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Magda Negri

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Grande vittoria di Renzi

Grande vittoria di Renzi: ha le mani totalmente libere, pero che le usi bene.

Però… Per la prima volta dal 2007 (a parte le primarie di investimento di Prodi) il voto degli iscritti è quasi travolto dal voto degli elettori. Una contraddizione mai verificatasi e che avrà conseguenze.

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Aspettiamo ad esultare

Nella sua parte finale, il comunicato della Corte Costituzionale sul Porcellum dice che nelle prossime settimane ,con la pubblicazione della sentenza, scatteranno gli effetti giuridici della medesima. Si aggiunge inoltre che "il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali": cosa vuol dire?

Una cosa mai accaduta negli ultimi decenni: la sentenza è auto-applicativa e quindi una nuova legge elettorale totalmente proporzionale con preferenze è già viva, operante.

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Direzione Regionale PD del 2 dicembre

Linea faticosa che non condivido integralmente per errori di alcuni nostri amici e compagni in cerca di visibilità (o forse davvero convinti).

Siamo riusciti a spostare l’attenzione della responsabilità e dalle immoralità di Cota e della sua sgangherata maggioranza alla presente responsabilità dei Consiglieri PD che, secondo Repubblica, sarebbero i responsabili, se non si dimettessero, della permanenza di questa maggioranza. Pazzesco! Ieri il caporedattore di Repubblica ci i intimava di dimetterci subito senza pensare al bilancio, al cambio della legge elettorale, alla gestione dei fondi europei.

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Risultati

Mi aspettavo il 2% in più per Cuperlo a discapito di Renzi. Mi aspettavo un miglior risultato in Piemonte per Civati. 

Sbaglia la stampa a dire che è stato sconfitto l'apparato ex-comunista. Formidabile errore ottico: da dieci anni l'apparato non esiste più e sono stati gli ex segretari regionali e di federazione, i sindaci, i consiglieri regionali, i parlamentari, tutti eletti che un anno fa avevano votato Bersani a spostare il voto su Renzi. Non è apparato, sono gli eletti del PD.

Cuperlo è una nobilissima figura ma assolutamente identitaria, non allargava il consenso e non l'ha voluto fare in tutta la campagna elettorale. Cuperlo ha voluto rappresentare quello che è stato il centro berlingueriano del PCI, cultura importante nel PD attuale ma che naturalmente ne può rappresentare solo una parte.

L'evoluzione del quadro politico metterà a prova le nostre capacità di coesione interna, di unità di governo dei processi. Per ora, dato anche il crollo di partecipazione democratica che il voto in Basilicata segnala, non solo molto ottimista.

Si apre la seconda fase del congresso

Si apre adesso la seconda fase del Congresso: tra sabato e domenica tutti gli iscritti sono andati a votare per i quattro candidati segretari e tre di essi saranno poi offerti al voto delle primarie l'8 dicembre. 

Dai primi congressi di Torino scopro che stiamo andando in pochi: solo il 25-30% di quelli che sono andati a scegliere Corgiat, Morri, Altamura ecc. ritornano ora a votare per Renzi, Civati, Pittella, Cuperlo. 

Gli iscritti si sentono mobilitati solo per i candidati provinciali. Molti pensano che sia già già stato deciso tutto. Clamorosa auto-espropriazione di ruolo, nonostante tutto il nostro parlare di partito solido.

Gli iscritti non sono numeri

Facciamo il punto: sembra che nella Commissione per il Congresso solo Morassuth e Gualtieri si opposero a tenere il tesseramento aperto fino all'ultimo minuto. Tutti gli altri (renziani, bersaniani, bindiani, varia umanità) lo considerarono una opportunità utile alla causa. 

Quale causa? Ognuno aveva la sua, come si evince dai fatti di questi giorni. Anch'io, votando quel regolamento, ho peccato di ottimismo movimentista. 

Ora, risolte le situazioni più intollerabili, bisogna voltar pagina. Abbiamo il dovere di sapere qual è l'effettiva base associativa del PD. Ho la sensazione che siano rimasti i quadri dirigenti ma non più la base associativa di quelli che "fecero l'impresa" dell'Ulivo e fondarono il PD nel 2007.

Gli iscritti non sono numeri. Bisogna esaminare i flussi di entrata e di uscita, consolidare una base di partecipanti e di militanti (sia pure nelle forme più nuove e aperte), sapere chi siamo e cosa vogliamo. Non bastano gli iscritti "di scopo" di un giorno per votare, quasi fossimo un'associazione temporanea d'impresa. 

