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Magda Negri

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Domani scaricherò, in qualche modo, il Piano Colao, che oggi, ben commentato in vari giornali, delinea 6 blocchi di interventi:
- impresa e lavoro;
- infrastrutture e ambiente;
- turismo, arte e cultura;
- individui e famiglie;
- istruzione, ricerca e competenze;
- pubblica amministrazione.
C'è chi lo paragona al Progetto80 di Giorgio Ruffolo, che fu un vero piano quinquennale del primo centro sinistra (1971/1975), e aveva alle sue spalle la solida alleanza di Dc e Psi....
Chi lo paragona invece al progetto a medio termine degli anni '80....
Chi al Governo Ombra, elaborato dalla sinistra nel 2008, dopo la caduta del governo Prodi.
Però siamo, in questi giorni strani e confusi e le classificazioni precedenti risultano strane e ambigue.
Probabilmente alcuni interventi proposti da Colao, sono nei decreti Liquidità e Bilancio dell'attuale governo, ma l'attuale governo procede con logica emergenziale e amministrativa... senza l'ispirazione complessiva del progetto Colao.
Quindi diciamo che è un contributo programmatico e strategico che si può prendere, lasciare, prendere in parte, lasciare in parte.
Gli Stati Generali, che sembrano adesso proporsi in sessioni separate, lo useranno e ciascuno porterà un suo contributo.
La strana vicenda delle Task Force e dei comitati tecnici, dice che è molto incerto il rapporto strumentale e la specificità delle funzioni tra politici, tecnici, tecnici - politici.
La causa è una sola, grande come una montagna: la mancante unità strategica tra le forze di governo.
Situazione necessitata ma situazione complicata.
Da questo punto di vista io credo che Zingaretti e la direzione del Pd abbiano molto gravemente sbagliato nel dire al paese che lavoreranno con tutte le forze politiche per cambiare l'attuale legge elettorale e ritornare alla proporzionale pura, con qualche soglia di sbarramento.
Non posso che rimandare al bellissimo articolo che sta in prima pagina, oggi su LaStampa, di Marcello Sorgi: "Conte e il Pd dimenticano la storia".
Il Pd nasce dopo la caduta del Muro di Berlino, la crisi di Tangentopoli e il Referendum Segni, che avevano liberato le forze politiche da predeterminati ruoli eterni di governo o di opposizione.
La democrazia governante, alla base della nascita stessa del Pd, implica che l'elettore possa scegliere il suo partito e il suo governo, e indicare il capo del governo stesso.
Con varie declinazioni, tutta la vicenda dei Ds prima e del Pd poi, ha sempre sposato questa strategia.
Le forze politiche si presentino prima, nella loro diversità ma apparentate, agli elettori e presentino il programma di governo.
Solo la crisi attuale, estrema, della democrazia parlamentare ha potuto consentire che in 24 mesi si passasse da un governo Lega/5S a un governo 5S/forze della sinistra.
Sorgi ci ricorda inoltre che con il proporzionale il centro-sinistra non ha mai vinto.
Aggiungo io che la legge dei sindaci del doppio turno, che fino all'altro ieri era la proposta del Pd, avrebbe consentito, al secondo turno, di suscitare energie che non si trovano nella somma algebrica dei partiti, con il programma trascinante dell'alternativa di governo.
Quindi, dal momento che la direzione, nella sua quasi totalità, ha sposato questa linea, proposta da un gruppo dirigente secondo me troppo giovane e anche inesperto, per comprendere a fondo la storia italiana... devo considerarmi formalmente in minoranza.
Non appartenendo a nessuna corrente, sono una minoranza singola, da monade.
Ma sottrarre ai cittadini italiani la scelta del governo con la preventiva dichiarazione di alleanze dei soggetti politici prima del voto, è una responsabilità molto grave.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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