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Magda Negri

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Castagnetti: "I dem riflettano. Il taglio dei parlamentari è una sforbiciata a casaccio"

Tra le molte cose lette e scritte sul referendum, trovo questa intervista di Castagnetti la più sincera, la più riflessiva.
Parole di verità.
Castagnetti comprende le difficoltà di Zingaretti e crede che si debba fare di tutto perchè la legge elettorale concordata con i 5S sia votata almeno in un ramo del parlamento prima del referendum.
Castagnetti, come Prodi, non vogliono nè attaccare nè far cadere il governo Conte, ma non intendono dire che un asino è un cavallo purosangue nè vogliono mistificare la realtà dei fatti.
Se passerà il Sì senza la riforma costituzionale del bicameralismo differenziato, vince il populismo e la demagogia dei 5S.
E' una loro vittoria, non la nostra, non quella di un fronte riformatore.
Castagnetti va oltre, nella parte finale dell'intervista, e dice che bisognava considerare bene tutta questa materia un anno fa, quando si fece il patto di governo con i 5S.
Sottolineo la forza di questa intervista per due ordini di motivi:
- sembra di capire che le cose non stanno andando bene e che Di Maio continua a chiedere una cambiale in bianco: "Prima si voti il Sì e p oi si vedrà sulla legge elettorale". Personalmente sono contraria al ritorno al proporzionale, però riconosco che le condizioni aggiunte da Renzi (proporzionale, ma con la soglia del 5%, la sfiducia costruttiva e il bicameralismo differenziato) è una proposta seria e praticabile, ma ormai è tardi e siamo arrivati sotto il referendum più o meno come stiamo arrivando sotto l'apertura dell'anno scolastico. Piuttosto impreparati. Eccessivamente fiduciosi, senza aver ben considerato le parti in campo.
- il secondo ordine di motivi che rafforza il mio tranquillo No, è la sgangherata polemica, iniziata oggi dai ragazzi de Il Foglio sui cosiddetti "puristi del No" che attaccano il populismo e la demagogia dei 5S, perchè in fondo non sanno che pesci pigliare e che il riformismo è accontentarsi anche di riforme parziali, prendere quello che si può.
In compagnia di Prodi non mi sento troppo nemica di Conte e purista sulle riforme costituzionali.
Dico solo che mi sembra che nessuna riforma costituzionale ragionevole sarà possibile se avremo due camere mutilate a caso, ma rese ancora più identiche di quanto non lo siano ora, e quindi non avrà senso lavorare al bicameralismo differenziato.
Cambiale in bianco.
Non sappiamo quale sarà davvero la legge elettorale.
Non abbiamo idea di quali riforme costituzionali seguiranno la riforma del Sì.
Sarebbe troppo facile ricordare che i più vigorosi sostenitori del Sì, nelle dichiarazioni di voto del maggio 2019 giudicavano puro spot elettorale la riduzione del numero dei parlamentari e denunciavano la perdita radicale del rapporto diretto tra eletti ed elettori, dal momento che, cambiando i numeri parlamentari, si sarebbero gonfiati il numero dei collegi uninominali con varie centinaia di migliaia di elettori, rendendo nullo il senso del collegio.
Prevaleva allora - dicevamo - l'esigenza di uno spot immediato, oltre a una ideologia anti parlamentare, esattamente quello che è accaduto dopo la costituzione del governo: l'accettazione dell'ideologia anti parlamentare, lo spot immediato.
Sempre meglio dirsi le cose con verità.
 

