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Magda Negri

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Il vero banco di prova sarà l'elezione del Presidente della Repubblica

Caro Bersani,
no, non è in questione la tua persona e la tua funzione che dici di voler mettere a disposizione per sbloccare l’attuale stallo istituzionale. Forse - più duramente - è in questione la tua, la nostra politica. L’ordine temporale e sostanziale dei fatti - complici la travagliata pausa pasquale e la nascita della commissione dei saggi - si è dunque invertito. Prima sui voti il presidente della Repubblica, che durerà sette anni; poi si riavvii l’iter degli incarichi di governo che, così pare dalla tua conferenza stampa, proseguirà sui noti binari.

Come un treno che si è fermato alla stazione per un po’, poi è arrivato il segnale verde ed è ripartito. Ripartito verso dove? Verso un incarico ad un esponente del Pd (hai ragione, i nostri voti non valgono meno) e verso un governo di minoranza, che sopravviverà a singhiozzo, forse non riuscirà nemmeno a cambiare la legge elettorale e declinerà inesorabilmente verso elezioni anticipate. Il Pd può avere ambizioni più grandi, di più lunga durata. Il vero banco di prova sarà l’elezione del Presidente. Colpevolmente sette anni fa il centrodestra che ora lo esalta negò la sua fiducia a Giorgio Napolitano, la cui prassi di terzietà e di rigore rimano oggi il piedistallo su cui costruire ogni futuro.

Oggi c’è un problema nuovo: Noi non dovremmo commettere l’errore di tacere a noi stessi il “vulnus democratico” che l’esito ipermaggioritario del porcellum ha determinato in un quadro politico tripolarizzato, per di più da tre soggetti politici quasi equivalenti. Il nostro grande esercito di deputati (che potrebbe indurci a tentazioni di autosufficienza alla quarta votazione) poggia pur sempre su una anomala protesi da meccanismo elettorale che non rimuove la realtà. Noi rappresentiamo il 30 per cento del corpo elettorale e - ne sono sicura - faremo di tutto per scegliere un presidente nel quale il restante 70 per cento possa rispecchiarsi e riconoscersi.

E come potremmo fare altrimenti quando già i principali organi di informazione, i social network, ne discutono, avanzano nomi, criteri, biografie, progetti? Forse anche la direzione del Pd dovrebbe discuterne insieme ai gruppi parlamentari prima del 18 aprile. E se questo criterio sarà la nostra linea di condotta come potremmo - subito dopo - cercare una soluzione di governo non fondata su uno sforzo eccezionale di mediazione e di unità (non certo il governissimo proposto da Berlusconi) anche sostenuto istituzionalmente dal nuovo presidente oltre che dalla forza del Pd? Anche i binari più rettilinei conoscono gli scambi e i treni non sempre deragliano.

Lettera pubblicata da Dmocratica Scuola di Politica

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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