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Magda Negri

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Sta incominciando un molecolare lavoro programmatico per le prossime elezioni comunali.
Tutti si impegnano: partiti, associazioni, gruppi di interesse, vecchi e nuovi soggetti politici.
A me sembrerebbe utile organizzare questionari, raccolte di opinioni, incontri anche piccoli con i cittadini per un loro giudizio sui problemi della città, raccogliere le loro proposte, considerarli non solo fruitori, non solo utenti, non solo votanti, ma cittadini protagonisti.
In fondo Torino non è una città grande, e ogni quartiere ha un anima...
Noi siamo abituati a fare l'elenco delle criticità e dei problemi, meno attenti a cogliere lo spirito, l'umore pubblico delle varie parti di Torino.
Il mio quartiere, ad esempio, ha una struttura sociale medio bassa, ma molto solida.
Famiglie di ex immigrati del sud diventati proprietari di case e con redditi modesti ma certi,i figli che hanno fatto il salto sociale, gli immigrati extra comunitari accolti senza troppi problemi (si pensi a cosa poteva accadere con la concentrazione degli immigrati al Moi), tanti piccoli negozi che convivono con i supermercati di non esagerate proporzioni, un centro di aggregazione come l'Hiroshima, parchi abbastanza belli e puliti dove sono cresciute intere generazioni di bimbi.
I palazzi olimpici, che sono già del quartiere Santa Rita, lo delimitano con una nuova eleganza.
Nelle strutture attrezzate di questi piccoli giardini, giocano a carte i pensionati, con la bella stagione si organizzano feste a lume di candela, e davanti alla facoltà di economia e commercio, nei piccoli chioschi, intere serie di feste di laurea.
Non mancano gli impianti sportivi.
Mancano quasi del tutto (tranne che per la chiesa) punti di aggregazione per le persone anziane di entrambi i sessi.
Nelle bocciofile solo maschi...
Le signore anziane devono essere non troppo anziane per ritrovarsi davanti a un caffè o pasticcini nei numerosissimi bar.
La liberalizzazione dei negozi ha portato effetti strani: molti parrucchieri e sarti cinesi, gastronomie molto eleganti che aprono anche una vicino all'altra, negozi di strada di avvocati, consulenti del lavoro, commercialisti... aperti a una fruizione più semplice e libera.
Ex banche diventano o palestre o sale da gioco o negozi di servizi di foto, internet, fax ecc.. ma anche ambulatori di dentisti e odontotecnici associati.
Non mancano ristoranti di un certo gusto.
L'università di economia e la zona delle Molinette e degli altri ospedali, lo qualificano come una piccola città, e vi importano problemi generalissimi.
Nel mio quartiere il centro sinistra ha sempre tenuto molto bene non solo per i processi di riqualificazione urbana, ma perchè hanno resistito reti sociali, familiari e professionali autonome.
Specifico che per "mio quartiere" intendo Borgo Filadelfia e dintorni.
San Salvario e la collina cui apparteniamo per divisione amministrativa, è un'altra realtà.
Per tutto questo sarebbe bene ingaggiare non solo economisti, esperti sanitari, ingegneri ecc., per costruire il programma di Torino, ma un folto gruppo di sociologi urbani, di conoscitori, testimoni e intellettuali delle realtà di ogni piccolo territorio.
Forse i comitati di quartiere potrebbero darsi questo compito nel rush finale verso la nuova Torino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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