Molte cose sono cambiate nella testa delle persone

Non è statistica.. solo un impressione.. ma l' altro ieri a Pinasca e ieri nel mio quartiere Nizza - Lingotto e nel quartiere Aurora..
fra Via Chiesa della Salute.. Via Coppino e la piazzetta della chiesa ho visto tantissime persone con la mascherina.
Mascherina per strada e non solo quando si entra in un negozio.
Avverto che c' è paura... una preoccupazione sottile ma costante che torna a serpeggiare nelle famiglie.
Il mio vicino, un vigoroso signore quasi ottantenne che passa la vita in bici ed è appassionato gioiosamente del ballo, mi ha detto sul portone di casa che non vuole morire quest anno.
"Morire?" dico io sorpresa e preoccupata.
"Qualcosa non va?"
"NO..non voglio morire di Covid."
Molte cose sono cambiate nella testa delle persone... e qualche volta vengono fuori .. trovando un pertugio dall 'ansia coltivata in solitudine.
 

Il sogno del superamento del razzismo

 

57°anniversario dell'assassinio di Martin Luter King.
Il suo pensiero anima ancora oggi le manifestazioni antirazziste negli Usa.
Mi sembra utile pubblicare il famoso discorso "I have a dream" e in parallelo le riflessioni di Mandela sull'equilibrio, pur precario, di coesistenza tra bianchi e neri in SudAfrica, come frutto della sua lotta.
Restano gli esempi più imporantanti di lotta al razzismo, mai definitivamente conclusa.
 
"I have a dream"
(di Martin Luter King)
 
28 agosto 1963
 
Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.
 
Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.
 
Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.
 
E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.
 
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.
 
Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.
 
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.
 
Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.
 
Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.
 
Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.
 
E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.
 
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.
 
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.
 
Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.
 
Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.
 
E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.
 
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
 
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
 
Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
 
Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.
 
Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.
 
Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.
 
Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.
 
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.
 
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.
 
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.
 
Ma non soltanto.
 
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.
 
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.
 
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.
 
E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".
 
 
e in seguito Nelson Mandela il 10 maggio 1994:
 
«Oggi, tutti noi, con la nostra presenza qui e con le celebrazioni in altre parti del nostro paese e del mondo, conferiamo gloria alla neonata speranza di libertà. Siamo appena usciti dall'esperienza di una catastrofe straordinaria dell'uomo sull'uomo durata troppo a lungo, oggi qui deve nascere una società a cui tutta l'umanità guarderà e questo ci renderà orgogliosi.
 
I nostri atti quotidiani devono produrre una realtà del Sud Africa capace di rafforzare la nostra umanità, la fede nella giustizia, di rafforzare la nostra fiducia nella nobiltà dell'animo umano e sostenere tutte le nostre speranze per una vita gloriosa per tutti.
Tutto questo lo dobbiamo a noi stessi ma anche per i popoli del mondo che sono così ben rappresentati qui oggi. Per i miei connazionali, non ho esitazione a dire che ognuno di noi è intimamente legato al suolo di questo bellissimo paese come lo sono gli alberi di jacaranda di Pretoria e le mimose del Bushveld.
Ogni volta che uno di noi tocca il suolo di questa terra sentiamo un senso di rinnovamento personale. L'umore cambia cambia una nazione come il clima cambia le stagioni.
 
Siamo mossi da un senso di gioia e di euforia quando l'erba diventa verde e il fiore fiorisce.
Tale unità spirituale e fisica che tutti noi condividiamo con questa patria comune, spiega la profondità del dolore che tutti noi abbiamo sentito nei nostri cuori quando ci siamo visti strappare il nostro paese a causa di un conflitto terribile, che, come abbiamo visto, ci ha causato diprezzo, messo fuori legge e isolato dai popoli del mondo, proprio perché il Sud Africa era diventata la base universale della perniciosa ideologia e la pratica del razzismo e di oppressione razziale.
 
Noi, il popolo del Sud Africa, oggi siamo soddisfatti che l'umanità ci ha riportato indietro, nel suo seno, che noi, che eranamo fuorilegge sino a non molto tempo fa, oggi abbiamo avuto il raro privilegio di essere ospiti per le nazioni del mondo qui sul nostro suolo.
Ringraziamo tutti i nostri illustri ospiti internazionali per essere venuti a prendere possesso, con la gente del nostro paese, di ciò che è, dopo tutto, una vittoria comune per la giustizia, la pace, la dignità umana.
Siamo certi che continuerete a stare da noi, come noi ad affrontare le sfide della costruzione della pace, prosperità, combattendo il sessismo, il razzismo e la non-democrazia.
 
