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Magda Negri

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Così i dalemiani per Renzi sono diventati dalemiani per Minniti

Solo ieri Il Foglio ci deliziava con un simpatico articolo di David Allegranti, teso a dimostrare come la maggior parte degli ex dalemiani del Pci - Pds - Ds si riunivano intorno alla candidatura di Minniti in forza di una vocazione al leaderismo e di una subalterneità al leaderismo medesimo, che aveva sempre caratterizzato la radice togliattiana del Pci.
Può essere.
A sole 48 ore di distanza sembra ora che la candidatura Minniti traballi per l'incertezza del candidato segretario.
Sarò franca e realista: io credo che Minniti stia esitando perchè vede che molti quadri e molti militanti si stanno spostando verso i due blocchi Martina - Ricchetti e Zingaretti.
Marco Minniti - se ne ricordo bene - è un classico quadro del centro del Pci.
Se corre, corre per vincere, con adeguate tutele o con una valutazione delle forze in campo, che gli sia non sfavorevole a priori.
Non è un kamikaze migliorista o ingraiano che si spende per battaglie anche di minoranza, ma sulle quali valga la pena investire.
Forse l'area renziana è incerta sulla sua candidatura.
Forse lo stesso Renzi non ha intenzione di spendersi e guarda altrove.
Deciderà Minniti, e avrà comunque il mio rispetto.
Ma bisogna sempre ben valutare le caratteristiche psicologiche e caratteriali dei principali compagni di viaggio.
E forse un uomo cresciuto nelle tattiche più raffinate come Marco Minniti poteva accorgersene a tempo debito.

https://www.ilfoglio.it/politica/2018/12/04/news/cosi-i-dalemiani-per-renzi-sono-diventati-dalemiani-per-minniti-227559/ 

LE DUE PARTI IN COMMEDIA DI RENZI

Questo post di Macaluso esprime una preoccupazione che è anche la mia: due giorni fa "Lo Spiffero" - luogo per eccellenza del pettegolezzo politico torinese - pubblicava nomi di parlamentari e dirigenti politici piemontesi che sarebbero pronti a costruire un nuovo soggetto politico.
Io li conosco bene e non ci credo affatto.
Però mi aspettavo da loro - vergognosamente accusati - una smentita e una risposta incazzata.
Non c'è stato niente, forse per non alimentare una inutile polemica, ma nell'assemblea di domenica mattina, nel mio circolo, alla 9 di Via Taggia, ho visto nei partecipanti preoccupazione, silenzi, interrogativi.
Per questo Macaluso ha ragione.
 

LE DUE PARTI IN COMMEDIA DI RENZI

Nel Pd si sta recitando una commedia pirandelliana. Il primo attore è Matteo Renzi, il quale fa due parti: accusa il Pd di non essere aggressivo nei confronti di Salvini e Cinque Stelle interpretando la parte di una sinistra dura e pura e, contemporaneamente, lavora per costruire un suo movimento centrista che dialoga anche con esponenti di Forza Italia in difficoltà nel limbo berlusconiano e affatto lieti di mettersi al servizio di Salvini.

Un gruppetto di renziani come Scalfarotto, Gozi, Faraone, lavorano con Renzi per costruire i cosiddetti “comitati civici” e anche loro dialogano con notabili berlusconiani. Altri renziani partecipano alle primarie e sono presenti nei raggruppamenti che si costituiscono attorno ai candidati Martina e Minniti. Su Il Giornale ho letto che il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci, avrebbe detto: “Noi renziani potremmo continuare a presiedere il Pd anche dopo le primarie mentre Renzi potrebbe correre inventandosi un’altra cosa”. Insomma, Renzi è riuscito a paralizzare il Pd e gioca a farlo perdere per dimostrare che senza la sua guida è un partito appunto perdente. Ma gli altri esponenti del partito tacciono.

Vorrei chiedere a Maurizio Martina: perché quando era segretario in carica e Renzi decise di lavorare per costruire un suo movimento non ha alzato la voce per dire che iniziative del genere o appartengono al partito oppure non sono consentite a nessuno? Renzi, come altri, ha diritto a fare una sua corrente nel partito, non a costruirne un altro. Certo ciò vale di più se il Pd assomigliasse davvero ad un partito. Ma siccome Renzi riteneva che il Pd fosse un aggregato politico elettorale (e non è altro che questo) per sostenere la sua leadership, quando questa “cosa” non è più sicura, fa quel che sta facendo. Mentre, lo ripeto, gli altri stanno in silenzio.

