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Magda Negri

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Pubblico volentieri gli interventi di Bresso e di Morando ... che condivido profondamente.
Mi segnalano anche che Irene Tinagli sviluppa ulteriormente queste ragioni.
Io sono inesperta con i social.
Chi Trova Tinagli me lo mandi e la diffonda.
 
Le sciocchezze sul MES (meccanismo europeo di stabilità) sono infinite. Era nato con il contributo di tutti gli Stati per aiutare i paesi europei in crisi dopo il 2008. L’Italia (cito a memoria) ha messo circa 64 miliardi e non lo ha mai utilizzato perché prevedeva la firma di un impegno a mettere in ordine i conti sulla base delle indicazioni della famosa troïka (commissione europea FMI e BCE). Ha aiutato i paesi del sud Europa (Grecia, Cipro, Portogallo, Spagna, Irlanda). Oggi si stava lavorando a una sua trasformazione in una sorta di Fondo monetario europeo e la discussione era sempre intorno alla firma di un impegno a controllare i propri conti. Ma la VERSIONE CONCORDATA IERI NON PREVEDE IMPEGNI DI SORTA, se non quello di usare i soldi per investimenti nella sanità e nella ricerca connessa. Poiché ci sono anche soldi nostri e ce li riprenderemmo a tasso zero, perché diavolo non dovremmo usarli? Tutto quello che dicono Salvini Meloni e 5stelle sono RIDICOLE sciocchezze che mettono in dubbio la loro capacità di leggere! Suggerisco di fare un esame di comprensione dei testi ai candidati parlamentari o ministri.
 
Un giorno buono per gli europeisti
Vedremo quali saranno le concrete forme di finanziamento del "Recovery Fund" su cui l'Eurogruppo "è d'accordo a lavorare", ma si può già tranquillamente sostenere che la riunione di Giovedì sera ha avuto un esito positivo. Il comunicato finale recita testualmente: "l'Eurogruppo è d'accordo a lavorare ad un Recovery Fund per sostenere la ripresa. Il Fondo sarà temporaneo e commisurato ai costi straordinari della crisi e aiuterà a spalmarli nel tempo attraverso un finanziamento adeguato. Soggetti alla guida dei leader, le discussioni sugli aspetti pratici e legali del fondo, la sua fonte di finanziamento, e strumenti innovativi di finanziamento, coerenti con i Trattati, prepareranno il terreno per una decisione".
Le parole chiave sono "strumenti innovativi di finanziamento" e il riferimento alla "coerenza con i Trattati" non è affatto una limitazione, perché i Trattati consentono l'emissione di titoli di debito comune. L'ho scritto qualche giorno fa e lo ribadisco: finché non arriveremo ad un vero e proprio Bilancio dell'Euroarea -entrate e spese proprie, entrambe decise da organismi comunitari- non potremo dire di aver raggiunto lo scopo. Ma il passo, questa volta, è davvero grande e punta diritto all'obiettivo giusto. Vedremo ora tempi e modalità della pratica attuazione dell'accordo (sono molto rilevanti i primi), su cui è necessario il massimo impegno politico e tecnico, perché in questo campo il diavolo sta spesso dei dettagli. Ma possiamo già dirlo con relativa sicurezza: questo, per noi europeisti, è un giorno buono, di quelli da ricordare. Come il 12 marzo scorso,nel quale il Consiglio BCE ha deciso il suo programma di intervento sulla crisi Coronavirus (possiamo già oggi valutarne le dimensioni e le novità: a marzo, la BCE ha comperato 37,3 miliardi di titoli pubblici dell'area euro, di cui ben 11,8 -il 31%- sono italiani).
Per giungere ad un'intesa, è stato molto rilevante l'impegno coerente e determinato del presidente Macron e del ministro Le Maire, che non si sono impiccati alle parole (MES; Eurobond; Coronabond), né per esaltarle, né per demonizzarle, ed hanno avanzato una proposta di mediazione decisamente rivolta a favore di chi vuole che alla politica monetaria venga al più presto affiancata una coerente politica fiscale. Il Governo italiano, specie con il ministro dell'economia Gualtieri, ha tenuto bene il punto: risorse da investire per la ripresa in qualche modo ricavate da titoli di debito coperti dal merito di credito dell'Euroarea e non dei singoli Paesi membri. Il Presidente Conte poteva e doveva risparmiarsi quel "… se no, facciamo da soli" -apprezzato dal vicesegretario del PD Orlando-, che ha soltanto messo a nudo la difficoltà a comprendere la reale natura del confronto in corso: il gioco in atto era di quelli di tipo cooperativo, in cui ciascuno affida il suo successo esclusivamente all'accordo. In assenza del quale, c'è solo la sconfitta.
E l'opposizione di centrodestra? Beh, il suo leader un'idea alternativa a quella che ha ispirato il Governo ce l'aveva (e ce l'ha: immagino che dirà peste e corna dell'accordo, proponendo di adottarla): "un'emissione straordinaria di buoni del Tesoro, per italiani, garantiti dal Governo e BCE, in modo che il debito italiano sia in mano a cittadini italiani". Niente MES ("un debito sulle spalle dei nostri figli") e niente Europa ("i soldi non li voglio andare a chiedere a prestito, a strozzinaggio, a Berlino a Bruxelles"). Malgrado i strumentali apprezzamenti per Draghi, nulla di tutto ciò ha qualche rapporto col buon senso: non vuol far pagare il debito ai figli, e propone di emetterne di nuovo. Ignora che la BCE non può fornire garanzie di quel tipo. Restringe la base degli acquirenti potenziali, immaginando che da questa restrizione non derivi un aumento dei tassi di interesse (peraltro, quelli del MES sono più bassi, ovviamente, di quelli pagati dallo Stato italiano). C'è un solo modo per discutere seriamente di questa proposta: immaginare che essa non implichi, a differenza di quello che Salvini proclama, la volontarietà della sottoscrizione, bensì la sua obbligatorietà. Ma allora si farebbe più presto a chiamarla col suo nome: patrimoniale straordinaria. Per fortuna, alla guida dell'Italia ci sono altri. Soltanto, vista la proposta Salvini, si potrebbe chiedere a tutti di non insistere con l'idea del governo di unità nazionale?

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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