Apprezziamo profondamente il ruolo che il nostro popolo e i politici democratici, religiosi, donne, giovani, imprese, capi tradizionali e tuttii hanno svolto perarrivare a questa conclusione. Non ultimo tra questi è il mio secondo vice Presidente, l'Onorevole FW de Klerk.
Vorremmo anche rendere omaggio alle nostre forze di sicurezza, iper il ruolo importante che hanno svolto nel garantire le nostre prime elezioni democratiche e la transizione verso la democrazia, mettendole al riparo da forze ancora assetate di sangue che ancora non si rassegnano.
Il tempo per la guarigione delle ferite è venuto. Il momento di colmare gli abissi che ci dividono è venuto. Il tempo di costruire è su di noi, è il nostro tempo, la nostra ora.
 
Abbiamo, finalmente, raggiunto la nostra emancipazione politica. Ci impegniamo a liberare tutto il nostro popolo dalla schiavitù continua della povertà, della privazione, della sofferenza, della discriminazione di genere e altro.
Siamo riusciti a compiere i nostri ultimi passi verso la libertà in condizioni di relativa pace. Ci impegniamo per la costruzione di una pace intera, giusta e duratura.
Abbiamo trionfato nel tentativo di impiantare dei semi di speranza nel cuore di milioni di nostri cittadini. Oggi entriamo nel patto che noi costruiremo una società in cui tutti i sudafricani, bianchi e neri, saranno in grado di camminare a testa alta, senza alcun timore nei loro cuori, certi del loro inalienabile diritto alla dignità umana - una nazione arcobaleno in pace con se stessa e il mondo.
Come segno del suo impegno per il rinnovamento del nostro paese, il nuovo governo provvisorio di unità nazionale saprà, in via d'urgenza, affrontare la questione della amnistia per la nostra gente che attualmente sta scontando pene detentive.
Dedichiamo questa giornata a tutti gli eroi e le eroine di questo paese, per aver sacrificato la loro vita in molti modi perchè potessimo tornare ad essere liberi, e al resto del mondo che ci ha accompagnato in questo cammino.
I loro sogni sono diventati realtà. La libertà è la loro ricompensa.
L'abbiamo capito ora che non vi è nessuna strada facile per la libertà
Lo sappiamo bene che nessuno di noi da solo può farcela e avere successo.
Dobbiamo quindi agire insieme come un popolo unito, per la riconciliazione nazionale, per la costruzione della nazione, per la nascita di un nuovo mondo.
Fa che ci sia giustizia per tutti.
Ci sia pace per tutti.
Che ci sia di lavoro, pane, acqua e sale per tutti.
Lasciate ogni sapere saputo e sappiate che ogni corpo, ogni mente e ogni anima sono stati liberati per soddisfare se stessi e per la felicità di ciascuno.
Mai, mai, mai e di nuovo sin questa bellissima terra conosceremo di nuovo l'esperienza dell'oppressione di uno sull'altro, mai più dovremo subire l'umiliazione di essere la puzzola del mondo.
Lasciate che il regno di libertà.
Il sole non sia mai fissato su un risultato così glorioso e umano!
Dio ci benedica e benedica la nostra terra."

La battaglia per la scuola in sicurezza è aperta

Come si fa a vincere la battaglia per la nuova scuola in sicurezza se gli ufficiali e i sottoufficiali vogliono disertare?
Che amarezza.. che delusione..
Sembra che la classe insegnante del paese si autoconsideri al 30% un lazzareto.
Ma a 55/60 anni tutti gli altri lavoratori vanno appunto a lavorare.
Non ho parole.
 

La convention di Trump..

