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Magda Negri

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In sintesi, le mie riflessioni sul referendum del 17 aprile.
1 ) All'origine c'è stato un conflitto, non gestito, fra Stato e Regioni. Un conflitto di grandi proporzioni, non chiarissimo all'opinione pubblica, ma solo ai protagonisti istituzionali che ora dovrebbero assumersi la responsabilità di questa frattura inedita nella storia Italiana.
Consiglierei di non proseguire su questa strada.

2) Dal 1997 ad oggi, di tutti i sette referendum proposti, solo quello sull'acqua pubblica ha raggiunto il quorum (54,8%), ma era frutto di una mobilitazione di lunga durata degli ambientalisti, dei sindacati e di alcuni partiti .
Con il 49,6 % era fallito nel 1999 l'importantissimo referendum sull'abolizione della quota proporzionale per la Camera dei deputati e la media di tutti gli altri si era attestata sul 25%. Per fortuna la riforma costituzionale prevederà un maggior numero di firme, ma l'abbattimento del quorum che, con soglie impossibili e non richieste neppure per ogni tipo di elezione politica e amministrativa, vanifica il referendum come espressione di democrazia diretta e partecipata.

 

 

3) Ma davvero qualcuno, al di là della speculare propaganda, ha creduto che un referendum così tecnico e specialistico, su cui c'è stata poca informazione e riguardante solo una parte del paese, potesse raggiungere il quorum? Ci si astiene per mille ragioni: perché non si conosce il problema, perché non interessa, perché si pensa che comunque il parlamento aggirerà le scelte referendarie, come è avvenuto tante volte nei decenni con ogni tipo di governo.
La revoca o il mantenimento perenne delle concessioni alle trivelle petrolifere nei mari poteva portare a votare la maggioranza degli italiani, schiodandoli dall'indifferenza e dalla sensazione di non padroneggiare il problema? Ma dai...

4) Sul merito della questione si sono poi innescati calcoli politici, strumentalizzazioni e ideologismi di varia natura.
Un certo radicalismo ambientalista e l'uso spregiudicato dell' inchiesta di Potenza e dello scandalo Guidi hanno fatto sembrare che l'oggetto del referendum fosse la spallata a Renzi e al suo governo. Solo poche voci hanno discusso di piano energetico nazionale e del suo rapporto con le trivellazioni nei nostri mari.

5) Fa molto male Renzi ha intestarsi una vittoria che non è la sua, ma dell'astensionismo storico strutturale. Fa molto male a inventarsi una specie di Partito del Presidente astensionista e industrialista contro il magma delle opposizioni che sono andate a votare. Come dimostra oggi Repubblica nel "si" e nel "no "c'è di tutto come c'è di tutto fra li astensionisti. Concordo con l'Avvenire: ora bisogna cambiare toni. Concordo con Ilvo Diamanti che trova sorprendente che il capo di un esecutivo possa vedere nell'astensione una risorsa e una fonte di consenso politico e personale.
Io sono andata a votare e ho votato no, ma chi ha evocato l'astensione come nuovo valore civico deve sapere che fra pochi mesi, quorum o non quorum, diventerà invece il nemico da combattere. Possibili sorprese.

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Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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