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Magda Negri

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Ancora sulla riforma costituzionale ed elettorale

Nel dibattito parlamentare sull'iter della riforma costituzionale ed elettorale (iter troppo lungo e faticoso) sono state però molte le disponibilità verso il modello francese, sia del PDL che del centro-sinistra: Brunetta, i rappresentati socialisti, i rappresentanti delle autonomie, alcuni rappresentanti della Lega Nord, anche se si è calcato di più l'accento sulla forma di elezione del presidente dello stato piuttosto che sulla legge elettorale ad essa coerente.

È apparso chiaro che l'istinto primordiale del centro destra è di tenersi il porcellum così com'è oppure - vedi proposta di legge Meloni - di ripensarlo in senso puramento proporzionale facendo scattare il premio di maggioranza solo dopo la soglia impossibile del 40% e di aggiungervi le preferenze. Vedo un cammino difficilissimo e accidentato.

In questo senso considero l'apertura di Prodi, D'Alema, Veltroni ed altri alla completezza del modello francese - doppio turno di collegio ed elezione diretta del presidente - come il terreno solido e unitario su cui tentare di costruire qualcosa per salvare il bipolarismo.

Conosco Giacchetti. È stato l'animatore vero del referendum del 2011, incredibilmente dichiarato non accoglibile dalla Corte per ridarci il bipolarismo dei collegi. Non poteva fare altrimenti, non sarebbe stato nella sua natura. La mozione è stata forse intempestiva ma ha disvelato il cuore della questione: non si può procedere sulla carrozza della riforma istituzionale e costituzionale senza sapere di che razza sono i cavalli che la trainano (i cavalli sono la legge elettorale.) Era tuttavia inevitabile respingessero la mozione perché non concordato con la maggioranza di governo: il fatto che sia stata respinta - voglio prendere sul serio le parole del segretario Epifani - non deve essere una rinuncia al bipolarismo.

Considero importante che nella mozione di maggioranza fosse sparito il riferimento alla clausola di sicurezza minimalistica del porcellinum. Un passo avanti contro il piccolo inciucio che si poteva nascondere dietro questa clausola.

Franca Rame: una donna amica delle donne

Franca Rame: da ragazza, tra Novara e Milano, non ho perso uno degli spettacoli della coppia Fo-Rame che si tenevano nei teatri o nelle fabbriche occupate. Mitico e insuperabile il Mistero Buffo. A Torino con la mia amica Piera Egidi, giornalista di Nuova Società, anni dopo, mi ricordo che la incontrai nel suo camerino nella pausa di uno spettacolo sulla condizione femminile. Colpiva la sua bellezza così vistosa e la sua accattivante semplicità.

In Senato, nel 2006, ce la ritrovammo senatrice dell'IdV ed era la calamita che attirava giovani e meno giovani senatrici sia nelle occasioni ufficiali sia alla sera, quando ci si fermava a cena. Era diventata diafana, senza età, solo un po' curva e sempre straordinariamente bella. Ci criticava per la nostra sciatteria, perché non eravamo abbastanza curate o ben vestite.

Era davvero impolitica, insofferente dei ritmi parlamentari ma sempre si preparava gli interventi con molta accuratezza, scritti a lettere grandissime su grandi fogli. Quando si inaugurò la prima seduta del Senato nel 2006 Dario Fo era nel pubblico ad applaudirla ma lei parlava del suo carissimo amore con molta ironia e consapevolezza di come anche i più grandi affetti si possano deteriorare e non gli perdonò mai i tradimenti.

Femminista senza aggettivi, non ho mai conosciuto una donna tanto amica delle donne.

Libertà Eguale, libera associazione di pensiero

Sabato mattina: bella assemblea di Libertà Eguale. Abbiamo discusso del quadro politico e della necessità di non rinviare né annacquare il congresso per il bene stesso del governo.

Non rinunciamo all'idea che un PD rinnovato possa svolgere la funzione europea di asse alternativo al centro destra. Per questo bisogna ripensare politics e policies.