Sto ascoltando in diretta Trump alla Convention repubblicana.
Consiglio a molti di farlo.
Scopro la purezza del linguaggio del populismo di destra internazionale.
Nell 'ordine dice: "Ho distrutto la politica tradizionale di Washington mettendo il popolo prima dei politici e io sono il presidente del popolo degli operai del made in Usa e non del made in Cina... dei poliziotti ,degli insegnanti che devono essere rispettati etc... Ho denunciato gli accordi commerciali con il Canada e il Messico.. specialmente ho fatto la più dura politica contro la Cina... Ho denunciato l'accordo di Parigi sul clima ... ingiusto verso l' America.."
E così, continuando... promette ricchezza e milioni di posti di lavoro... l' autosufficienza energetica, di bloccare l' immigrazione panamericana.
E infine legge ed ordine... pugno duro contro i disordini che hanno devastato le città a guida democratica... pugno duro contro il partito democratico... che si è messo al fianco degli anarchici, dei marxisti e dei pazzi come Sanders e la sinistra radicale, che vogliono il socialismo, l'aborto fino al none mese ( ? )..etc..
Un solo campione dei valori americani.
Trump è dall'altra parte.. un immenso e cupo nemico che vuole umiliare l' America e la sua storia.
Biden e il partito democratico radicalizzato.
Trump promette il dirittodi detenere armi e la ferrea difesa dei confini..
"Dio è con noi.. Che siamo il numero uno al mondo per la potenza manifatturiera e la difesa dei valori tradizionali. "
Nessun pensiero per le vittime dei conflitti razziali... scivola con difficoltà sulla gestione del Covid.
Però Trump conclude con parole - devo dire - di verità.
"Non c' è mai stata tanta differenza tra 2 partiti come in queste elezioni."
Celebra il mito delle origini della fondazione.
Carri... esploratori... contadini con la Bibbia in mano.
Buffalo Bill e la seconda guerra mondiale.
Ora gli Americani devono scegliere tra la proposta di Trump e l'Agenda socialista.
Ideologia pura.
Soldi e Ideologia.
Lirismo nella chiusura.
L'America sempre piu forte che mai.
Il mondo ai suoi piedi.
Questo ultimo commento lo aggiungo io.
 
P.s.: tutti i delegati di Trump nel giardino della Casa Bianca sembrano tutti ammassati e senza mascherine..
e poi parla di legge e ordine''
 

“Tagliare i parlamentari è un vaffa alla democrazia”

Pubblico per esteso questa bella intervista del Prof. Massimo Salvadori a Il Riformista di ieri, perchè va molto oltre le ragioni del No e del Si, e indaga le ragioni strutturali della fragilità del quadro politico italiano e quindi della sua automatica permeabilità ad ogni populismo e demagogia.
 
IL Riformista
 
“Tagliare i parlamentari è
 
un vaffa alla democrazia”,
 
l’accusa di Massimo Salvadori
 
Umberto De Giovannangeli — 22 Agosto 2020
 
La posta in gioco politica nel referendum sul taglio del numero
 
dei parlamentari, la crisi dei partiti e delle vecchie forme della
 
rappresentatività. Il Riformista ne parla con uno dei più autorevoli
 
storici e studiosi della sinistra italiani: Massimo L. Salvadori,
 
professore emerito all’Università di Torino. Tra le sue
 
innumerevoli pubblicazioni e saggi, ricordiamo i più recenti: Le
 
ingannevoli sirene. La sinistra tra populismi, sovranismi e partiti
 
liquidi (Donzelli, 2019); Storia d’Italia. Il cammino tormentato di una
 
nazione. 1861-2016 (Einaudi, 2018); Lettera a Matteo Renzi (Donzelli,
 
2017); Democrazia. Storia di un’idea tra mito e realtà (Donzelli,
 
2016). Democrazie senza democrazia (Laterza, 2011).
 
