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Magda Negri

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Assorbire i precari e non crearne mai piú era il programma di Fioroni: un piano di emergenza per sistemare i precari ereditati dalla Moratti (ultimo concorso: Berlinguer 1999) in vista di un nuovo e piú razionale reclutamento futuro. Quando nel 2008 il centrosinistra è caduto, solo metà dei 150mila docenti e 30mila ATA previsti erano stati assunti; poi il duo Tremonti-Gelmini ha bloccato il piano. Come risultato, la scuola continua oggi a sfruttare piú di 100mila precari (parliamo solo dei docenti) non solo per supplenze, ma soprattutto per posti vacanti che meriterebbero, per il bene degli alunni, insegnanti stabili.

Approvando la legge 133/2008 e le conseguenti riduzioni dell’orario scolastico ammantate del nome di “riforme Gelmini”, Lega e PDL hanno cancellato piú di 80mila insegnanti dall’organico senza bandire concorsi, senza definire nuove classi concorsuali né varare nuove modalità di reclutamento; la stessa formazione iniziale non è ancora partita. Tre anni di malgoverno e tagli hanno bloccato l’ingresso ai precari, ma anche ai neolaureati là dove le graduatorie erano esaurite, producendo un paradosso richiamato da Bersani alla “notte bianca della scuola” del PD: nei prossimi 3 anni, in 64 province, le graduatorie di materie tecnico-scientifiche saranno esaurite, e sono proprio le materie in cui i ragazzi sono deboli nei raffronti internazionali. Non basta. Nel 2009, per lenire la disperazione dei precari a un soffio dall’assunzione, la Gelmini ha triplicato le graduatorie con un provvedimento incostituzionale; oggi i nodi vengono al pettine e i ricorsi potrebbero costare piú del piano bloccato nel 2008.

La Ministra parla da tre anni di bidelli piú numerosi dei carabinieri (ma le scuole sono piú delle caserme) e di presidi che chiedono soldi alle famiglie (ma lei non paga i debiti alle scuole), mentre la massa dei precari non diminuisce e ai giovani laureati è negato da 4 anni ogni diritto alla formazione e al reclutamento. Se la Ministra non avesse interrotto il piano triennale di assunzioni previsto da Fioroni, quasi tutti i precari sarebbero ormai in ruolo e forse, oggi, potremmo pensare al futuro della scuola parlando di altro. E' il blocco di quel piano che ha trasformato ogni discorso sulla scuola in un discorso sui precari. E' il blocco di quel piano che ha trasformato la differenza fra coda e pettine in una questione di vita o di morte per i precari: non qualche mese in piú o in meno da aspettare prima di entrare in ruolo, ma la differenza fra entrare chissà quando e non entrare mai piú in ruolo. Sono le assunzioni col contagocce previste dal duo Tremonti-Gelmini che nei prossimi tre anni non coprono nemmeno i pensionamenti; è la loro conferma dell’ultima tranche di tagli alla scuola a rappresentare la pietra tombale per la maggioranza dei precari di oggi e un grosso guaio per la scuola di domani.

Il PD dice con chiarezza che è semplicemente impossibile riparare i cocci del Governo PDL-Lega a risorse invariate. Senza una robusta ripresa delle assunzioni nella scuola e un programma serio di superamento della fase transitoria in vista di un nuovo metodo di reclutamento che non riproduca i guai grossi in cui ci troviamo –cioè la ripresa del cammino avviato dal centrosinistra con Fioroni– qualunque soluzione sarà iniqua per qualcuno, e soprattutto sarà iniqua per la qualità della scuola statale e per l'Italia tutta. Il Senatore Pittoni, dopo aver approvato prima il massacro della scuola e poi l’idiozia della triplicazione delle graduatorie, pensa oggi di incantare i precari del Nord marciando con loro e millantando alla vigilia delle elezioni miracoli dell’ultima ora (ma il Governo ha già deciso tutto facendosi un baffo della Lega, come nel caso della Libia) e aizzandoli contro i precari di altre regioni. Ma se la scuola è al collasso, se il Governo anziché pensare alla sua qualità passa il tempo a rimediare i guai da lui stesso combinati con i precari, la colpa –elettori e operatori della scuola lo sanno bene– è delle politiche di Tremonti, beniamino della Lega.

Un partito nazionale come il nostro è al fianco di ogni gruppo che protesta di fronte a provvedimenti iniqui. Ma non al fianco di chi quei provvedimenti ha votato in Parlamento e poi piange lacrime di coccodrillo confidando (erroneamente) nell'idiozia degli elettori. Il PD non cade nelle trappole di avversari ormai allo sbando. Cerca di inquadrare i problemi e gli interessi di ciascuno nell'ambito dell'interesse generale, di un progetto fattibile che contribuisca al progresso di tutti: dei ragazzi, della scuola, delle famiglie, del Paese, e, certamente, anche degli insegnanti precari, del Nord e del Sud, dei quali la scuola ha cosí tanto bisogno da sfruttarli da diversi anni in modo improprio e ingiusto. Alla fine, se ci salveremo, ci salveremo tutti insieme: questa non è una pia idea cristiana o un'utopia socialista, è l'unica strada che funziona davvero, ed è compito di un partito democratico ricordarlo a tutti, anche nei momenti piú difficili.

Francesca Puglisi
responsabile scuola, segreteria nazionale PD
Giovanni Bachelet
presidente del forum nazionale politiche dell’istruzione PD

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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