header

Magda Negri

header

Tra le molte cose lette e scritte sul referendum, trovo questa intervista di Castagnetti la più sincera, la più riflessiva.
Parole di verità.
Castagnetti comprende le difficoltà di Zingaretti e crede che si debba fare di tutto perchè la legge elettorale concordata con i 5S sia votata almeno in un ramo del parlamento prima del referendum.
Castagnetti, come Prodi, non vogliono nè attaccare nè far cadere il governo Conte, ma non intendono dire che un asino è un cavallo purosangue nè vogliono mistificare la realtà dei fatti.
Se passerà il Sì senza la riforma costituzionale del bicameralismo differenziato, vince il populismo e la demagogia dei 5S.
E' una loro vittoria, non la nostra, non quella di un fronte riformatore.
Castagnetti va oltre, nella parte finale dell'intervista, e dice che bisognava considerare bene tutta questa materia un anno fa, quando si fece il patto di governo con i 5S.
Sottolineo la forza di questa intervista per due ordini di motivi:
- sembra di capire che le cose non stanno andando bene e che Di Maio continua a chiedere una cambiale in bianco: "Prima si voti il Sì e p oi si vedrà sulla legge elettorale". Personalmente sono contraria al ritorno al proporzionale, però riconosco che le condizioni aggiunte da Renzi (proporzionale, ma con la soglia del 5%, la sfiducia costruttiva e il bicameralismo differenziato) è una proposta seria e praticabile, ma ormai è tardi e siamo arrivati sotto il referendum più o meno come stiamo arrivando sotto l'apertura dell'anno scolastico. Piuttosto impreparati. Eccessivamente fiduciosi, senza aver ben considerato le parti in campo.
- il secondo ordine di motivi che rafforza il mio tranquillo No, è la sgangherata polemica, iniziata oggi dai ragazzi de Il Foglio sui cosiddetti "puristi del No" che attaccano il populismo e la demagogia dei 5S, perchè in fondo non sanno che pesci pigliare e che il riformismo è accontentarsi anche di riforme parziali, prendere quello che si può.
In compagnia di Prodi non mi sento troppo nemica di Conte e purista sulle riforme costituzionali.
Dico solo che mi sembra che nessuna riforma costituzionale ragionevole sarà possibile se avremo due camere mutilate a caso, ma rese ancora più identiche di quanto non lo siano ora, e quindi non avrà senso lavorare al bicameralismo differenziato.
Cambiale in bianco.
Non sappiamo quale sarà davvero la legge elettorale.
Non abbiamo idea di quali riforme costituzionali seguiranno la riforma del Sì.
Sarebbe troppo facile ricordare che i più vigorosi sostenitori del Sì, nelle dichiarazioni di voto del maggio 2019 giudicavano puro spot elettorale la riduzione del numero dei parlamentari e denunciavano la perdita radicale del rapporto diretto tra eletti ed elettori, dal momento che, cambiando i numeri parlamentari, si sarebbero gonfiati il numero dei collegi uninominali con varie centinaia di migliaia di elettori, rendendo nullo il senso del collegio.
Prevaleva allora - dicevamo - l'esigenza di uno spot immediato, oltre a una ideologia anti parlamentare, esattamente quello che è accaduto dopo la costituzione del governo: l'accettazione dell'ideologia anti parlamentare, lo spot immediato.
Sempre meglio dirsi le cose con verità.
 

Cerca nel sito


Podcast

Appuntamenti

Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

Leggi tutto...

Videoblog



Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

Ultime da Facebook

Il mio partito

Partito Democratico