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Magda Negri

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Buone primarie… E ora concediamoci un po' di politica!

Cari amici e compagni,

Voi tutti che avete avuto la pazienza di seguire le mie elucubrazioni su questo sito: prendiamoci una pausa e concediamoci cinque minuti di alta politica.

Mentre noi tutti candidati ci affanniamo a presentarci con le proposte future e il lavoro svolto, il quadro politico è in rapida evoluzione: la destra populista di Berlusconi che si alleerà certamente con Lega, Storace ecc. è in relativo recupero. Non una valanga, ma un processo molto rapido. Allo stato attuale è molto incerta la vittoria al Senato, che dipende tutta da Lombardia, Veneto e Sicilia. Fra due mesi non sarà garantita una piena governabilità, anche se il PD avrà un ottimo risultato.

Non sono certa che nasceranno le liste Monti ma sono sicura che se si creerà in qualche modo un centro innovatore che farà riferimento a lui. L'agenda Monti sarà lo spartiacque per la politica e per i programmi. Si potrà convergere od opporsi, confrontarsi o evitarla, comunque non la si potrà ignorare.

Tenacemente abbiamo voluto rilanciare questa riflessione sul Corriere della Sera di oggi noi, un gruppo di parlamentari che abbiamo vissuto giorno per giorno, sostenendo il governo Monti, quanto è difficile consolidare un percorso riformista, contro le lobbies, contro il peso del passato.

Riguardo le primarie l'ordine del giorno è questo: non illudiamoci.
Buone primarie… E incominciamo a parlare di politica!

Lettera Corriere della Sera

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Orgogliosa di partecipare, ecco mio impegno in Senato

Sono orgogliosa di partecipare alle prime elezioni Primarie per la selezione dei Parlamentari ed è un fatto politicamente significativo che il Partito Democratico sia stato il primo a promuoverle nel nostro Paese.

Come sempre accade quando si sperimenta qualcosa di nuovo, lo strumento appare imperfetto: le primarie, generalmente usate in competizioni tra due candidati alla stessa carica monocratica, si sono trasformate nella più tradizionale e italica prassi basata sull'uso delle preferenze. Il tutto in poco tempo e sotto l'albero di Natale.

Come dicono i saggi, peró, "Meglio che niente!". Abbiamo voluto la bicicletta e pedaliamo. Io, almeno, pedalo, giudicando negativamente la scelta della Direzione Nazionale Pd di riservare 120 seggi in Parlamento ad una schiera di ottimati, che attendono comodamente seduti a bordo campo che la partita tra noi giocatori si chiuda.

Mi ricandido perché sono profondamente convinta che l'Italia abbia bisogno di un ciclo di Governo riformista
, lungo almeno due legislature, per risolvere problemi strutturali ormai incancreniti. Il Governo Monti ha tracciato uno spartiacque e ha segnato un cambio di passo. Le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro del Ministro Fornero possono certo essere migliorate, ma da queste non si torna indietro. Le politiche del rigore finanziario e del contenimento della spesa dovranno tradursi in vantaggi per il mondo del lavoro, dell'innovazione e della ricerca.

Il PD è chiamato a una grande sfida. La fine di Berlusconi lascia dietro di sé un campo di macerie popolato da soggetti politici populisti, che rischiano di spingere il Paese verso il baratro del passato e della crisi. Sembra di capire che intorno a Monti si coagulerà un centro innovatore sui temi economici, competitor del PD in campagna elettorale, non oppositore, mi auguro, dopo il voto.

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Viotti, un'occasione mancata

Mi ero battuta per abbassare il numero delle firme delle nuove candidature in sede regionale.
Senza essere supportati da una forte base territoriale o da uno specifico gruppo di potere sarebbe stato difficilissimo raccogliere le firme necessarie, in così pochi giorni, soprattutto per i giovani.

Alla luce di queste considerazioni, mi spiace molto per la mancata candidatura di Daniele Viotti. Con molta convinzione avevo firmato per la sua candidatura. La presenza personale fisica degli omosessuali militanti - e non solo quella delle loro battaglie che hanno fatto crescere la cultura dei diritti civili - avrebbe avuto una specifica importanza.

Lotteremo con loro e per loro, ma la presenza diretta avrebbe avuto un altro significato.

In attesa della decisione di Monti

Sbaglia D'Alema a porre la questione morale di una eventuale candidatura di Monti a capo di un pull di liste. Più cauto e politico Bersani ma comunque - visto che continua ad usare come ventriloquo stefano Fassina (non credo possa parlare contro il volere del segretario) - non riesce a celare lo stupore e il fastidio per il nuovo fronte competitivo che si apre.

Il memorandum che Monti proporrà a tutte le forze politiche si propone come un "memento" che vale per tutti e per un non breve periodo di tempo.

