header

Magda Negri

header

Caro Bersani, è il momentro di discutere di tutto

Il vero banco di prova sarà l'elezione del Presidente della Repubblica

Caro Bersani,
no, non è in questione la tua persona e la tua funzione che dici di voler mettere a disposizione per sbloccare l’attuale stallo istituzionale. Forse - più duramente - è in questione la tua, la nostra politica. L’ordine temporale e sostanziale dei fatti - complici la travagliata pausa pasquale e la nascita della commissione dei saggi - si è dunque invertito. Prima sui voti il presidente della Repubblica, che durerà sette anni; poi si riavvii l’iter degli incarichi di governo che, così pare dalla tua conferenza stampa, proseguirà sui noti binari.

Come un treno che si è fermato alla stazione per un po’, poi è arrivato il segnale verde ed è ripartito. Ripartito verso dove? Verso un incarico ad un esponente del Pd (hai ragione, i nostri voti non valgono meno) e verso un governo di minoranza, che sopravviverà a singhiozzo, forse non riuscirà nemmeno a cambiare la legge elettorale e declinerà inesorabilmente verso elezioni anticipate. Il Pd può avere ambizioni più grandi, di più lunga durata. Il vero banco di prova sarà l’elezione del Presidente. Colpevolmente sette anni fa il centrodestra che ora lo esalta negò la sua fiducia a Giorgio Napolitano, la cui prassi di terzietà e di rigore rimano oggi il piedistallo su cui costruire ogni futuro.

Leggi tutto...

Una direzione inutile che poteva essere dannosa

Singolare convocazione della direzione generale: inutile, ma poteva essere addirittura dannosa. Inutile, perché Bersani non aveva ancora iniziato il giro delle forze politiche; dannosa se avesse detto che questa legislatura poteva comprendere solo il governo Bersani di cambiamento o le elezioni, indebolendo ogni futura mossa del presidente della Repubblica.

Per fortuna così non è stato, Letta ha escluso le elezioni, ha escluso il modello Grecia. C'è un'evidente paura del risultato, perché a legge elettorale invariata si riprodurrebbe solo ingovernabilità. Però anche Enrico Letta ha dribblato circa il merito dei vincoli proposti dal Presidente: i numeri del governo devono essere certi, non sperati né affidati ad imboscate parlamentari. Quindi ci si affida con una rimozione comprensibile di questo serio problema alle possibilità politiche del "secondo cerchio", quello delle comuni riforme elettorali e istituzionali.

Ho apprezzato il mutamento di toni ma la sostanza rimane invariata: siamo di fronte a una gestione un po' disperata e ondivaga del dopo voto. Va bene tutto e il contrario di tutto, la rincorsa ai grillini, l'anatema contro il PDL (Berlusconi da arrestare, impresentabile…) poi la ricerca di un terreno di intesa sulla riforma della Costituzione che richiede il massimo riconoscimento reciproco.

La nebbia resta fitta sul sentiero e nel backstage della direzione, tutti cominciano a commentare le possibilità del "piano B" del governo del presidente e si chiedono con chi e con quale forza nel PD si opporrà a questa soluzione fino a prevedere le elezioni a giugno.

Missione impossibile: il PD mai così cieco davanti alla realtà

Direzione regionale PD: sconcerta - nonostante la bella relazione del Segretario - la evidente e ricercata sottovalutazione del crack politico e della sconfitta del PD.

Anche i dati del Piemonte vengono sommariamente commentati. Apparentemente, la linea di ultramaggioranza è così sintetizzabile: "Mai con Berlusconi" (giusto), "Incarico a Bersani che cerca e trova i voti" o "precipitiamoci alle urne".

Gli interventi esplicitamente contrari a questa linea sono quelli di Silvana Sanlorenzo, Gigi Brossa, Magda Negri, Gariglio, Lepri e più sfumatamente di Giusi La Ganga.

Non ho mai visto il PD (nè il Pci-Pds-Ds) così tetragonamente cieco di fronte alla realtà, lontano dalle speranze di governabilità e da una logica di assunzione responsabile dei problemi.

Nel mio intervento ho insistito sulla conclusione inequivocabile dell'assemblea dei parlamentari grillini, sul fatto che l'eventuale incarico a Bersani nascerebbe morto. Davanti a me vedevo sguardi niente affatto empatici, anzi quasi ostili.

Alla mia domanda retorica: "Ma credete davvero che il Paese, a urne ormai chiuse, si aspetti dal PD l'ultimatum o Bersani o elezioni?..." la prima fila di nuovi eletti e di storici dirigenti, testardamente, faceva sì con la testa.

Si avvicina l'ipotesi di un governo tecnico, che mi auguro di durata breve, che faccia almeno la legge elettorale, ipotesi che il PD si appresta a subire come un affronto, uno scippo.