Decidiamo di appoggiare i comitati di Giovanni Guzzetta per la legge di iniziativa popolare a sostegno del semipresidenzialismo e del doppio turno di collegio. Sul sito scegliamocilarepubblica.it tutti i dettagli della legge. Proprio mentre siamo riuniti, leggiamo su Il Corriere la bella notizia del consenso di Epifani a questo modello.

Discutiamo anche della decisione dei partiti socialisti europei e non solo di superare l'organizzazione dell'Internazionaele Socialista nella più vasta Alleanza Progressista, come aveva già detto Bettino Craxi nel 1087.

Molti interventi anche riguardano la preoccupazione che il taglio dell'IMU e dell'IVA tolgano risorse al più urgente intervento sul costo del lavoro.

Presenti molti esponenti di Scelta Civica, della Fondazione Socialismo, di Mondo Operaio, oltre a tanti amici di vecchia data.

Molto interessante l'intevento del prof Giovanni Guzzzetta sul rischio che il governo Letta possa incubare una piccola coalizione neocentrista se non aiutato anche da un movimento di popolo ad affrontare la riforma istituzionale ed elettorale in senso semipresidenziale.

Libertà Eguale si colloca quindi a livello nazionale e locale non come correntina di partito ma come libera associazione di pensiero e azione per aiutare l'evoluzione del centrosinistra di governo.

Una nota sulle amministrative: è stato crollo della partecipazione. il mio amico Francesco Clementi sostiene in tv che la partecipazione dei cittadini può nascere solo da primarie non regolamentate ma aperte. Purtroppo a Roma il candidato sindaco del PD è stato scelto da primarie apertissime e non è servito a niente. I problemi sono più profondi.

PD verso il congresso

Riassumo la recente assemblea nazionale del PD in pochi punti:
  • Rimozione dell'analisi del risultato elettorale e dei suoi significati
  • Rassicurazione della comunità del gruppo che deve mondarsi delle degenerazioni correntizie
  • Patto di sindacato interno (Bersani - Franceschini - Letta) che controlla il partito, ha perso le elezioni, si è dislocato tutto al governo

Chi resta fuori? Dalemiani, bindiani, prodiani, riformisti e liberal di varie scuole e tendenze. Tutti guardano a Renzi come la calamita che attrarrà i voti, mentre si vota Epifani per un periodo di transizione.

Il futuro congresso del PD sarà un concilio serparato dalla società o sarà in grado di fare al paese una proposta di riforme e di guidarla?

La posta in gioco è tutta qui e non abbiamo il lusso di ritrarci o di disinteressarcene. La situazione economica resta più grave del previsto e la nostra contrattazione con l'Europa ha margini oggettivi. Spetta a noi affrontare i nostri nodi storici e il tempo è tiranno.

L'offensiva di Grillo contro i partiti riformisti è per lui questione di vita o di morte e non mollerà.

Berlusconi, se condannato anche in Cassazione all'interdizione dai pubblici uffici, dovrà subire il voto dell'assemblea del Senato.  All'attuale Senato c'è una potenziale maggioranza per condannare Berlusconi: qualcuno che che starà lì a subire la sua morte politica e non provocherà le elezioni anticipate?

È giusto che la magistratura faccia tutto il suo corso, è giusto che il PD si prepari - con una certa freddezza - agli imprevedibili eventi che sono dietro l'angolo.

Troppa grazia Enrico Letta, troppa grazia…

Saluto anche io la nascita del governo Letta come elemento di stabilità e di innovazione.

Però ci sono alcune cose che non quadrano: dopo il fallimento del "governo di combattimento" di Bersani, per il quale non c'erano i numeri né alla Camera né al Senato (e neppure le condizioni politiche necessarie), dopo l'impazzimento dei voti su Marini e Prodi, avevamo, con l'aiuto del Presidente della Repubblica, due alternative:
  • Governo di scopo con Giuliano Amato, con ministri tecnici e sostegno parlamentare di PD, PDL e Lista Civica, finalizzato a poche riforme per tornare a votare entro pochi mesi.