Professor Salvadori, a settembre, oltre che in 6 Regioni,
 
coronavirus permettendo, si vota anche per il referendum sul
 
taglio del numero dei parlamentari. Qual è in proposito la sua
 
opinione?
 
Il problema del taglio dei parlamentari è un problema reale, è un
 
problema credo anche sentito nel Paese. Non a caso era anche al
 
centro della riforma proposta dal governo Renzi, quando Renzi
 
avanzò la sua proposta di rammodernamento delle istituzioni
 
parlamentari. Il fatto è che se il problema del taglio dei
 
parlamentari, che effettivamente sono sovrabbondanti in Italia,
 
non è qualcosa di campato in aria o aria fritta, occorre però dire
 
che il modo in cui i sostenitori attuali del taglio dei parlamentari
 
affrontano la questione – per inciso, sarebbe stato meglio
 
puntare sull’abolizione del Senato anziché sul taglio dei
 
parlamentari alla Camera – è estremamente pasticciato, perché,
 
come è stato notato da molti, se si tagliano i parlamentari e
 
contemporaneamente non si procede a una revisione dei collegi,
 
il taglio dei parlamentari risulta un elemento che scombina in
 
realtà il rapporto fra elettori ed eletti. I fautori attuali di questa
 
riforma sono davvero dei grandissimi pasticcioni, questa è la
 
conclusione che a mio giudizio occorre sottolineare. Se si andrà a
 
votare, perché occorre fare i conti con il coronavirus tutt’altro
 
che debellato, mi sembra probabile che il taglio dei parlamentari
 
sarà votato dalla maggioranza degli elettori, con le conseguenze
 
che sono note a tutte, di fare un grandissimo pasticcio.
 
Esiste comunque, al di là del referendum e del suo esito, un
 
irrisolto problema della rappresentatività. La nostra
 
democrazia si è fondata sul sistema dei partiti, ma oggi cosa
 
resta di quel sistema?
 
Il sistema dei partiti è completamente scombinato, anzi più che
 
scombinato: la crisi dei partiti che rappresentarono l’ossatura
 
portante della prima Repubblica è iniziata già alla fine del secolo
 
scorso, e si è accentuata con l’avvento del berlusconismo, e si è
 
trascinata fino a oggi. Quella crisi è un altro problema, perché
 
anche qui continuiamo ad avvolgerci in un altro, enorme
 
pasticcio.
 
Vale a dire?
 
Attualmente, come la destra continua ad alta voce continua a
 
gridare, ci troviamo di fronte a un’alleanza di governo che ha
 
come unico, vero comun denominatore il desiderio di fare
 
barriera alla destra Salvini-Meloni, con l’appendice
 
berlusconiana. Ma questa alleanza di governo, 5 Stelle e Partito
 
democratico, è un’alleanza che, come stiamo vedendo in questi
 
giorni, è talmente debole, talmente fragile, talmente
 
contraddittoria che in vista delle prossime elezioni regionali,
 
5Stelle e Pd vanno ciascuno per conto proprio con il risultato di
 
favorire la destra. Questo rapporto complicato, contraddittorio,
 
traballante tra pentastellati e dem, non è il frutto di peccati
 
soggettivi dei 5Stelle da una parte e del Partito democratico
 
dall’altra, è il frutto di una disomogeneità organica fra queste due
 
forze, nonostante Zingaretti e chi con lui nel Pd voglia fare
 
intendere che in realtà c’è una possibilità di andare ad
 
un’alleanza che si prolunghi nel tempo e che dà una prospettiva
 
al futuro della nostra Repubblica. Ma questi nel migliore dei casi
 
sono pii desideri. Perché quell’alleanza, è un’alleanza che è
 
minata alla radice…”.
 
Da cosa è minata, professor Salvadori?
 
