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Magda Negri

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«Silvio, me la paghi»
Lo sfogo di Fini
 
 Il Riformista
 
Una telefonata furiosa, finita così: «Ricordati, Silvio, che te la farò pagare». Via della Scrofa, mercoledì sera, il fatidico giorno della spallata a Prodi che poi non è arrivata. Ma nella testa, e stavolta anche nel cuore, di Gianfranco Fini non c’è posto solo per il tira e molla dei liberaldemocratici di Lamberto Dini sulla legge finanziaria. Il presidente di An ha appena visto Striscia la notizia su Canale 5, la rete ammiraglia di Mediaset. Per la seconda volta, nel giro di una settimana, la trasmissione di Ricci ha ironizzato su E.T., come Maria Laura Rodotà sul Corriere della sera si è riferita a Elisabetta Tulliani, il nuovo amore di Fini, che aspetta un figlio da lui. In particolare Striscia sfotte E.T., avvocato e conduttrice Rai, per la sua passata love story con Luciano Gaucci, ex patron del Perugia. L’ex vicepremier prende il telefono e chiama il Cavaliere. I due non si sentono da giorni, a partire dal primo servizio di Ricci su Tulliani e a partire soprattutto dalla benedizione berlusconiana alla Destra di Francesco Storace, accompagnata da un “dono” finito su tutte le prime pagine dei giornali: il trasloco di Daniela Santanché da An ai neomissini che non vogliono maledire il fascismo. I toni della conversazione sono accesi e la conclusione appunto è questa: «Ricordati, Silvio, che te la farò pagare». Poi, terminato il burrascoso colloquio, Fini convoca pure l’ufficio politico del partito, da poco costituito e dove sono ricomparsi i colonnelli epurati a suo tempo per la questione della Caffetteria, altro affaire dalla sfumature rosa.
La riunione si è tenuta ieri mattina e ufficialmente è servita per mettere a punto la conferenza Progetto Italia che An terrà a Milano nel febbraio 2008. Ma tanta fretta insospettisce e così fonti informate di An rivelano che Fini avrebbe avuto anche un lungo sfogo contro Berlusconi, comprensivo di una critica a tutto tondo per la fallimentare strategia della spallata. Altri però smentiscono. Come che sia, la vendetta finiana contro il Cavaliere non dovrebbe incrociare almeno nel breve periodo uno smarcamento di An dalla linea dura berlusconiana.
Anche perché raccontano che Fini sia perfettamente consapevole del “tesoretto” accumulato in queste settimane: la campagna sulla sicurezza gli ha fatto fare il sorpasso su Berlusconi nei sondaggi di gradimento personale e di conseguenza aprire alla maggioranza sulle riforme significherebbe deludere e scontentare il popolo del centrodestra che vuole il voto subito. Semmai l’arma che Fini userà contro l’ex amico sarà quella di un approccio morbido, se non favorevole, del suo partito alla legge Gentiloni sul sistema radio-tv. Inoltre, il leader di An sa anche che seguire Udc e Lega in eventuali tavoli bipartisan sulla legge elettorale avrebbe un vantaggio non indifferente per chi aspira alla successione: isolare un Berlusconi sempre più chiuso nella sua torre d’avorio di Palazzo Grazioli.
Il Cavaliere, infatti, non intende mollare sulla spallata, almeno fino a dicembre-gennaio, quando la finanziaria modificata alla Camera ritornerà al Senato, questa volta col voto di fiducia. Anche per questo, incurante del partito trattativista di Forza Italia (Formigoni, Adornato, Pisanu, la colomba ritrovata Letta e persino, si dice, Dell’Utri) ha dato mandato ai suoi di rispedire al mittente la bozza Vassallo. Dice un azzurro di rango: «La proposta di Veltroni è funzionale solo al Pd, che vuole spezzare gli attuali vincoli di coalizione. Per noi, invece la salvaguardia degli alleati è fondamentale». Al di là, però, delle contestazioni tecniche al sistema tedesco spagnoleggiante, Berlusconi sa che il segretario del Pd non vuole fare una riforma contro il principale partito dell’opposizione e quindi se a gennaio la spallata dovesse fallire ancora una volta, le testa di Prodi costituirà comunque la premessa per sedersi al tavolo delle trattative. Su questo l’ex premier è intransigente come ha confidato più volte ai forzisti scettici sulla linea dura: «La gente vuole che si vada al voto il più presto possibile. Questo è il governo più impopolare della repubblica. Perché devo mischiarmi a giochini di palazzo che sono solo il pretesto per allungare la vita a Prodi? Il momento di trattare forse verrà ma prima devono mandare a casa questo governo». Fabrizio d’Esposito
16/11/2007

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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