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Magda Negri

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Effetto "Ratatouille"

Sentito in diretta tutto Salvini.
Effetto "Ratatouille"..cioè una minestra dove c' è di tutto e il suo contrario.
Il Santo padre e il rosario, il presepe che va bene per tutti i bambini del mondo.. la fatica dei nonni e dei padri che hanno costruito l' Italia e che ora va difesa contro i poteri forti internazionali....i dazi e l'esaltazione delle piccole imprese esportatrici..la lotta vittoria contro gli immigrati.. l' ordine e l'educazione che gli adolescenti devono dimostrare verso i professori e sul pulman alzandosi di fronte ad anziani e donne incinte.
Il suo popolo l' acclama.. lui invoca l' unità fra gli 8000 comuni d' Italia e chiede all'opposizione di non esagerare...
Su un' unica cosa non fa un riso e fagioli indistinto.
Il patto con i 5S non si tocca..dura 5 anni, è pronto a dare la vita per l'Italia in nome del suo popolo....
Ma,a parte la poco credibile vocazione al martirio,la sostanza è che il contratto dura....dura.
Intelligenti pauca.

Immacolata tra addobbi e cortei

Oggi giornata multitasking..ma senza badante sono fisicamente costretta...quindi non posso andare a vedere i NoTav per capire da vicino se qualcosa sta cambiando o siamo ancora nella fase di Totem e Tabù.
Allora bisogna scegliere.
Fare l'albero nonostante la pigrizia..perché mollare un anno sarebbe uno scacco psicologico...
Seguire in diretta la manifestazione di Parigi e quella di Roma, cioè di quelli che sono contro il potere e quelli che esprimono il nuovo potere muscolare che fa sfoggio di sé.
Gran lavoro oggi per i sociologi della politica.
Io cercherò solo di seguire in diretta in qualche modo..mentre testardamente faccio l' albero.

Merkel "la grande" se ne va...

Merkel "la grande" se ne va..non dalla politica ma dalla sua attuale funzione.
In condizioni difficilissime ha preparato la sua successione.
I delegati della CdU, anche i più "destri" l'hanno osannata.
I delegati hanno votato 2 opzioni ben distinte.
Ha vinto quella che a me sembra la leader giusta...
Quando si dice un partito..

Si aspettano gradite risposte

Dopo aver letto qua e là, ascoltato qua e là, parlato con miei cari amici di Roma che si sono a loro volta confrontati con Minniti in questi giorni, vorrei sapere:
 
1 - cosa diceva il documento che Minniti avrebbe sottoposto a Lotti e a Guerini, affinchè i deputati e senatori renziani sottoscrivessero l'impegno a non costituire gruppi autonomi dal Pd?
 
2 - gli eletti sopracitati, hanno avuto modo di leggere personalmente questo documento e di decidere di non firmarlo?
 
3 - oppure corrisponde al vero, che è stato Renzi stesso a indicare loro di non prenderlo in considerazione?
 
3 - e io, qui a Torino, in Piemonte, conosco personalmente qualcuno di quegli eletti renziani?
 
Si aspettano gradite risposte.
 

Così i dalemiani per Renzi sono diventati dalemiani per Minniti

Solo ieri Il Foglio ci deliziava con un simpatico articolo di David Allegranti, teso a dimostrare come la maggior parte degli ex dalemiani del Pci - Pds - Ds si riunivano intorno alla candidatura di Minniti in forza di una vocazione al leaderismo e di una subalterneità al leaderismo medesimo, che aveva sempre caratterizzato la radice togliattiana del Pci.
Può essere.
A sole 48 ore di distanza sembra ora che la candidatura Minniti traballi per l'incertezza del candidato segretario.
Sarò franca e realista: io credo che Minniti stia esitando perchè vede che molti quadri e molti militanti si stanno spostando verso i due blocchi Martina - Ricchetti e Zingaretti.
Marco Minniti - se ne ricordo bene - è un classico quadro del centro del Pci.
Se corre, corre per vincere, con adeguate tutele o con una valutazione delle forze in campo, che gli sia non sfavorevole a priori.
Non è un kamikaze migliorista o ingraiano che si spende per battaglie anche di minoranza, ma sulle quali valga la pena investire.
Forse l'area renziana è incerta sulla sua candidatura.
Forse lo stesso Renzi non ha intenzione di spendersi e guarda altrove.
Deciderà Minniti, e avrà comunque il mio rispetto.
Ma bisogna sempre ben valutare le caratteristiche psicologiche e caratteriali dei principali compagni di viaggio.
E forse un uomo cresciuto nelle tattiche più raffinate come Marco Minniti poteva accorgersene a tempo debito.