Da tante cose, e prima fra tutte, dall’incompatibilità di fondo fra i
 
due elettorati, fra le mentalità e le culture politiche di questi due
 
partiti, i quali si affannano a offrire una immagine che non
 
corrisponde alla realtà. Detto questo, poi, bisogna stare molto
 
attenti al fatto che l’attuale situazione parlamentare è minata
 
ormai da tempo – il che si riflette sulla solidità dell’alleanza tra
 
5Stelle e Pd – dal fatto che il Movimento 5 Stelle è
 
sovrarappresentato, in maniera drammatica, da un numero di
 
parlamentari che non corrisponde più al consenso elettorale. Un
 
partito che aveva superato il 30% e ha ottenuto di diventare di
 
gran lunga il primo partito in Parlamento, è un partito che oggi
 
continua a spadroneggiare senza avere ormai più alcuna
 
corrispondenza: lo sanno tutti che questo Parlamento è un
 
Parlamento non più rappresentativo, il che ovviamente offre un
 
argomento molto forte e mi permetto di aggiungere legittimo, alla
 
protesta della destra contro l’attuale situazione parlamentare che
 
si riflette poi nell’esecutivo. Abbiamo visto Conte sbracciarsi per
 
esortare in vista delle elezioni regionali i due partiti che formano
 
la maggioranza di governo, a stringere un’alleanza nelle Regioni,
 
ma il fatto è che nessuno gli bada. Crimi gli ha risposto
 
malamente, con il risultato, per usare una stupida espressione
 
ma ormai corrente, di creare una prateria per la destra nelle
 
prossime regionali. È inutile provare a chiudere gli occhi: avranno
 
un risultato che non potrà restare a livello regionale, ma che si
 
rifletterà inevitabilmente a livello parlamentare e di governo,
 
aprendo così una situazione estremamente delicata che non si
 
vede come possa avere una soluzione. Noi ci troviamo in una
 
crisi strutturale, organica, del sistema dei partiti, che in realtà poi
 
non sono più i partiti organizzati delle varie correnti popolari
 
coinvolte nelle strutture dei partiti. I partiti oggi sono delle
 
strutture in mano a piccoli gruppi oligarchici, e non c’è nessuno
 
che si sottragga a questo, i quali non possono che suscitare vento
 
a favore del populismo. Non posso sottrarmi ad una conclusione
 
di allarme: vedo una situazione sottoposta a un grande stress, e
 
non è un caso che chi è molto allarmato guardi all’ex presidente
 
della Banca centrale europea, Mario Draghi, come al salvatore
 
della patria. Ora, Draghi è un uomo di primissimo ordine, ma
 
certamente non possiede la bacchetta magica di fronte a una
 
situazione partitica come questa, per fare miracoli. Oltretutto,
 
abbiamo di fronte un altro elemento fortemente critico…
 
A cosa si riferisce?
 
All’elezione, l’anno prossimo, del presidente della Repubblica. Il
 
capo dello Stato, negli ultimi anni, a partire da Napolitano, era
 
stato un soggetto in grado nei momenti di maggiore pericolo e
 
crisi, di creare quelli che sono stati chiamati i “governi del
 
Presidente”. Ma adesso, punto di domanda, qual è la figura dotata
 
di un carisma paragonabile, qual è la figura che si va stagliando
 
nell’ambito della nostra classe dirigente che possa assumere
 
nelle proprie mani con un’autorevolezza non sfidabile, il
 
problema di costituire dei governi che stiano in piedi? Nessuno lo
 
vede. Forse uno potrebbe pensare, per ritornare a Draghi, che a
 
un certo punto ci si possa mettere nelle mani del presidente
 
Draghi, ma è pensabile che gli attuali partiti di destra e i grillini,
 
possano pensare a Draghi presidente? Lo potrebbe pensare il
 
Partito democratico, ma credo in solitudine. Può darsi che mi
 
sbagli, ma purtroppo non credo.
 
