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Magda Negri

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Direi che La Stampa ha giocato un brutto tiro ad Andrea Orlando.
Il vice segretario nazionale del Pd non propone la nazionalizzazione, anche se parziale, di alcune imprese che riceveranno ingenti aiuti dallo stato ma, almeno nella prima parte dell'intervista, propone una presenza nei Cda rigorosamente a termine per verificare l'adempimento degli impegni sociali dell'azienda, come il non licenziamento, il rispetto dei parametri ambientali, la non delocalizzazione ecc..
Questo per rendere onore al merito delle questioni e alla verità delle proposte.
Perchè allora tutto questo vespaio, questo titolo, e la necessità di Orlando di precisare e replicare?
Il motivo è semplice: Patuanelli e gran parte dei 5S hanno esattamente in testa un interventismo di stato forte nella ripresa economica delle varie imprese, una specie di Iri del nuovo millennio e chiamano tutto ciò "Stato imprenditore".
E' chiaro che il contagio con queste idee dei 5S ad alcuni interpreti interessati è sembrato una polmonite acuta, tale da contagiare irreversibilmente il povero Orlando.
Ma sappiamo che la materia non è finita qua.
C'è un filone culturale ed economico nel governo che esplicitamente vuole rinverdire l'interventismo pubblico, che fu fondamentale nella ricostruzione post - bellica fino agli anni '60, quando quella che Valerio Castronovo oggi su IlSole24ore, chiama "Coesistenza competitiva" tra il pubblico e l'imprenditoria privata, garantì grandissimi risultati.
Ma sono passati 30 anni: le partecipazioni statali negli anni '70 non ressero ai gravi contraccolpi della stagflazione, e il ciclo delle privatizzazioni del '92/'93 fu dovuto alla necessità di ripianare il nostro ingente debito pubblico per essere ammessi all'Unione Economica e Monetaria Europea.
Ora e in avvenire abbiamo bisogno di strumenti e di incentivi pubblici per sviluppare servizi e infrastrutture materiali e immateriali.
Abbiamo bisogno di arricchire l'innovazione e gli investimenti, la formazione del capitale umano, migliorare la qualità del lavoro, rendere più competitivo il sistema paese.
Abbiamo bisogno di una regolazione dei rapporti tra pubblico e privato senza il peso delle burocrazie e di privilegi monopolistici e corporativi.
Abbiamo bisogno di pensare a prerogative e funzioni specifiche dello stato adatte alle sfide economiche in corso, dopo il lungo ciclo della pandemia.
In questo senso Orlando non ha detto quello che interessati critici gli hanno fatto dire, ma allora perchè quel titolo?
Perchè aver omesso nel titolo tutta la seconda parte dell'intervista, dedicata al caso Bonafede - Di Matteo?
Peraltro, perchè nessuno parla più della proposta del governo Monti, quando votammo, nelle imprese di un certo numero di addetti, la presenza dei lavoratori e delle OOSS nei consigli di amministrazione?
Proposta davvero più interessante di un occhiuta lottizzazione politica neo centralista.
 
 
 

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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