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Magda Negri

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Il Riformista, 3 marzo 2007

RIFORMISMO. LA NECESSITÀ DI FARE PRESTO E FARE BENE - DI MICHELE
SALVATI

La proposta liberal per la costituente democratica

Riportiamo alcuni brani dell'intervento di Michele Salvati alla presentazione del documento "Nel partito democratico per la rivoluzione liberale" dell'area liberal dei Ds di Enrico Morando, che si è svolta ieri alla sala Capranichetta di Roma con la partecipazione del segretario Piero Fassino.

Sottoscriviamo la mozione Fassino proprio come sottoscriviamo il manifesto ufficiale del Pd. Come gruppo liberal non è la nostra mozione e non è quello il nostro manifesto. Se il processo costituente e poi il partito consentiranno il manifestarsi di diverse posizioni politiche, la nostra sarà una di quelle. Nasce da LibertàEguale, che già ora non è una associazione esclusivamente ds e speriamo si sviluppi con apporti numerosi provenienti da più partiti e associazioni. È per questo che ci dispiace profondamente la decisione dei socialisti e di alcuni riformisti di area ds di autoescludersi dal processo di costruzione del Pd. Ci dispiace soprattutto perché senza di loro le nostre posizioni liberali, democratiche e socialiste saranno più deboli nel percorso di formazione del nuovo partito e più deboli una volta che il partito si sarà formato. [...]
Accelerare verso il Pd. Il tema è già sul tappeto dopo la crisi politica dei giorni scorsi. I giornali e i tanti nostri amici sono già intervenuti a dire la loro su questo punto spinoso. Augurando a questa legislatura, e a Romano Prodi in particolare, di arrivare fino al 2011, bisogna mettere ragionevolmente in conto che si possa arrivare a elezioni politiche anticipate. Arrivare a questa scadenza senza il Partito democratico, solo con liste unite sarebbe perdere un'occasione. Non è facile che il governo rimonti il gap di popolarità che si è aperto in questi mesi e - se si vuole avere anche una piccola chance di vincere le elezioni - deve intervenire un qualche patto politico significativo che comunichi agli elettori che il centrosinistra che si presenta alle elezioni è cosa bendiversa dall'Unione che si è presentata nel 2006, una cosa più semplice, più
coesa, meno ricattabile dalle forze radicali. Questa cosa, mi sembra, altro non può essere se non il Partito democratico. Un percorso costituente ben organizzato, con un candidato premier diverso da
Prodi, più giovane, eletto democraticamente da un nuovo partito, mediante uno statuto approvato pure democraticamente, può fare la differenza, io credo, tra la vittoria e la sconfitta elettorale. E
anche se i tempi ci fossero - cosa per ora improbabile, che sembra improbabile, anche se il fattore c. di Prodi è notevole - quali sarebbero gli svantaggi di un'accelerazione? Arriveremmo alle
elezioni europee con un Pd già consolidato, e questo non sarebbe un male se non ci facciamo del male noi stessi litigando su quale gruppo parlamentare andremmo a riverire. Ma forse la questione allora, col tempo, sarà digerita.
Il processo costituente. È un tema legato al precedente, cioè la costruzione di un Partito democratico aumenta le chance di una nostra vittoria elettorale (meglio riduce le probabilità di una sconfitta), se è una costruzione entusiasmante, se il partito appare agli elettori di sinistra, ma anche di destra, una cosa nuova, seria, che elegge un segretario carismatico, che riduce la frammentazione e il ricatto della sinistra radicale. Ma per fare una costruzione entusiasmanteoccorre un netto cambio di passo dopo i congressi dei due partiti. Il percorso congressuale, finora, all'interno dei due partiti entusiasmante non è certo stato: deve esserlo il percorso
costituente. E per esserlo deve avvenire attraverso un processo che ho già descritto tante volte e che ridescrivo in termini essenziali adesso e che ricompone due passaggi: l'assemblea costituente deve
essere formata da delegati eletti tra tutti coloro che, indipendentemente dalla loro appartenenza a partiti, si impegnano ad aderire al Pd. Secondo punto questi delegati devono essere eletti
sulla base dei voti riportati dalle mozioni politiche alle quali sono collegati.
Il documento che presentiamo è semplicemente un esempio di una di queste possibili mozioni politiche. Quindi ci sarà una prima convocazione in cui viene presentato il manifesto dei 12 saggi del
partito e le mozioni politiche dei gruppi che partecipano o vogliono partecipare al processo costituente. Ci sarà poi un secondo incontro nel quale verranno registrati i consensi. Alle mozioni è legata una lista di potenziali delegati. Di queste mozioni politiche ce ne
saranno altre ovviamente oltre la nostra, ma non troppe, perché esistono modi ragionevolmente democratici di limitare il numero alle posizioni significative per evitare in realtà mozioni di disturbo.
Questi sono i due punti. Altri modi democratici di scegliere i delegati io non ne vedo. E vedrei malvolentieri una platea assembleare tra eletti dai partiti ed eletti dai gazebo. Coloro che
si presenteranno ai gazebo, tra l'altro, saranno in buona misura iscritti ai partiti (perché non ci si possono attendere i 4 milioni e duecentomila voti del 16 ottobre 2005) e dunque credo che i politici
dei partiti non rischieranno eccessivamente. Inutile sottolineare che questo percorso deve essere studiato in modo accurato, che opportunismi, strumentalizzazioni, distorsioni antidemocratiche vanno messe in conto, valutate attentamente e sventate. Ma per creare
entusiasmo, entusiasmo vero, io altra via non la vedo. E senza entusiasmo, con una fusione fredda, con la composizione dell'assemblea costituente fatta con il bilancino Cancelli, si va
incontro a una sconfitta, e di conseguenza alla dissoluzione del neonato, o neomorto, partito, come avvenne con la fusione tra socialdemocratici e socialisti.
La legge elettorale. Per noi la scelta del Partito democratico è strettamente associata a quella di un sistema elettorale maggioritario. Si tratta di due obiettivi diversi ed entrambi
desiderabili per ragioni proprie e che ci possiamo porre anche in modo indipendente. Il Pd ha ragioni sue proprie e sarebbe desiderabile anche in un contesto proporzionale. Le ragioni sono
quelle delle saldature di tradizioni riformistiche che si sono divise in passato per ragioni storiche che oggi non hanno più ragione d'essere. Usando semplicemente parole chiave e slogan, queste ragioni
storiche sono Porta Pia e il comunismo, come molte volte ho argomentato in maniera diffusa. E un sistema maggioritario è desiderabile di per sé, indipendentemente dall'aiuto che darebbe al Pd, perché è un formidabile veicolo di alternanza, di rotture di oligarchie permanenti, di scelte del governo da parte degli elettori. Ma tutti sanno che, nella situazione attuale, con questi politici, comprensibilmente legati a vecchie tradizioni e ad esse affezionati, i ragionamenti storico-ideologici che sostengono il Pd non bastano. Occorrono vincoli e convenienze più stringenti per indurre i vecchi
partiti ad una fusione o comunque a superare il Rubicone, cosa non facile da fare. E soprattutto occorre togliere di mezzo subordinate forti e comode, e soprattutto una subordinata proporzionale e centrista ancora molto allettante per le forze riformiste di origine  democristiana. Senza un sistema maggioritario mi sembra molto difficile che possa nascere e soprattutto irrobustirsi un Partito
democratico. [...]

 

 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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