https://www.ilfoglio.it/politica/2018/12/04/news/cosi-i-dalemiani-per-renzi-sono-diventati-dalemiani-per-minniti-227559/ 

LE DUE PARTI IN COMMEDIA DI RENZI

Questo post di Macaluso esprime una preoccupazione che è anche la mia: due giorni fa "Lo Spiffero" - luogo per eccellenza del pettegolezzo politico torinese - pubblicava nomi di parlamentari e dirigenti politici piemontesi che sarebbero pronti a costruire un nuovo soggetto politico.
Io li conosco bene e non ci credo affatto.
Però mi aspettavo da loro - vergognosamente accusati - una smentita e una risposta incazzata.
Non c'è stato niente, forse per non alimentare una inutile polemica, ma nell'assemblea di domenica mattina, nel mio circolo, alla 9 di Via Taggia, ho visto nei partecipanti preoccupazione, silenzi, interrogativi.
Per questo Macaluso ha ragione.
 

LE DUE PARTI IN COMMEDIA DI RENZI

Nel Pd si sta recitando una commedia pirandelliana. Il primo attore è Matteo Renzi, il quale fa due parti: accusa il Pd di non essere aggressivo nei confronti di Salvini e Cinque Stelle interpretando la parte di una sinistra dura e pura e, contemporaneamente, lavora per costruire un suo movimento centrista che dialoga anche con esponenti di Forza Italia in difficoltà nel limbo berlusconiano e affatto lieti di mettersi al servizio di Salvini.

Un gruppetto di renziani come Scalfarotto, Gozi, Faraone, lavorano con Renzi per costruire i cosiddetti “comitati civici” e anche loro dialogano con notabili berlusconiani. Altri renziani partecipano alle primarie e sono presenti nei raggruppamenti che si costituiscono attorno ai candidati Martina e Minniti. Su Il Giornale ho letto che il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci, avrebbe detto: “Noi renziani potremmo continuare a presiedere il Pd anche dopo le primarie mentre Renzi potrebbe correre inventandosi un’altra cosa”. Insomma, Renzi è riuscito a paralizzare il Pd e gioca a farlo perdere per dimostrare che senza la sua guida è un partito appunto perdente. Ma gli altri esponenti del partito tacciono.

Vorrei chiedere a Maurizio Martina: perché quando era segretario in carica e Renzi decise di lavorare per costruire un suo movimento non ha alzato la voce per dire che iniziative del genere o appartengono al partito oppure non sono consentite a nessuno? Renzi, come altri, ha diritto a fare una sua corrente nel partito, non a costruirne un altro. Certo ciò vale di più se il Pd assomigliasse davvero ad un partito. Ma siccome Renzi riteneva che il Pd fosse un aggregato politico elettorale (e non è altro che questo) per sostenere la sua leadership, quando questa “cosa” non è più sicura, fa quel che sta facendo. Mentre, lo ripeto, gli altri stanno in silenzio.

Tutti notano che la politica italiana finalmente è in movimento. Nel Paese cresce un’opposizione senza una guida politica, il governo non è più saldo come prima e nel M5S si è aperta una fessura che può preludere ad una lotta politica. Cioè, in discussione c’è la prospettiva del domani. Ma la sinistra non è in campo. Il Pd, come detto, è paralizzato, le altre piccole formazioni di sinistra sono sempre più frazionate e quindi ininfluenti. Sino a quando?

(1 dicembre 2018)

Il bipolarismo secondo Orsina

Non è una profezia ma un'analisi credibile e strutturata.
A mio parere, il problema del Pd non è trovare un leader retoricamente carismatico e pragmatisticamente concreto, come dice Orsina, o per lo meno non è il principale problema.
Il principale problema resta la proposta programmatica, la capacità di rappresentanza, la tessitura valoriale.

Videoblog



Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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