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Magda Negri

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Caro Dario,

dai numerosi interventi sulla forma partito sviluppatisi sulla stampa nazionale, in particolare su Il Foglio, e suscitati anche dalla tua intervista, emerge nitidamente che il problema principale è quello della "membership", della titolarità dei diritti, del complesso dei doveri, insomma del processo che costruisce la rappresentanza, la definizione del progetto politico, la sua sostenibilità di fronte al Paese. Non è tanto questione di forum, di partito a rete, di insediamento territoriale, di comunicazione sul web ecc.. Probabilmente sarà obbligatorio prevedere una molteplicità di forme di adesione politica e di partecipazione, che vanno ben oltre le tradizionali sezioni territoriali e tematiche dei Ds, il Partito da cui provengo, e le esperienze dei Circoli della Margherita. Forum, grandi associazioni verticali di interesse e mobilitazione politica, quali ad esempio quelle che affiancano il Partito Radicale, saranno sicuramente forme necessarie per aggregare le competenze e le disponibilità dei cittadini più sensibili.
Su questi problemi dovremo esercitare ogni nostra fantasia e disponibilità alla sperimentazione aperta. Resta però il problema principale, che avevano a suo tempo ben visto i Cittadini per L'Ulivo con la proposta dell'Album dei Cittadini elettori dell'Ulivo, della quota di sovranità che il PD garantirà ai militanti, agli iscritti solo aderenti, ai partecipanti alle elezioni primarie, di volta in volta indette per scegliere le leadership istituzionali e/o di partito.
Il tema della sovranità e della rappresentanza implica automaticamente, in un Partito grande  e plurale, la leggibilità delle varie posizioni politico-programmatiche e il comporsi di maggioranze e minoranze, che sono la condizione minima di funzionamento fisiologico di un partito sano.
Il problema dei "signori delle tessere", presente in alcune regioni, e che nessuno di noi vuole importare dai vecchi partiti, può essere risolto solo con un'aperta sfida democratica e con un rigoroso rispetto delle regole e delle procedure. Qualcosa tra di noi non ha funzionato, se, fatti i primi passi, è potuto sembrare che si volessero ridurre i diritti invece che  potenziarli e dilatarli e se la polemica sul "partito liquido" ha potuto tanto dilagare.
Faccio una piccola e immediata proposta: probabilmente saranno centinaia di migliaia ancora i cittadin che entro fine dicembre verranno a compiere un'ulteriore scelta, a livello locale, e a ricevere la card di socio fondatore del PD.
Potremmo consegnare loro un semplice questionario dove possano indicare le forme di partecipazione politica preferite, le disponibilità concrete di tempo, di interesse ecc...
In questo modo si potrebbe comporre per via induttiva una mappa concreta della domanda di partecipazione politica che viene dal  mondo nascente dei volontari del PD e anche la nostra offerta politica, a livello di statuto nazionale e regionali, potrebbe essere congruente. Un modo semplice, rispettoso, davvero democratico, per non calare dall'alto modelli accademici, e mettersi in ascolto e in sintonia con i mondi e le soggettività  alla base di questa nostra sfida.

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Venerdì 26 febbraio 2016
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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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