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Magda Negri

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Il voto amministrativo segnala una vera frattura politica, poiché rappresenta la prima prova elettorale dopo la crisi del governo Berlusconi e cinque mesi di vita del governo di Mario Monti.

L'Istituto Cattaneo ci offre il confronto dei dati più utile, secondo me, perché assume le elezioni regionali del 2010, le più vicine, e non quelle del 2007 che furono altamente problematiche per il centrosinistra dopo un anno del secondo Governo Prodi, e comunque collocate in un'era politica troppo lontana.

L'astensione è stata altissima e ne intendiamo il significato di disaffezione dalla politica e sottrazione dalla partecipazione.
Ma ciò che più conta è l'analisi delle differenze dei voti assoluti: seguendo lo studio del Cattaneo, si riscontra che tutti i partiti perdono consensi nel confronto con il turno elettorale della primavera del 2010. Il Pdl e Lega subiscono una debacle. Perde molti voti ma tiene meglio il Pd (meno bene le altre forze di centrosinistra). Le maggiori perdite si concentrano nel settentrione e nelle regioni centrali tradizionalmente rosse. Il Pdl perde 175mila voti, di cui 101mila al Nord. La Lega è il partito che perde più di tutti in percentuali (-67%). Il Pd perde 91mila voti, un decremento del 29%, mentre l'Udc perde soltanto il 6,5% dei voti precedentemente conquistati. Trionfa il Movimento 5 Stelle che, presente in 101 comuni, fa propri 200mila voti reali, attestandosi sull'8,74% in dato medio percentuale.

Un doppio movimento quindi: l'astensione che cresce di 7 punti percentuale (l'affluenza cala difatti dal 73,7% al 66,9%) e il disinvestimento dai partiti storici, nonostante la discreta tenuta del Pd.

La Lega, che nel '92-'93 si affermò come antipartito di sistema, viene, forse per sempre, ricondotta al ruolo di partito localistico e regionale "alla catalana", che è a disposizione di attori politici più importanti.

Il Terzo Polo non prende e non dà, ma certo non intercetta nulla della frana del Pdl e non guadagna  affatto dal ruolo benemerito svolto in difesa del governo Monti.

Il Pd tiene confermandosi asse di ogni possibile alternativa e governabilità, ma perde in tutto il territorio nazionale e, come il Terzo Polo, non intercetta nulla dello smottamento del fronte avversario.

Il Movimento 5 Stelle entra a tutti gli effetti nel sistema istituzionale portandovi una carica infinitamente meno antagonistica di quella della Lega del 1993. Se lo si depura dagli istrionismi da osteria di Grillo, la piattaforma programmatica del Movimento è un mix di micro riformismo locale, esaltazione del ruolo strutturale della rete, elementi di liberalismo anti monopolistico e anti oligopolistico (trasporti, informazioni, ecc.), valorizzazione dei temi ambientali. Ignora del tutto i temi della giustizia, della riforma elettorale e istituzionale, della lotta contro gli Stati Uniti d'Europa, sebbene attacchi l'euro. Un abbozzo di programma che è bene entri nel circolo del confronto istituzionale: la stessa spinta antipartitica può evolvere come vettore di riforma della politica dei partiti.

Grillo non è un gran problema. Il vero problema oggi è comprendere la magnitudo del terremoto e proporre il Partito democratico come soggetto risolutore della crisi economica e federatore delle migliori energie per la sfida delle riforme. È arrivata la nostra grande occasione. Con tre anni di ritardo possiamo e dobbiamo affermare quel Pd a vocazione maggioritaria a cui abbiamo pur con tante contraddizioni lavorato.

Ovviamente sorge il problema delle leadership democratiche e i possibili partner minori, ma conta la linea di tendenza e l'assunzione consapevole di responsabilità. Però bisogna far presto perché il tempo fugge e solo una bambinesca sicumera può illuderci che gli altri non abbiano capito la lezione, che non si riorganizzeranno, che non tenteranno anche loro un processo di ricomposizione, che non tenteranno di ostacolare l'azione del governo Monti per sminuire le proprie storiche responsabilità e far dimenticare il fallimento del governo precedente. Il Pd ha bisogno di discutere in fretta e di concentrare le forze.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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