Recuperareincluderevalorizzarerispettare i vecchi e i nuovi iscritti, guardare a chi ci ha lasciato e a chi non è venuto in questa tornata, aspettando l'8 dicembre come un appuntamento mobilitante e in qualche modo sostanziale. 

Dovevamo collegare temporalmente e politicamente - per dare spessore strategico - i congressi provinciali e regionali a quello nazionale. Ma, giù giù per li rami dei livelli territoriali, le cose non sarebbero cambiate molto.

Cercare la radice del problema per risolverlo.

L'Italia dei democratici a Milano

Bellissima iniziativa lunedì pomeriggio alla Fondazione Feltrinelli di Milano organizzata da Libertà Eguale Lombardia. Per presentare la seconda edizione del libro di Tonini e di Morando L’Italia dei Democratici edita da Marsilio erano presenti Veltroni, Salvati, Morando, Tonini e Mario Monti.
 
Veltroni ha particolarmente, e quasi con angoscia, approfondito il problema della crisi democratica europea e americana, intrecciata alla specifica crisi istituzionale che distingue l’Italia da altri paesi nella società globale. Il fatto che l’America si sia trovata ad un passo dal crollo per la resistenza repubblicana alla riforma sanitaria è questione mai accaduta nella storia americana.  Nella Repubblica Ceca in pochi mesi è nato un partito populista similberlusconiano, in Francia il partito di M. Le Pen supera il Partito Socialista e l’UMP.
 
Secondo Monti solo l’abilità di Angela Merkel è riuscita a tenere fuori dal Bundestag l’ADF che sarebbe stato una bomba ad orologeria antieuropea e populista con effetti metastatici.
Il populismo, secondo molti dei relatori di ieri, può dare fra pochi mesi alle europee il colpo di coda a un riformismo che fatica in tutta Europa, e a una democrazia che non riesce ad essere decidente. Mi è piaciuta la riflessione di Veltroni che guardava a Putin come modello di democrazia semplificata cui guarderebbe gran parte dei paesi dell’est appena entrati nell’Unione Europea.
 
Veltroni ci ha fatto una rivelazione: ha detto che nel 2007 in sede di discussione dello Statuto solo lui e la Bindi erano contrari all’elezione diretta del segretario del PD candidato premier perché temevano che 3 milioni di voti per il futuro segretario del PD avrebbero accelerato la fine del governo Prodi. Stupore e silenzio in sala, brusii. Chiara l’analogia.  
 
Monti ha fortemente difeso l’esperienza del suo Governo nell’interesse delle future generazioni. L’abbiamo tutti applaudito quando ha ricordato che senza la presentazione di Lista Civica ora Berlusconi avrebbe la maggioranza alla Camera e sarebbe oggi presidente della Repubblica. Ha elegantemente polemizzato con Morando perché quest’ultimo sostiene che l’esperienza di Scelta Civica deve confluire nel PD in uno schema bipolare, mentre Monti difende, insieme ad Ichino, l’utilità di un nucleo di resistenza liberale riformista per qualificare i programmi di ogni coalizione.
 
Morando ha ricordato infine che in Italia, come si evince nella nota di aggiornamento della Finanziaria, abbiamo raggiunto il pareggio strutturale di bilancio, essendo il debito ormai sotto controllo. Abbiamo quindi le mani libere per utilizzare le risorse disponibili per l’alleggerimento fiscale alle imprese e ai lavoratori per riavviare lo sviluppo.
 
Un consiglio per il Governo Letta: Tonini ha voluto vedere una continuità forte tra il discorso del Lingotto del 2007, la prima fase del Governo Monti e il tentativo di Renzi. Opinioni diversificate su quest’ultimo punto. Speriamo che questa sia la traiettoria, ma personalmente vedo una agenda Renzi molto lontana dall’agenda Monti. Ci sarà tempo per affrontare con passione riformista una situazione che cinque anni di crisi hanno profondamente mutato.
 
Sono molto contenta perché si è riannodato un libero dialogo fra importanti protagonisti del Partito Democratico e del centro sinistra italiano. Anche a Milano ci sono stati tanti problemi sui congressi di Circolo ma davvero, se si torna a parlare di politica, diventa materia minore.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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