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Magda Negri

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Da l'Unità del 21 Dicembre.

Una condanna, un rinvio a giudizio e una assoluzione. Così ha deciso il gup del Tribunale militare di Roma nei confronti dei tre imputati, accusati di non aver adottato le misure necesarie a garantire la sicurezza nella base Maestrale, il quartier generale dei carabibieri a Nassiriya, in Iraq, dove il 12 novembre 2003, in un attentato kamikaze, morirono 28 persone: 19 italiani e nove cittadini iracheni.

Due anni di reclusione per il genereale dell'Esercito Bruno Stano, che aveva chiesto il giudizio abbreviato, assoluzione per il suo collega Vincenzo Lops, e rinvio a giudizio per per il colonnello dell'Arma Georg Di Pauli, che ha scelto il rito ordinario e all'epoca dei fatti era comandante del reggimento carabinieri in Iraq.

L'inchiesta era stata avviata subito dopo la strage e la procura militare di Roma, alla fine di maggio del 2007, aveva chiesto il rinvio a giudizio per i tre ufficiali, accusati di «omissione di provvedimenti per la difesa militare», un reato previsto dal codice penale militare di guerra. Il gup, tuttavia, ha deciso di procedere per il diverso reato di «distruzione colposa di opere militari», previsto dal codice penale militare di pace.

Per Lops e Stano, i magistrati avevano chiesto rispettivamente 10 mesi e 12 mesi di reclusione, e il rinvio a giudizio per Di Pauli. I due militari si erano avvicendati al comando del contingente italiano a Nassiriya. Secondo i pm, gli indagati avrebbero agito con «imprudenza riguardo alla valutazione del livello di rischio connesso alla minaccia concretamente esistente di attacchi armati contro le forze del contingente italiano». Gli imputati, però, hanno sempre rivendicato la correttezza del loro operato, sostenendo che tutto quello che si poteva fare era stato fatto e che nessun allarme è mai stato sottovalutato.

Soddisfazione per quanto deciso dal giudice del tribunale di Roma è stata espressa dai familiari delle vittime italiane: «Non volevamo vendetta ma giustizia. E giustizia è stata fatta», ha dichiarato Alessandra Merlino, moglie del sottotenente Filippo Merlino, uno dei caduti della strage. Il processo inizierà il prossimo 12 marzo.

Erano le 10 del mattino il 12 novembre 2003, quando un camion bomba esplose nel quartier generale dei carabinieri a Nassiriya. Le truppe italiane erano arrivate in Iraq, dopo l'invasione dell'esercito americano, da appena cinque mesi. Nell'attentato, oltre ai 9 cittadini iracheni, morirono 12 militari dell'Arma (Enzo Fregosi, Giovanni Cavallaro, Alfonso Trincone, Alfio Ragazzi, Massimiliano Bruno, Daniele Ghione, Filippo Merlino, Giuseppe Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Horatio Maiorana, Andrea Filippa), 4 dell'Esercito (Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi e Pietro Petrucci), e 2 civili (il regista Stefano Rolla, che stava facendo un sopralluogo per un film sulle missioni di pace e l'operatore della cooperazione internazionale Marco Beci).

Come ricordato sabato dall'agenzia di stampa Ansa, il camion, carico di 3.500 chili di esplosivo, arrivò a tutta velocità travolgendo le difese passive poste a protezione della struttura, l'ex Camera di Commercio, nel cuore di Nassiriya. I due kamikaze sparano con armi automatiche. Dal corpo di guardia gli italiani risposero al fuoco e questo contribuì ad arrestare la corsa del mezzo in prossimità della sbarra del passo carraio, evitando così conseguenze ancora più gravi. L'esplosione, tuttavia, fu devastante.

Sull'attentato sono state aperte due inchieste. Quella della magistratura ordinaria, su esecutori e mandanti, e quella della procura militare di Roma nei confronti dei tre ufficiali - il colonnello Di Pauli e i generali dell'Esercito Vincenzo Lops e Bruno Stano - accusati di non aver adottato tutte le misure necessarie alla difesa della base. L'inchiesta del pool antiterrorismo della procura di Roma è stata invece archiviata nel novembre 2007, dopo che l'unico imputato - Abu Omar Al Kurdi, uno dei luogotenenti di Abu Musab al Zarqawi, reo confesso di 36 attentati, compreso quello a Base Maestrale - venne processato e impiccato in Iraq

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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