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Magda Negri

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Renzi fermo alla rottamazione

Ho assistito ieri sera alla partecipazione di Renzi alla trasmissione Porta a Porta: molto preparato, ha tenuto il punto sulle questioni di politica economica:

  • difesa della legge Fornero
  • critica al centro sinistra che nel 2008 abbattè lo scalone di Maroni
  • riforma della formazione professionale
  • riforma della cassa integrazione in deroga
  • tassa di solidarietà sulle pensioni alte 

Molto male invece, a mio parere, sulla gestione del partito. Sembra non avere altre idee che non la rottamazione permanente - ha fatto di meglio Trotzkij - e la chiamata alla leva dei sindaci. Quello dei sindaci non può essere un modello di governo adatto a reggere e governare uno stato.

Banale poi la critica ai funzionari romani che non realizzano: la politica è innanzi tutto pensiero e strategia.

Nessun riferimento alle potenzialità non realizzate dello Statuto del PD. Consiglio agli amici e compagni interessati alla riforma del partito di leggere il bel libro di Aldo Schiavone Non ti delego.

Insomma: non basta alzare le ghigliottine, non spaventano più nessuno. 

Consideriamoci già in un altro tempo

Sono momenti che richiedono serenità e raziocinio: la vicenda di Berlusconi è segnata, dobbiamo pensare come se fossimo già in un altro tempo.

La Festa Democratica a Torino procede bene, molta attenzione ai dibattiti. Renzi dovrebbe cambiare passo e produrre al più presto un programma di radicale riformismo e candidarsi, abbandonando la stucchevoli retorica della rottamazione, degli amministratori di condominio che perdono sempre…

Anche Napoleone conobbe la sua Waterloo. Cuperlo che ci parla di "missione storica" dovrebbe scendere dalla filosofia politica all'impegnativo terreno del programma e della proposta, senza alibi.

E se D'Alema dovesse andare in minoranza non ci sarebbe niente di grave, per la grande tradizione che impersona.

Consideriamoci già in un altro tempo e cerchiamo una nuova collocazione, con spirito liberale e di ricerca. 

Basta politica "pop", speriamo in un vero congresso

Dopo la pausa estiva, riprendo l'aggiornamento del mio blog con questa speranza: che l'aria cambi e incominci un congresso degno di questo nome e non un referendum o un sondaggio permanente Renzi sì Renzi no.

Di politica "pop" abbiamo piene le tasche e specialmente le ha il paese. Renzi scriveva ieri sul Corriere della Sera che lui è l'unico dirigente del PD a non avere rapporti col passato. Spiacente: anche lui è un "ex". Fu segretario provinciale del Partito Popolare Italiano e dirigente nazionale della Margherita, quota Rutelli. Per fortuna di tutti il passato resta, si sedimenta ma non deve essere rinnegato. 

Capisco la delusione di Bersani per la transumanza dei franceschiniani verso Renzi. Bersani ha messo al Governo tutta la sua ex maggioranza (giovani turchi, Letta, Franceschini…) e ora lo abbandonano. In politica non esiste la categoria della gratitudine e un vecchio comunista come Bersani non avrebbe dovuto dimenticarlo mai.

Verso quale congresso?

Le difficoltà politiche si riverberano anche sulle lettere di convocazione: la Direzione Nazionale è convocata venerdì 26 luglio ore 14 con l'ordine del giorno: "Situazione politica: il PD e il governo nazionale verso quale congresso".

Come "quale congresso"? Mettiamo ancora in dubbio la data e i modi stabiliti dallo statuto? Vogliamo convocare la Direzione Nazionale sul nulla, sottraendole poteri e rendendola solo un luogo d generica discussione?

Gianni Pittella minaccia di occupare la sede di Via delle Fratte, un po' per ridere un po' sul serio, però l'apatia dei dirigenti e anche di tanta parte dei militanti verso questo appuntamento esistenziale per un partito normale, che abbia la dignità di essere "partito", è davvero preoccupante.

Consiglio per l'estate: leggete con attenzione ogni giorno l'Unità ed Europa, perché si sta svolgendo un serio dibattito politico culturale sui nodi del congresso ed oltre che purtroppo non sta trovando eco e sistemazione teorica in nessuna sede formale. Sarebbe utile sintetizzare tutto questo un una sorta di "Forum delle Idee" che aiuterebbe il percorso congressuale.