In ultimo, vorrei che tornassimo al tema iniziale della nostra
 
conversazione. In un’intervista a questo giornale, Mario
 
Tronti ha sostenuto che al fondo del referendum sul taglio dei
 
parlamentari, c’è l’irrisolto scontro tra politica e antipolitica.
 
È anche lei di questo avviso?
 
Non c’è dubbio che l’intento delle forze che mirano alla riduzione
 
dei parlamentari, ha un sottofondo, ed è un sottofondo che è
 
rappresentato sia dal populismo di Salvini e della Meloni da un
 
lato e dei grillini dall’altro, ostile ai meccanismi e ai valori della
 
democrazia liberale, non a caso i “salviniani” sono entusiasti e
 
partigiani delle politiche alla Orban, e i 5 Stelle hanno nel loro
 
dna, in quello che li ha prodotti e li ha portati sulla scena politica
 
e che ha consentito loro di coagulare un ampio consenso, sono
 
coloro che hanno levato il grido vaffa…, urlato dal loro capo,
 
Grillo. Certo che c’è un elemento di antipolitica. Ma non basta
 
dire di antipolitica, bisogna dare gli aggettivi. È un’antipolitica
 
rivolta non contro la politica di un certo tipo, ma alla politica di
 
un altro tipo, e cioè la politica che affonda le sue radici nei valori
 
e nei meccanismi tipici della democrazia liberale e parlamentare.
 
Non è un caso che l’antiparlamentarismo costituisca un
 
elemento di fondo che accomuna per un verso la destra e per
 
l’altro verso i grillini, anche se, i grillini, ma non solo, nelle loro
 
giravolte accentuate che hanno dimostrato di essere capaci di
 
fare, hanno imparato a servirsi brutalmente dei meccanismi
 
parlamentari rappresentativi per fare la loro antipolitica,
 
innalzando la bandiera, accomunandoli alla destra, sulla
 
riduzione dei parlamentari, senza preoccuparsi minimamente dei
 
risvolti che questo referendum unilaterale può determinare nel
 
rapporto tra eletti e corpo elettorale.
 
Unilaterale, perché?
 
Perché è un referendum che invita a tagliare i parlamentari senza
 
preoccuparsi delle conseguenze costituzionali di questo taglio.
 
Professor Salvadori, una definizione da “medico”. Il sistema
 
democratico italiano è un malato irreversibile o è ancora
 
curabile?
 
È un meccanismo profondamente malato. Se si possa salvare o
 
no, quel che si possa salvare o che non si possa salvare, è
 
affidato ad un futuro che sarà l’espressione di ciò che le forze
 
politiche italiane saranno capaci di fare, ma l’arte della
 
previsione è propria dei maghi ed io non mi soffermo su
 
quest’arte."
 

W la scuola italiana!

La rassegna stampa dell alba (verso le 4) ci assale con il solito profluvio di notizie... dalla Convention Repubblicana ai fondi Sure, ormai pronti per l'Italia.
Eppure io penso che la comunità nazionale dovrebbe stringersi con attenzione e affetto intorno al mondo della scuola che finalmente riapre.
Non è solo materia per amministratori e famiglie, è la grande questione nazionale di cui ha parlato con tanta autorevolezza Draghi.
A me sembra che il governo stia facendo il possibile.
Troppe critiche... troppi corporativismi.
I banchi giusti ci saranno... il responsabile sanitario per istituto anche.
Sono d'accordo che non si ricorra solo al precariato storico ma si indicano anche nuovi concorsi..
Insomma è una sfida enorme, che coinvolge le apprensioni delle famiglie... le nuove responsabilità degli insegnanti...
Diamo solidarietà a questo nuovo inizio della scuola italiana... agli scolari più grandicelli che forse entreranno già con la mascherina..
O siamo diventati tutti... così insensibili e incattiviti da usare anche la scuola, in questo momento rischioso, come carne da macello per contingenti polemiche politiche?
W la scuola italiana!
I nostri ragazzi il nostro più importante bene comune... il nostro futuro.
Coraggio!
 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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