  • Governo politico di larga coalizione retto da un esponente PD (abbiamo scelto questo anche per vecchia idiosincrasia antisocialista) sempre finalizzato al voto a breve termine dopo incisive riforme.

Ieri Enrico Letta ci ha proposto uno strano governo di organica unità nazionale, non limitato nel tempo, che sembra proporsi come governo di legislatura, che mette insieme tutto il programma del PD con quello del PDL senza gerarchie e che prevedere una spesa aggiuntiva di più di 20 mdl di euro.

Per le riforme elettorali e costituzionali bastano i disegni di legge già depositati e non serve un'ulteriore convenzione per le riforme.

Se si allunga il brodo e si pasticcia con le riforme il governo organico di larga coalizione - non discusso come ha fatto l'SPD nel 2005 negli organismi dirigenti e nei gruppi parlamentari - rischia di favorire Berlusconi e di mettere in seria difficoltà il PD.

Chiedevamo semipresidenzialismo e doppio turno. Bersani ci ignorò

Ripubblico un documento su semipresidenzialismo e doppio turno che come gruppo di parlamentari proponemmo a Bersani nel settembre 2012.

Non ci fu data nessuna risposta e non fu aperta nessuna discussione nel partito: era evidente che facevamo i furbi e tiravamo a campare per non cambiare la legge elettorale.

 
Lettera aperta al segretario del Pd Pier Luigi Bersani da parte del gruppo di promotori dell'Agenda Monti all'interno del partito

Obiettivo: chiedere una riforma del governo in senso semipresidenziale, con doppio turno per l'elezione del Parlamento e un nuovo Senato con funzione di Camera delle Autonomie a ormai evidente paralisi del negoziato in corso da molti mesi sulla auspicata riforma della legge elettorale ripropone lo scenario inaccettabile di un Parlamento inconcludente e incapace di produrre una qualsiasi concreta iniziativa riformatrice. 

Se per un verso in questi mesi ha sorretto il governo e, pur fra incertezze e difficoltà, ha prodotto riforme e prospettato soluzioni che hanno aiutato l'Italia a non perdere il suo ruolo di grande Paese fondatore dell'Unione Europea, per l'altro il Parlamento, pur svolgendo l'essenziale e decisivo compito di sostegno all'azione dell'esecutivo, non ha colto finora nessuno degli obiettivi di riforma istituzionale ed elettorale che si era autonomamente assegnato all'atto di nascita del governo Monti. 

Ora, a pochissimo dalla conclusione della legislatura, siamo giunti a un bivio: è meglio rassegnarsi all'impotenza_ riformatrice dell'attuale Parlamento e affidare l'elezione del nuovo Parlamento alla vecchia legge elettorale, o promuovere un ulteriore tentativo per produrre il cambiamento che tutti a parole considerano necessario? Si può propendere per la seconda soluzione a condizione che si tenga realisticamente conto delle posizioni in campo e di quanto si è prodotto finora nel voto di prima lettura,sal Senato, sulla riforma istituzionale. E all'esame della Camera la riforma della Costituzione, approvata dal Senato, che introduce l'elezione diretta del presidente della Repubblica e prevede, con soluzioni incerte e contraddittorie, un nuovo senato «federale».

Leggi tutto sul sito del PD...

 

Le mie quirinarie

Le mie quirinarie: Emma Bonino e Giuliano Amato. Entrambi di alto profilo internazionale e entrambi adatti al dialogo col centrodestra.

Non capisco perché i Renziani abbiano fatto questa conversione su Romano Prodi. Forse sono solo illazioni giornalistiche, forse per accelerare le elezioni. Vedremo.

Come ho già detto in direzione regionale, sperando di non essere profetica, il clima nel PD si sta involgarendo, inacidendo, con personalizzazioni penose e indegne. Nessuno degli attuali soggetti in campo rivela di avere il profilo per esprimere una leadership adeguata alla crisi presente.

Molto interessante anche se parziale, solo concentrato sui problemi del partito il documento di Barca Un Partito nuovo per un buon governo. Ne consiglio la lettura.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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