce all'umanità anche una capacità di vigilanza notevole e assolutamente inderogabile.
Ma ho avuto anche la fortuna di conoscere questa Assemblea, tutta l'Assemblea, composta da colleghi e colleghe, ascoltando i quali ho potuto sempre imparare qualcosa, da tutti.  Ricordo sempre una bellissima frase che, quando ero ragazzo, giovane militante e dirigente del Partito comunista italiano, mi diceva un grande senatore di allora che qualcuno di voi, forse i più anziani, ricorderà, cioè il senatore Paolo Bufalini, che diceva sempre: «Caro Goffredo, quando stai in un'Assemblea elettiva, cerca di non fare mai discorsi propagandistici, perché devi avere sempre l'ambizione, attraverso il dialogo e il confronto delle idee, di convincere gli altri e devi avere una predisposizione costante ad essere convinto».
Credo che questa sia la forza e la bellezza delle istituzioni democratiche, ragionare cioè insieme - naturalmente ognuno dalla sua parte - e tuttavia essere predisposti ad un dialogo vero che possa reciprocamente far cambiare le proprie posizioni iniziali per il bene della Repubblica italiana. Ringrazio quindi tutta l'Assemblea.
Non lascio per una ragione politica, ma per una ragione personale ed esistenziale. Credo non vi sia alcuna esemplarità in questo gesto: ritengo di essere stato un privilegiato, di aver dato tanto, ma di aver avuto tanto dalla politica; anche lasciando il Senato, continuerò ad essere un privilegiato, quindi non vi è alcuna particolare esemplarità in questo gesto.
Lascio soltanto perché sono stato chiamato ad un impegno politico molto rilevante nel mio Partito, un nuovo partito, che è il Partito Democratico, e, per rispetto delle istituzioni, non mi considero capace di svolgere contemporaneamente più attività e impegni.
Dal momento che questa attività di carattere politico si aggiunge ad un mio impegno culturale, che è la passione della mia vita, non voglio far mancare a questo Senato quell'assiduità, quell'importanza e quella disciplina che un'Aula di questo genere richiede. Aggiungo che non riesco a fare molte cose, anche perché, come mi dice sempre il dottore, sono una persona che se ne porta appresso un'altra sopra le spalle, avendo una dimensione fisica notevole. Nella mia attività quotidiana, dovendo quindi portare un peso, che è anche una fatica proprio dal punto di vista dell'andamento della giornata, non sono di quei politici che riescono a fare mille cose insieme.
Il motivo, dunque, è che mi posso e mi debbo concentrare su una cosa sola. D'altra parte, sono onorato di essere stato un funzionario di partito, per cui considero comunque la missione di dirigerne uno qualcosa di molto importante e civile per la comunità e per la società. Sta nel mio cuore, quindi penso di essere compreso e capito: rassicuro, anzi, l'opposizione, perché il fatto che mi porti appresso un'altra persona e di peso ne valga due non significa che vi sarà il subentro di due senatori del Partito Democratico, ma solo di uno, per altro di grande valore. Sarà infatti l'amico Piero Larizza, una persona che credo tutti conoscano e possano aver apprezzato nel corso della sua attività sindacale.
Voglio dire un'ultima cosa: naturalmente, lasciando il Senato, cercherò di fare tutto il possibile per rafforzare il mio Partito, per difendere e impegnarmi per la mia causa. Tuttavia, voglio dire che il mio impegno sarà anche perché il Partito Democratico possa contribuire a creare in Italia un bipolarismo più stabile, più civile, meno forzoso, dove si confrontino in maniera più omogenea diverse ipotesi politiche e diversi schieramenti, più coerenti, più omogenei e meno rissosi tra loro.
Un bipolarismo più mite, più democratico e - lo dico in italiano, ma con un valore anche in romanesco - meno coatto: nel senso italiano, cioè che costringa meno a stare insieme quando non si può, ma sviluppi anche vocazioni di partiti che hanno l'ambizione di avere un obiettivo maggioritario, e nel senso romano, cioè meno bullesco e violento.
Vi auguro quindi, con questo piccolo finale di buoni propositi politici, buon lavoro e vi ringrazio se potrete accogliere le mie dimissioni già da subito al primo voto, perché credo che, dopo un discorso così semplice e sincero, non vi sia bisogno di fare gesti di buona educazione formale. (Generali applausi).

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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