Il perimetro di fuoco

È quello che circonda, con fiamme molto vive, il governo Letta.
Il discorso Napolitano alla cerimonia del Ventaglio, con la precisione millimetrica di aggettivi e sostantivi, rimanda alle ragioni del drammatico periodo tra gennaio e marzo che ne motivarono la nascita. La crisi finanziaria e la recessione, la drammaticità delle incognite non consentono nessun adattamento. Occorrerà riflettere molto bene sullo scenario descritto da Napolitano, che  rimanda a 18 mesi per le riforme istituzionali ed elettorali e per la soluzione dei nodi indicati dalla Banca d'Italia.
Sotto lo scudo stellare il PDL si accuccia in cerca di convenienze e il PD si lacera.

Dopo di me il diluvio, dice Alfano.
Puoi dimetterti e aiutare il governo, gli suggerisce Scalfari.
Non si sarebbe dovuta collegare la vicenda Alfano alla crisi di governo, dicono tutti i commentatori politici.
Ci vuole un tagliando di merito e di metodo, dice Epifani.
Giù le mani da questi ministri, dice Franceschini, che sembra il sindacalista di questo governo.

Si corre il rischio di dividersi tra governisti e antigovernisti, a perscindere.

Il PD dovrebbe attrezzarsi, come proposta di governo e assetto di leadership, in un congresso che non può essere così vergognosamente eluso e rimandato.

Aspettiamo la sentenza del 30 e vediamo gli orientamenti dei gruppi parlamentari e della direzione a fine settimana.

Ma intanto il perimetro brucia e non è detto che il fuoco non possa propagarsi all'interno.

Epifani a Torino: tesi sbagliate

Epifani ha sostenuto con tono civile e dialogico, venerdì alla GAM di Torino, tesi sostanzialmente sbaglite:

  • Il risultato deludente del 25 febbraio è in gran parte dovuto al nostro appoggio, troppo generoso, a Monti.

  • La crisi economica nel 2013 ha ancora caratteri di imprevista crudezza tanto che, anche se ci fosse un Governo diverso, dovrebbe fare sostanzialmente le stesse cose dell'attuale.

  • Il Congresso si farà nell'assurdo modo che Letta, Franceschini, D'Alema e Fioroni stanno preparando: gli iscritti non discuteranno in una prima fase le mozioni congressuali per selezionare i candidati alle primarie aperte ma eleggeranno sulla base di un ipotetico documento unitario Reichlin-Castagnetti nel modo più tradizionale gli organismi di circolo e di Federazione.

Nella confusione attuale sembra di capire che con primarie aperte tutti eleggeranno in una sola battuta il segretario nazionale. Buio pesto sui congressi regionali.

Le correnti sono un male generato da organismi dirigenti vasti e pletorici. Ma va? Positivo l'appello alla riforma elettorale e istituzionale, che ristabiliranno il bipolarismo.

Si preparano tempi eccezionali

Se fossi Berlusconi a questo punto non saprei davvero cosa fare.

Non tanto e non solo per la pesantezza della sentenza Ruby, che per altro è al primo grado di giudizio (chi ha detto che le sentenze non possono essere valutate e giudicate) quanto per il fatto che tra quattro o cinque mesi la cassazione quasi certamente confermerà gli anni di pena e di interdizione dai pubblici uffici per il processo Mediatrade.

Non orge private, ma fatti pesanti di truffe e evasioni fiscali. Su Berlusconi incombe l'ombra di Craxi. O si autoesilia o si fa processare con le conseguenze inevitabili (la giunta per l'autorizzazione a procedere del Senato sarà costretta a ratificare le decisioni della Cassazione e lui decadrà immediatamente da senatore) oppure determina un crack istituzionale imponendo le dimissioni di tutti i senatori e deputati del PDL e procura - da vittima e martire - elezioni anticipate.

Situazione difficilissima per il Governo, che fa fatica a realizzare quello che Ricolfi in un recente articolo su La Stampa chiamava il minimo comune multiplo, cioè le cose utili e difficili da fare che una grande coalizione può fare e un singolo partito no.

Mi sembra che si stiano preparando tempi eccezionali, al di là del congresso del PD che continua a languire.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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