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Magda Negri

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Troppa grazia Enrico Letta, troppa grazia…

Saluto anche io la nascita del governo Letta come elemento di stabilità e di innovazione.

Però ci sono alcune cose che non quadrano: dopo il fallimento del "governo di combattimento" di Bersani, per il quale non c'erano i numeri né alla Camera né al Senato (e neppure le condizioni politiche necessarie), dopo l'impazzimento dei voti su Marini e Prodi, avevamo, con l'aiuto del Presidente della Repubblica, due alternative:
  • Governo di scopo con Giuliano Amato, con ministri tecnici e sostegno parlamentare di PD, PDL e Lista Civica, finalizzato a poche riforme per tornare a votare entro pochi mesi.

  • Governo politico di larga coalizione retto da un esponente PD (abbiamo scelto questo anche per vecchia idiosincrasia antisocialista) sempre finalizzato al voto a breve termine dopo incisive riforme.

Ieri Enrico Letta ci ha proposto uno strano governo di organica unità nazionale, non limitato nel tempo, che sembra proporsi come governo di legislatura, che mette insieme tutto il programma del PD con quello del PDL senza gerarchie e che prevedere una spesa aggiuntiva di più di 20 mdl di euro.

Per le riforme elettorali e costituzionali bastano i disegni di legge già depositati e non serve un'ulteriore convenzione per le riforme.

Se si allunga il brodo e si pasticcia con le riforme il governo organico di larga coalizione - non discusso come ha fatto l'SPD nel 2005 negli organismi dirigenti e nei gruppi parlamentari - rischia di favorire Berlusconi e di mettere in seria difficoltà il PD.

Chiedevamo semipresidenzialismo e doppio turno. Bersani ci ignorò

Ripubblico un documento su semipresidenzialismo e doppio turno che come gruppo di parlamentari proponemmo a Bersani nel settembre 2012.

Non ci fu data nessuna risposta e non fu aperta nessuna discussione nel partito: era evidente che facevamo i furbi e tiravamo a campare per non cambiare la legge elettorale.

 
Lettera aperta al segretario del Pd Pier Luigi Bersani da parte del gruppo di promotori dell'Agenda Monti all'interno del partito

Obiettivo: chiedere una riforma del governo in senso semipresidenziale, con doppio turno per l'elezione del Parlamento e un nuovo Senato con funzione di Camera delle Autonomie a ormai evidente paralisi del negoziato in corso da molti mesi sulla auspicata riforma della legge elettorale ripropone lo scenario inaccettabile di un Parlamento inconcludente e incapace di produrre una qualsiasi concreta iniziativa riformatrice. 

Se per un verso in questi mesi ha sorretto il governo e, pur fra incertezze e difficoltà, ha prodotto riforme e prospettato soluzioni che hanno aiutato l'Italia a non perdere il suo ruolo di grande Paese fondatore dell'Unione Europea, per l'altro il Parlamento, pur svolgendo l'essenziale e decisivo compito di sostegno all'azione dell'esecutivo, non ha colto finora nessuno degli obiettivi di riforma istituzionale ed elettorale che si era autonomamente assegnato all'atto di nascita del governo Monti. 

Ora, a pochissimo dalla conclusione della legislatura, siamo giunti a un bivio: è meglio rassegnarsi all'impotenza_ riformatrice dell'attuale Parlamento e affidare l'elezione del nuovo Parlamento alla vecchia legge elettorale, o promuovere un ulteriore tentativo per produrre il cambiamento che tutti a parole considerano necessario? Si può propendere per la seconda soluzione a condizione che si tenga realisticamente conto delle posizioni in campo e di quanto si è prodotto finora nel voto di prima lettura,sal Senato, sulla riforma istituzionale. E all'esame della Camera la riforma della Costituzione, approvata dal Senato, che introduce l'elezione diretta del presidente della Repubblica e prevede, con soluzioni incerte e contraddittorie, un nuovo senato «federale».

Leggi tutto sul sito del PD...

 

Le mie quirinarie

Le mie quirinarie: Emma Bonino e Giuliano Amato. Entrambi di alto profilo internazionale e entrambi adatti al dialogo col centrodestra.

Non capisco perché i Renziani abbiano fatto questa conversione su Romano Prodi. Forse sono solo illazioni giornalistiche, forse per accelerare le elezioni. Vedremo.

Come ho già detto in direzione regionale, sperando di non essere profetica, il clima nel PD si sta involgarendo, inacidendo, con personalizzazioni penose e indegne. Nessuno degli attuali soggetti in campo rivela di avere il profilo per esprimere una leadership adeguata alla crisi presente.

Molto interessante anche se parziale, solo concentrato sui problemi del partito il documento di Barca Un Partito nuovo per un buon governo. Ne consiglio la lettura.

