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Magda Negri

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Caldissimo fuori e dentro.
All’Hotel Bologna la riunione di Libertà Eguale sulla fase politica e la costruzione del PD è molto appassionata e lucida. Non sempre le cose in politica stanno insieme.
Soddisfazione per il ruolo di LibertàEguale nell’impostare e reggere la campagna referendaria e soddisfazione per il punto d’arrivo (il PD) su cui – sub specie Ulivo – la più parte dei molti convenuti avevano già lavorato da un decennio.
Sincero compiacimento per il discrimine programmatico in senso riformista segnato dal discorso di Torino di Veltroni il 17 giugno e dai più recenti 10 di delineazione delle riforme istituzionali ed elettorali per concludere la transizione italiana.
Di qui in poi, interrogativi e problemi. Come attutire la pesantezza dei livelli regionali (con le loro vaste pattuizioni), come impedire che il morto afferri il vivo? Come stare, nelle liste plurali con ambizione maggioritaria, far si che il candidato segretario torni ad incarnare tutto il nuovo e il concreto di cui il paese ha bisogno?
Qualche preoccupazione dilagata qua e là non ha però incrinato la sostanza di un analisi ragionevolmente positiva su una situazione che è già cominciata a mutare: solo due mesi fa il governo era sull’orlo di una crisi imminente, consunto dal blocco di ogni capacità di decisione.
Ora i riformisti segnano – per il bene del paese – qualche significativo vantaggio, in una dimensione di confronto anche duro con l’altra parte della coalizione, ma senza scorciatoie trasformistiche di cambio di casacche in corso.
Il PD può anche  - in caso di crisi – considerare l’ipotesi di affrontare da solo le elezioni. Va detto – con chiarezza.
Questa ipotesi, non una minaccia, deve incominciare a circolare nel dibattito pubblico. Servirà da argine a impuntature identitarie e a furbeschi opportunismi.
A poco a poco, avanza il senso del nuovo.
Tra mille impacci, si sta costruendo non la Costituente  depoliticizzata dei 100 fiori, ma liste politiche apparentate a candidati di netto profilo politico.
Gli amici e compagni di LibertàEguale, impegnati discussori nel torrido sabato di fine luglio a Roma, pur con un po’ di amaro per quegli “ultimi” che rischiano sempre di arrivare “primi” non solo nel Vangelo, ma nelle burocrazie politiche – introiettavano, pian piano, la soddisfazione di una vittoria strategica “stanno cambiando tutti casacca” ha detto qualcuno. “Abbiamo lavorato esattamente per questo, per fargliela cambiare” ha detto il mio amico Roberto Vitali.
E lui è uno che può permettersi di dire quello che dice.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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