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Magda Negri

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Caro direttore, ringrazio il vostro giornale per l’attenzione indirizzata ai problemi delle donne DS. Mi permetta, però, di correggere l’analisi di Tommaso Labate. Le correnti e i loro capi c’entrano davvero assai poco con l’incertezza che domina nel periodo post Barbara Pollastrini. Con l’ onorevole Katia Zanotti e Graziella Falconi della Commissione Nazionale di Garanzia dei DS, proposi ad agosto, un percorso verso la Conferenza delle Donne DS che assumeva la rilevanza simil-congressuale, giustamente sottolineata dal Riformista, uno o più documenti politici, ciascuno collegato a una candidata, legittimato da un numero di firme congruo, regionalmente distribuito, una discussione nazionale nel percorso delle conferenze provinciali e regionali. In una parola, si trattava di mettere alla prova del confronto politico democratico e diffuso delle donne e per le donne, programmi, ipotesi organizzative eccetera. Il Coordinamento Nazionale delle donne DS decise, però, di accantonare un percorso giudicato troppo conflittuale e impegnativo, e di mettersi al riparo di una logica patrizia, rivelatasi in seguito rischiosa e improduttiva. La Direzione, poi, in coda ad una sua sessione, approvò.
Non è questione di correnti quindi, ma di coraggio politico, di autonomia che si voglia davvero esercitare e non rivendicare con moderazione e calcolo. Il sospetto e la paura verso procedure di voto dei dirigenti pienamente partecipate e democratiche sono virus diffusi che colpiscono equanimemente uomini e donne.

30 ottobre 2006.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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