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Magda Negri

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Probabilmente vinceranno i Si... ma sarà una vittoria di Pirro che non potrà aprire la via a nessuna vera riforma costituzinale successiva.
Certamente non a quella del monocameralismo e al Senato delle Regioni, che sono da sempre le riforme simbolo del centro sinistra.
Avremo ora 2 camere mutilate e ancora più identiche.
Resta un mistero per me perché alla costituzione del Conte 2 il Pd abbia accettato questo patto.
Personalmente mi pongo le stesse domande di Gori nell'intervista ieri a Repubblica e sullo stesso giornale oggi di Carlo Cottarelli.
Poichè ci riempiamo sempre la bocca dei pregi della democrazia liberale... non resta che ascoltare con rispetto le riflessioni di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 2 Settembre.
Questa riforma è solo antiparlamentarismo grillino, senza il piano di vere riforme costituzionali.
No al bacio della morte... vale a dire votare si a una cosa sbagliata per poter lucrare parte di una possibile vittoria.
Vittoria di Pirro.
 
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"Taglio dei parlamentari, perché voterò No al referendum: non apre ad altre riforme.
 
La proposta del 2016 tentava di riformare il Parlamento,non di sfregiarlo
 
Se si spera di limitare il danno, di attenuare le conseguenze negative della probabile vittoria di un referendum che non si condivide o i cui contenuti lasciano perplessi , si può ricorrere all’una o all’altra di due strategie. La prima consiste nel «bacio della morte», ossia mi schiero a favore del «Si», ma usando argomenti opposti a quelli dei proponenti del referendum: vuoi ridurre i parlamentari per colpire la «casta», in nome della tua ostilità al Parlamento e alla democrazia rappresentativa?
 
E allora io dichiaro di condividere l’intento del referendum(il taglio dei parlamentari) non per adesione all’antiparlamentarismo ma per sostenere il principio contrario: perché voglio rendere più efficiente il Parlamento, rafforzare anziché ferire la democrazia rappresentativa . Addirittura , sostengo che la vittoria del sì potrebbe favorire altre, bellissime e ambiziosissime, riforme costituzionali. Dove sta il vantaggio della strategia «bacio della morte»? Nel fatto che in caso di vittoria del sì, gli antiparlamentari che lo hanno promosso potranno gridare vittoria solo a metà. Perché avranno concorso al successo del referendum anche diversi fautori della democrazia parlamentare. L’altra strategia tesa a limitare il danno consiste nel sollecitare più «no» possibili. Anche se vincerà il sì, ci saranno abbastanza no per ricordare che esistono molti difensori della democrazia rappresentativa, per nulla attratti dall’antiparlamentarismo. Dopo aver preso in considerazione la strategia «bacio della morte», chi scrive ha preferito scartarla e schierarsi a favore del no.
 
Non ripeterò argomenti già molte volte usati dagli oppositori del referendum in oggetto come quelli relativi alle distorsioni della rappresentanza che il taglio lineare dei parlamentari comporta. Il mio punto è il seguente: non è vero che la vittoria del sì potrebbe aprire le porte ad altre, e migliori, riforme costituzionali. Non è vero e lo dimostra la particolarissima natura di questo referendum che lo differenzia da precedenti tentativi(quelli sì, seri) di riformare la Costituzione. Si rifletta su questo punto: i sondaggi pronosticano una vittoria schiacciante per i fautori del sì.
 
Magari non sarà schiacciante ma la vittoria probabilmente ci sarà. Si pensi, per contrasto, a quanto accadde nel referendum del 2016. Comunque la si giudichi, era quella allora sottoposta al giudizio popolare una proposta organica di riforma del Parlamento e del Titolo Quinto della Costituzione. Venne respinta con una specie di cappotto (sessanta per cento di no). Da cosa dipende la differenza? Dal fatto che nella proposta sconfitta nel 2016 c’era il tentativo di riformare la democrazia parlamentare, non di aggredirla o di sfregiarla, non di colpire la casta. È vero, c’erano anche quelli che gridavano al golpe, alla svolta autoritaria. Ma lo facevano per ignoranza o malafede.
 
Rafforzare il governo rispetto al Parlamento era uno degli obiettivi di quella proposta di riforma ma non si voleva «attaccare» la democrazia rappresentativa , si voleva avvicinare il parlamentarismo italiano a quello britannico (ove vige il governo del premier) o a quello tedesco (Cancellierato). Non c’era l’accanimento antiparlamentare che ispira l’attuale referendum. Al contrario, superare il bicameralismo paritetico (due camere con uguali poteri) come ci si proponeva avrebbe eliminato tante disfunzioni. L’assenza di intenti antiparlamentari — io credo — fu una delle cause della sconfitta di quel tentativo. Si voleva riformare il sistema politico-costituzionale, non cavalcare la moda antipolitica. La vittoria del sì,questa volta, testimonierà solo della forza di attrazione dell’antiparlamentarismo, non aprirà la strada a buone riforme. Riformare seriamente la Costituzione, come abbiamo potuto constatare nel 2016, non incontra, in questa fase storica, il favore popolare. Bisogna riconoscere che c’è un aspetto fastidioso. I referendum mescolano sempre le carte, obbligano ad accettare coabitazioni sgradevoli, compagni di strada che non si vorrebbero. Come molti di coloro per i quali la Costituzione del ’48 è un tabù e chi propone di riformarla davvero è un criminale o giù di lì. Non è piacevole, mentre si invita a votare no, ritrovarsi spalla a spalla con coloro che vaneggiavano di svolte autoritarie al tempo del referendum del 2016 . La politica, ahinoi, è fatta così."
 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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