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Magda Negri

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Difendere lo status quo porta verso il declino

Mi sembra di non avere ancora Facebook disponibile per cui dipendo sempre dalla carità altrui per scrivere qualcosa.
Mi auguro davvero che la collera che incendia le strade di Francia trovi un modo per essere razionalizzata e contrattualizzata.
Il politologo Orsina, domenica 25 novembre su Il Messaggero, e ancora oggi un'altro studioso francese, sempre su Il Messaggero, osservano che anche la Francia, e nello specifico Macron, stanno entrando nella media delle democrazie europee.
L'Italia ha anticipato, la Francia segue sulla via dello stesso male, vale a dire il modo irrazionale con cui sembrano funzionare le democrazie contemporanee.
Cittadini pronti a cambiare umore con impressionante rapidità.
Governanti che con uguale rapidità passano dal successo alla sconfitta, con l'unico obiettivo di inseguire quotidianamente il consenso degli elettori.
Se si resiste alla piazza si sprofonda negli indici di popolarità ed è impossibile fondare strategie di lungo respiro.
Macron sta tentando riforme, tutte discutibili certo, ma il suo paese è lacerato da una profonda inquietudine, con fratture territoriali e sociali sempre più acute.
La struttura sociale, industriale e il ruolo geo politico della Francia è molto diverso dal nostro, ma certo la frattura elitè - popolo, presunta o reale, la perdita di sussidi, garanzie, diritti e servizi concessi alle diverse categorie, e ora messi in discussione, aprono una questione sociale difficilissima da governare.
Secondo alcuni il M5S è stato una specie di sfogo a buon mercato di pulsioni antagonistiche che potevano esplodere in dimensione francese.
Può darsi.
Ma sia in Francia che in Italia difendere lo status quo in un continente sfidato dalla globalizzazione dai nuovi giganti politici, accompagna verso il declino.
Mi auguro che Macron riesca a tenere il suo ruolo europeo e a interloquire positivamente con l'ala propositiva e politica del movimento.
Il resto è sfascio.
 

Più Piemonte in Europa, Più Europa in Piemonte

Il 2019 sarà un anno politico intenso. Dovremo infatti eleggere il nuovo presidente del Piemonte e rinnovare la composizione del Parlamento Europeo. Queste sono le sfide, complesse, che +Europa dovrà affrontare nei prossimi mesi.

Iniziamo allora a discuterne con Benedetto Della Vedova (coordinatore nazionale +Europa) e Silvja Manzi (tesoriera di +Europa e Segretaria di Radicali Italiani), per capire quali siano le strategie da intraprendere.

L'appuntamento è per venerdì 30 novembre alle 17 presso l'NH Hotel di Piazza Carlina a Torino.

Ti aspettiamo: ogni contributo è essenziale per costruire insieme un progetto di Piemonte e di Europa credibile nel quale riconoscersi!

I candidati per il Congresso Regionale del Piemonte

Alla fine di un complesso iter di autocandidature, candidature di gruppo, ipotesi di candidature, candidature ritirate ecc, programmi pubblicati sui social, semilavorati programmatici elaborati tra gruppi di militanti o di amici....ecco alla fine i 3 candidati rimasti in campo per il Congresso Regionale del Piemonte, che avrà un percorso un pò particolare: nessun voto nei circoli ma voto di iscritti e popolo, alle primarie del 16 dicembre, dalle h 8 alle h 20 nei seggi allestiti in varie parti della città.

#nonènormalechesianormale

Mi ha impressionato la larghezza, la convinzione, la partecipazione sentita, ieri alla giornata contro la violenza sulle donne.
I giocatori entrati in campo con il simbolo dipinto sulla guancia destra, il ballo delle debuttanti di Modena con le scarpe rosse... Ogni evento ha fatto proprio il simbolo della giornata.
La cosa più originale è stata trovarsi, su tutti i più grandi giornali italiani, per 2/3 giorni consecutivi, le paginate promosse e pagate da Conad, con una bellissima riflessione sulla violenza di genere.
Cosa si può fare di più?
Il governo annuncia un codice rosso e una procedura d'urgenza dopo ogni denuncia di violenza fatta dalle donne.
Si possono formare nuove generazioni, investire sulla scuola, specialmente allertare la sensibilità delle forze dell'ordine...
Ma la tragica serie di croci, di donne uccise o picchiate, anche davanti ai loro figli, sta spalancando uno squarcio "antropologico" di difficilissima gestione.
Nelle società libere, emancipate, certo in difficoltà, ma con la sedimentazione di diritti acquisiti.
Società libere, fondate giuridicamente sulla parità uomo/donna.
Ma qualcosa di oscuro e antichissimo, nella psiche di tanti uomini, sta camminando in senso contrario, e libera pulsioni e reazioni fino a poco tempo fa inimmaginabili,.
Kant direbbe "il legno storto".
Psicologi e sociologi avranno materia per discutere... ma è dalla notte dei tempi di un primitivo rapporto di violenza del maschio sulla femmina, che sta emergendo e si ripropone la violenza dei maschi contemporanei.

Per la Commissione Nazionale del congresso

Ho inviato questa lettera alla Commissione nazionale per il congresso.
Mi piacerebbe condividere queste valutazioni.
Mi pare di ricordare che nelle primarie del 2012 fu applicato il doppio turno, quindi non c'è un impedimento statutario, ma una possibilità nel regolamento congressuale.
 
"L'elevato numero delle candidature congressuali, ormai formalizzato, rende non remoto il rischio che non vi sia almeno il 51% dei delegati rappresentanti la mozione vincitrice. Va sempre ricordato, infatti, che il nostro Statuto non prevede l'elezione diretta del segretario, ma l'elezione dei delegati, il cui numero in Assemblea determina l'automatica elezione. Circola una visione nella sostanza semplicistica e sbagliata dei meccanismi di elezione del Segretario Nazionale che evoca un'elezione nominale diretta di fatto inesistente. Peraltro, sarebbe davvero fonte di molti equivoci la "parlamentarizzazione" pur prevista dallo Statuto che affida a blocchi di delegati la scelta successiva del Segretario con scambi potenzialmente opachi. Circola ora la proposta che si consideri eletto segretario chi guadagna il maggior numero di delegati. Considero anche questa posizione potenzialmente carica di ambiguità. Mettiamo un quorum? Il 40, 45%? Importiamo di fatto nel PD il Rosatellum? E se l'esito finale fosse una quasi tripartizione, decide il 5, 6, 7% di delegati in più? Chi autorizza a pensare che le Primarie inducano un automatico processo di bipolarizzazione? Io penso che, sobbarcandoci una qualche fatica in più, dovremmo introdurre nel regolamento congressuale un secondo tempo, questo si nominale e diretto, cioè il doppio turno. Vale a dire che se nessuno tiene il 51% dei delegati i primi due rappresentati vanno a un secondo turno di votazione dove non sia prevista un allargamento della platea, ma possano votare tutti quelli che hanno partecipato al primo turno costituendo così l'albo degli elettori.
Ogni altra soluzione, di fronte a così numerosi e autorevoli candidati, ma in un Partito profondamente lacerato e tuttavia in cerca di una nuova unità, potrebbe generare problemi politici irrisolvibili."
 
Magda Negri
Vice Presidente Vicaria PD Piemonte

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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