Tutti notano che la politica italiana finalmente è in movimento. Nel Paese cresce un’opposizione senza una guida politica, il governo non è più saldo come prima e nel M5S si è aperta una fessura che può preludere ad una lotta politica. Cioè, in discussione c’è la prospettiva del domani. Ma la sinistra non è in campo. Il Pd, come detto, è paralizzato, le altre piccole formazioni di sinistra sono sempre più frazionate e quindi ininfluenti. Sino a quando?

(1 dicembre 2018)

Il bipolarismo secondo Orsina

Non è una profezia ma un'analisi credibile e strutturata.
A mio parere, il problema del Pd non è trovare un leader retoricamente carismatico e pragmatisticamente concreto, come dice Orsina, o per lo meno non è il principale problema.
Il principale problema resta la proposta programmatica, la capacità di rappresentanza, la tessitura valoriale.

Difendere lo status quo porta verso il declino

Mi sembra di non avere ancora Facebook disponibile per cui dipendo sempre dalla carità altrui per scrivere qualcosa.
Mi auguro davvero che la collera che incendia le strade di Francia trovi un modo per essere razionalizzata e contrattualizzata.
Il politologo Orsina, domenica 25 novembre su Il Messaggero, e ancora oggi un'altro studioso francese, sempre su Il Messaggero, osservano che anche la Francia, e nello specifico Macron, stanno entrando nella media delle democrazie europee.
L'Italia ha anticipato, la Francia segue sulla via dello stesso male, vale a dire il modo irrazionale con cui sembrano funzionare le democrazie contemporanee.
Cittadini pronti a cambiare umore con impressionante rapidità.
Governanti che con uguale rapidità passano dal successo alla sconfitta, con l'unico obiettivo di inseguire quotidianamente il consenso degli elettori.
Se si resiste alla piazza si sprofonda negli indici di popolarità ed è impossibile fondare strategie di lungo respiro.
Macron sta tentando riforme, tutte discutibili certo, ma il suo paese è lacerato da una profonda inquietudine, con fratture territoriali e sociali sempre più acute.
La struttura sociale, industriale e il ruolo geo politico della Francia è molto diverso dal nostro, ma certo la frattura elitè - popolo, presunta o reale, la perdita di sussidi, garanzie, diritti e servizi concessi alle diverse categorie, e ora messi in discussione, aprono una questione sociale difficilissima da governare.
Secondo alcuni il M5S è stato una specie di sfogo a buon mercato di pulsioni antagonistiche che potevano esplodere in dimensione francese.
Può darsi.
Ma sia in Francia che in Italia difendere lo status quo in un continente sfidato dalla globalizzazione dai nuovi giganti politici, accompagna verso il declino.
Mi auguro che Macron riesca a tenere il suo ruolo europeo e a interloquire positivamente con l'ala propositiva e politica del movimento.
Il resto è sfascio.
 

Più Piemonte in Europa, Più Europa in Piemonte

Il 2019 sarà un anno politico intenso. Dovremo infatti eleggere il nuovo presidente del Piemonte e rinnovare la composizione del Parlamento Europeo. Queste sono le sfide, complesse, che +Europa dovrà affrontare nei prossimi mesi.

Iniziamo allora a discuterne con Benedetto Della Vedova (coordinatore nazionale +Europa) e Silvja Manzi (tesoriera di +Europa e Segretaria di Radicali Italiani), per capire quali siano le strategie da intraprendere.

L'appuntamento è per venerdì 30 novembre alle 17 presso l'NH Hotel di Piazza Carlina a Torino.

Ti aspettiamo: ogni contributo è essenziale per costruire insieme un progetto di Piemonte e di Europa credibile nel quale riconoscersi!

I candidati per il Congresso Regionale del Piemonte

Alla fine di un complesso iter di autocandidature, candidature di gruppo, ipotesi di candidature, candidature ritirate ecc, programmi pubblicati sui social, semilavorati programmatici elaborati tra gruppi di militanti o di amici....ecco alla fine i 3 candidati rimasti in campo per il Congresso Regionale del Piemonte, che avrà un percorso un pò particolare: nessun voto nei circoli ma voto di iscritti e popolo, alle primarie del 16 dicembre, dalle h 8 alle h 20 nei seggi allestiti in varie parti della città.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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