Renzi: Confesso di non capire

Confesso di non capire: solo una settimana fa Matteo Renzi con un'intervista sul Corriere della Sera ha giustamente sferzato l'attendismo di Bersani che si era autoumiliato in diretta streaming con i 5 Stelle e aveva sollecitato un accordo per uscire dal pantano.

Ottima iniziativa. Anche il Presidente Napolitano, ricordando Gerardo Chiaromonte, aveva sollecitato qualcosa di simile. Bersani, tetragono, sembrava ribadire hic manebimus optime.

Dopo l'incontro Berlusconi-Bersani forse qualcosa, in modo infinitesimale, incomincia a muoversi.

Oggi Matteo Renzi con un'importante intervista sul Messaggero squalifica ogni accordo e chiede le elezioni subito con il porcellum. Per lui la riforma della legge elettorane non è un problema. Confesso di non capire.

Primarie a Roma e la bella vittoria di Marino

Roma: primarie apertissime. Per votare questa volta era sufficiente andare al seggio col documento d'identità. Non era necessario aver partecipato a nessuna primaria precedente

Netta la vittoria di Marino, sostenuto - a quanto dicono - da Zingaretti e Miccoli: una bella vittoria.

A Roma si teme un ballottaggio tra Marino e il Movimento 5 Stelle e si teme che in tal caso il centro destra faccia blocco sull'esponente grillino.

Speriamo quindi in una vittoria al primo turno. La campagna elettorale darà decisiva.

Caro Bersani, è il momentro di discutere di tutto

Il vero banco di prova sarà l'elezione del Presidente della Repubblica

Caro Bersani,
no, non è in questione la tua persona e la tua funzione che dici di voler mettere a disposizione per sbloccare l’attuale stallo istituzionale. Forse - più duramente - è in questione la tua, la nostra politica. L’ordine temporale e sostanziale dei fatti - complici la travagliata pausa pasquale e la nascita della commissione dei saggi - si è dunque invertito. Prima sui voti il presidente della Repubblica, che durerà sette anni; poi si riavvii l’iter degli incarichi di governo che, così pare dalla tua conferenza stampa, proseguirà sui noti binari.

Come un treno che si è fermato alla stazione per un po’, poi è arrivato il segnale verde ed è ripartito. Ripartito verso dove? Verso un incarico ad un esponente del Pd (hai ragione, i nostri voti non valgono meno) e verso un governo di minoranza, che sopravviverà a singhiozzo, forse non riuscirà nemmeno a cambiare la legge elettorale e declinerà inesorabilmente verso elezioni anticipate. Il Pd può avere ambizioni più grandi, di più lunga durata. Il vero banco di prova sarà l’elezione del Presidente. Colpevolmente sette anni fa il centrodestra che ora lo esalta negò la sua fiducia a Giorgio Napolitano, la cui prassi di terzietà e di rigore rimano oggi il piedistallo su cui costruire ogni futuro.

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Una direzione inutile che poteva essere dannosa

Singolare convocazione della direzione generale: inutile, ma poteva essere addirittura dannosa. Inutile, perché Bersani non aveva ancora iniziato il giro delle forze politiche; dannosa se avesse detto che questa legislatura poteva comprendere solo il governo Bersani di cambiamento o le elezioni, indebolendo ogni futura mossa del presidente della Repubblica.

Per fortuna così non è stato, Letta ha escluso le elezioni, ha escluso il modello Grecia. C'è un'evidente paura del risultato, perché a legge elettorale invariata si riprodurrebbe solo ingovernabilità. Però anche Enrico Letta ha dribblato circa il merito dei vincoli proposti dal Presidente: i numeri del governo devono essere certi, non sperati né affidati ad imboscate parlamentari. Quindi ci si affida con una rimozione comprensibile di questo serio problema alle possibilità politiche del "secondo cerchio", quello delle comuni riforme elettorali e istituzionali.

Ho apprezzato il mutamento di toni ma la sostanza rimane invariata: siamo di fronte a una gestione un po' disperata e ondivaga del dopo voto. Va bene tutto e il contrario di tutto, la rincorsa ai grillini, l'anatema contro il PDL (Berlusconi da arrestare, impresentabile…) poi la ricerca di un terreno di intesa sulla riforma della Costituzione che richiede il massimo riconoscimento reciproco.

La nebbia resta fitta sul sentiero e nel backstage della direzione, tutti cominciano a commentare le possibilità del "piano B" del governo del presidente e si chiedono con chi e con quale forza nel PD si opporrà a questa soluzione fino a prevedere le elezioni a giugno.

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Venerdì 26 febbraio 2016
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Presiede: Magda Negri

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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