Finora Berlusconi, dopo aver gigioneggiato e farseggiato con la candidatura Monti gli ha opposto l'insultante "diventerai un piccolo politico" e ha risposto con la ridicola proposta dell'abolizione dell'IMU. Populismo sfrontato ma profondamente incarnato. La faccia peggiore della destra Italiana.

Io preferirei un'alleanza preventiva con Monti, che comunque sarà l'alleato obbligato del dopo elezioni.

L'erba voglio

L'erba voglio non cresce solo nel giardino del re… Ma anche in quello spazio grigio e confortante che si chiama "deroghe del PD".

Il nostro è uno statuto assurdo: prevedere che la deroga sia una richiesta individuale (come si trattasse di bambini capricciosi) e non vagliata seriamente dagli organismi dirigenti.
Il Segretario non si assume nessuna specifica responsabilità. Chi vuole resta, se c'è posto, chi non vuole se ne va.

Accade così il paradosso che per senso di responsabilità non ci siano più Veltroni, D'Alema, Morando, Livia Turco, Anna Serafini, Cabras e tanti altri che sono stati e sarebbero ancora colonne dell'attività legislativa e simboli politici, mentre altri restano.

A parte Bindi e Finocchiaro, secondo me, molti di questi nomi potevano essere discussi e a molti di quelli che se ne sono andati il Segretario avrebbe dovuto  chiedere di restare.

Per questo ho votato contro.
Sono una di quelli che non hanno accettato il gioco dell'erba voglio.

Berlusconi pirandelliano e fantasie in casa nostra

Fuoco di tutti contro la discesa in campo di Berlusconi. Se lo merita. Il PDL ha scelto l'attacco sbracato, vile, populistico al portato del governo Monti.



Se ieri potevo fare questo commento sul gran ritorno populista contro l'anno del governo tecnico e contro Monti in particolare, oggi et volilà con un'acrobatica piroetta Berlusconi cambia registro e dice che non si candiderà se Monti deciderà di guidare insieme il PDL, i neomoderati e la Lega. Bum, uno nessuno centomila. Berlusconi sempre più pirandelliano gioca ad occupare comunque la scena.
Facciamo bene noi ad ignorarlo e a proporre riforme vere. Il cuore di questa campagna elettorale sarà lo scontro tra populismo e riformismo.
Occorrerà guadagnare una chiarezza cartesiana per separare analisi, diagnosi, proposte.

La direzione PD che si terrà lunedì e martedì si preannuncia complicata. La fantasia al potere crea anche a casa nostra qualche singolare effetto. In molti paesi del mondo il segretario del maggior partito candidato a premier si fa ulteriormente legittimare con elezioni primarie. Questo l'abbiamo fatto anche noi con l'elezione di Prodi, Veltroni, Bersani. Anche se in modi confusi, volevamo tendere a questo risultato: far eleggere ai cittadini il candidato premier di coalizione o di partito.

In nessun paese del mondo invece il gruppo parlamentare viene scelto in 48 ore, con fantastiche primarie sotto capodanno e con un meccanismo simile alle preferenze. Proprio in nessun paese del mondo, qualunque sia il suo sistema politico istituzionale.
Capiamo tutti i vantaggi e i rischi: forse ci sarà una quota interessante di rinnovamento, ma c'è il rischio di non commisurare la funzione parlamentare al difficilissimo momento di transizione e forse di governo che ci aspetta. Non si può attraversare un ponte sopra un fiume gonfio ed impetuoso con la serena leggerezza del "chi capita capita".

Primarie, tra riferimenti internazionali e provincialismo

Secondo quasi tutti gli istituti di ricerca, su Bersani si sono riversati circa la metà dei voti dei tre candidati esclusi e addirittura una quota di elettori anziani non coinvolti dalle polemiche sulle regole dell'ultima settimana.

Ichino ed io avevamo perfettamente previsto il risultato finale 60 - 40.
Bisognerà vedere ora se questo 60 e questo 40 riusciranno ad integrarsi ed allargarle la platea del PD o se vivranno come opzioni politiche non compatibili.
Il tempo davanti è poco e si vedrà presto.

Resta una considerazione: noi siamo tragicamente provinciali e ci rifacciamo ai modelli stranieri, ma sempre con il freno tirato e, per così dire, con riserve mentali non esplicitate. Vogliamo fare i  francesi ma non apriamo il secondo turno ai cittadini elettori così come ha fatto Hollande.
Vogliamo fare gli americani ma la sola idea del ticket Bersani - Renzi (analogo a quello Obama - Hillary Clinton) ci lascia sbigottiti e dubbiosi.

Le primarie all'interno del medesimo campo politico, fatte per individuare la premiership che servirà per competere con il campo politico avversario, impongono, il giorno dopo, coesistenza e cooperazione anche dialettica fra i principali contendenti.
In Italia invece prevale o la fazione, o la scissione, o il compromesso spartitorio.
Qualcosa non funziona, ma i giorni prossimi ci chiariranno le idee.

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Venerdì 26 febbraio 2016
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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