È ora di un Congresso vero, dopo la generosa ginnastica delle Primarie.

I riformisti non si alleino con i populisti

Grillo ha scritto sul suo blog che quelli del PD hanno la faccia come il culo e che Bersani sta cercando di comprare con metodi puttaneschi i suoi parlamentari. Bersani, e molti amici e compagni con lui, continua a ritenere che sia possibile ottenere in Senato la fiducia da Grillo per varare un governo di riforme.

È ora di risvegliarsi e riconoscere che la realtà è totalmente diversa da quella che avevamo accarezzato fino al 25 febbraio.
Anche senza gli insulti intollerabili per ogni persona e per la dignità del partito dovrebbe valere la regola aurea che i riformisti non si alleano mai con i populisti, e non importa il numero dei voti.

Mi sembra che Grillo abbia dato un buon suggerimento: continui un governo tecnico, il parlamento trovi libere convergenze sui grandi temi delle riforme. Un lavoro libero e serio che non potrà certo durare pochi mesi.

Politiche 2013: alcune considerazioni "a caldo"

Gli eletti grillini sono come i Visitors: dietro l'aspetto gentile e pragmatico c'è la sostanza di una proposta politica schiettamente populista ed economicamente regressiva. Nessun accordo di scopo, nessuno scouting può nascondere questa banale verità.

Mi sembra possibile solo un governo tecnico di scopo per cambiare la legge elettorale, affrontare i più vistosi aspetti ancora aperti dei costi della politica (rimborso ai partiti, province) e tornare non troppo tardi al voto.

Il PD, che ha quasi perso delle elezioni che non si potevano perdere, deve fare una verifica, possibilmente non fratricida, di programmi e di leader.

Considerazioni prima del voto

In una crisi così grave l'Italia si meritava un'altra campagna elettorale. Invece, complice il forte uso del mezzo televisivo, abbiamo assistito ad un crescendo di slogan e di promesse fino all'incredibile elargizione "regale" di Berlusconi, che pagherà lui l'IMU a tutti. 

Valuteremo il fenomeno Grillo;  sconcertante la giornalista de L'Unità che ad Omnibus si è dichiarata contenta della folta presenza grillina nel consiglio regionale siciliano, sdoganando di fatto il voto ad un populista torvo ed antidemocratico.
Quanti giornalisti saranno scacciati dai palchi?

Il mio ultimo impegno in campagna elettorale è stato un incontro con l'associazione GLBT. Discussione molto matura, tutti ormai vogliono il matrimonio paritario e non si accontentano di compromessi. L'Europa d'altra parte si sta orientando in tal senso. Per arrivare a qualche risultato bisognerà sottrarre i temi etici ai programmi di governo e giocare su alleanze trasversali. 

 

Aspettando le elezioni

Ultimi impegni pre elettorali: il 12 febbraio ho assistito ad un importante convegno sul futuro dell'industria aerospaziale in Italia nelle sue implicazioni civili e militari. Incombe il fantasma dell'arresto di Orsi ma si decide opportunamente di non parlarne. Mi ricordo quando in Commissione Difesa c'era ancora Guarguaglini e in sua presenza (stavamo facendo un'audizione su Finmeccanica) sollevai il problema delle numerose inchieste (Selex Galileo, ad esempio) in cui la nostra più prestigiosa azienda a maggioranza pubblica era coinvolta e chiesi conto della qualità del suo management. L'allora presidente Cantoni (un ex socialista craxiano ed economista di vaglia purtroppo deceduto qualche mese fa) praticamente mi assalì dicendomi di occuparmi dei problemi di Massimo D'Alema. Litigammo un pò. Ebbi il sostegno solo del generale Del Vecchio e, ex post, del vicecapogruppo Zanda.

13 febbraio: ultima riunione della Commissione Difesa, credo. Di tutto il nostro lavoro nel programma del Pd non è rimasto niente. Ci sono solo poche righe per chiedere di ridiscutere il progetto degli F35 perché, vi si scrive, prima di tutto viene il lavoro. Ipocrisia strumentale e intollerabile, per gli F35 stanno già lavorando 250 piccole e medie imprese italiane. Sono molto delusa e decisamente arrabbiata perché non si cita neppure l'importante lavoro fatto dal Gruppo Pd alla Difesa per la legge delega di ristrutturazione profonda delle forze armate italiane, verso un modello di esercito professionale, proiettabile nei vari teatri, integrato a livello europeo. Cosa vuol dire questo? Che il PD al Governo ritornerà agli organici ipergonfiati dai marescialli cinquantenni e sessantenni inabili all'esercizio militare? Brutta reticenza, brutto segno.

Cerca nel sito


Podcast

Appuntamenti

Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

Leggi tutto...

Videoblog



Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

Ultime da Facebook

Il mio partito

Partito Democratico