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Magda Negri

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Articolo 18

Concordo molto con l’intervista del Ministro Poletti di oggi su La Stampa. Sia il Governo che il variegato fronte dell’opposizione sono riusciti a fare un incendio sull’articolo 18 che è stato già profondamente modificato dal precedente Ministro Fornero, che viene riconfermato nella impossibilità di licenziare per discriminazione e che tutto sommato si concentra sulla modifica ulteriore del licenziamento individuale economico, non su quello per motivi disciplinari.

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Direzione PD e Jobs Act

Il documento della Direzione sul Jobs Act che ha avuto grande maggioranza è un documento chiaro e impegnativo, che specifica l’ambito del possibile reintegro (nei casi di discriminazione e nei casi disciplinari) e affida al risarcimento monetario la soluzione dei casi di licenziamento individuale per motivi economici.

Ognuno può sottolineare un aspetto o un altro ma secondo me l’aspetto principale, molto impegnativo e di grande difficoltà di realizzazione, è la costruzione e il finanziamento del welfare alternativo, di tutte le misure di accompagnamento attivo al lavoro dell’Agenzia Nazionale dell’Impiego, ecc.

I dati dell’Istat e la relazione del ministro Padoan sono carichi di amarezze e di negatività. Le proposte (di origine Fiom e Cgil) di mettere a volontà il TFR in busta paga hanno il tono dell’ultima spiaggia, di una ricerca disperata di liquidità. Ci giocheremo credo tutto nella prossima legge finanziaria.

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Attività d'autunno

L’attività d’autunno è ripresa con molta durezza anche se spero non nel modo "violento" che Renzi descrive. La Festa provinciale di Torino ha avuto un buon esito anche se dovremo pensare a format più accattivanti per coinvolgere il pubblico giovane. I segni che vengono dall'Europa sono contraddittori: da una parte grande liquidità della BCE alle banche nazionali ed elementi di mutualizzazione dei debiti che "comunitarizzano" il rischio. Dall'altra il dato fortemente negativo della Germania che ha anticipato il pareggio di bilancio e non intende in nessun modo avviare una politica interna espansiva. Si rischia in Europa un inedito conflitto nord-sud.

In Italia il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro assume di fatto la stessa valenza che ebbe nel 1984 la scala mobile e nel 2011 la Riforma Fornero sulle Pensioni. Dovremo decidere tutto entro l’8 ottobre, data del vertice Europeo, e trovare persuasive soluzioni tra flessibilità in uscita, tutele universalistiche e riforma della selva contrattuale esistente. Tutti oggi fanno riferimento al piano Harts del 2003, che cambiò il mondo del lavoro il Germania ma ognuno di quel piano prende il pezzo preferito.

Considero del tutto legittima la battaglia che la variegata minoranza del PD vuol fare sull’articolo 18 ma mi auguro che il senso politico di questa iniziativa possa abbracciare tutto l’ordine dei problemi aperti e, sono sicura, si troverà una soluzione che non ci costringerà ad accettare il voto di Forza Italia come determinante.

Resta il problema politico e non solo parlamentare di come il PD può diventare un soggetto politico autonomo, in grado di reggere, su più fronti, battaglie riformiste di lunga durata e non si avvoltoli in scaramucce e rancori d’apparato.

Abbiamo un problema di reattività politica, organizzativa, culturale, che la battaglia di questi giorni nella sua asprezza rende del tutto evidente.

 

Sull'accordo Renzi-Berlusconi e la riforma elettorale

Personalmente non penso che l’accordo Renzi-Berlusconi, che è la vera maggioranza che sta sostenendo questa legislatura, sia da biasimare come fa grande parte della sinistra intellettuale e politica di questo paese.

Anche lo stesso Veltroni nel famoso discorso del Lingotto - e anche dopo la sconfitta del 2008 - auspicava un reciproco riconoscimento per dare compimento finalmente alla riforma costituzionale e istituzionale in Italia. La posta in gioco è e rimane un bipolarismo di tipo europeo che consenta l’alternanza di programmi e classi dirigenti. Il “se” quindi non è in discussione.

Neppure il “quando” è in discussione. Il quando è ora, lo era già dal 2011 in poi con il governo Monti, con il governo Letta, con la drammatica reinvestitura di Giorgio Napolitano.

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No al voto anticipato

La differenza tra populisti e riformisti sta sostanzialmente nel fatto che i secondi subordinano tattica e strategia al raggiungimento delle riforme necessarie e proclamate, i primi alternano vorticose avanzate e confuse ritirate, agitando per lo più lo spettro del nemico interno, l’Eden del “programma massimo” e l’insidia dei sabotatori. Ci sono molti populisti nel inner circle renziano, gente che non vuol fare fatica. Spero che Renzi in questo momento mantenga forza politica e fermezza di giuduzio.

È lecito mediare sull’Italicum e richiamare le minoranze al Senato all’obbligo morale di concentrare gli emendamenti sui punti più alternativi e incisivi.

A modo suo Berlusconi, pur con le condizioni messegli da Alfano, sta costruendo la coalizione del centro-destra che ci sfiderà a tempo debito.
Il processo riformatore sta quindi procedendo.

La gelata del Pil, la grandezza del debito, la difficoltà ad incidere sulla spesa pubblica richiedono un sovrappiù di tenacia riformista, e ci vorranno davvero tutti i mille giorni per portare a casa qualche risultato decente. Quando si è sulla bicicletta si pedala, fino alla cima.

Settembre è vicino: non incominciamo a dire che i nemici hanno sgonfiato le gomme.

Riforme costituzionali: stupido gridare all'autoritarismo

Stupisce lo stupore di molti media per le parole di Napolitano ieri alla Cerimonia del Ventaglio in favore delle riforme. Abbiamo tutti la memoria cortissima. Al tavolo delle riforme c’è sempre stato un convitato di pietra, che non si è alzato mai.

Il presidente della Repubblica ha riaccettato un anno fa il reincarico solo affinché la riforma costituzionale ed elettorale venissero alla luce dopo la sentenza della Consulta. Dopo i fallimenti su questo terreno del governo Monti e del Governo Letta ora non si può fallire.

Ma per questo c’è bisogno di un nuovo clima: stupido gridare all'autoritarismo e altrettanto stupido minacciare chi non è d'accordo, criminalizzare il dissenso, minacciare le elezioni. Impariamo tutti dal bellissimo articolo di Michele Aimis oggi sul Corriere della Sera "Il labirinto delle garanzie". Qui c’è il problema affrontato il quale si può andare avanti con serenità.

Riforma costituzionale: un dibattito colto

Diversamente dalle informazioni giornalistiche, il dibattito al Senato sulla riforma costituzionale è un dibattito di grande spessore culturale e ideale, singolarmente centrato sulla fase costituente e sulla nascita della Costituzione italiana, sulla storia del bicameralismo specifico italiano, piuttosto che sui problemi attuali della democrazia governante nel rapporto tra esecutivi e parlamenti nella concreta attualità delle democrazie sviluppate.

Da una parte e dall’altra, oppositori e sostenitori, si sta comunque dando il meglio di un confronto che affonda le sue radici su culture politiche piuttosto diverse: parlamentarismo ad ogni costo versus i poteri degli esecutivi, logica maggioritaria e semplificazione del Parlamento per la democrazia governante. Sono trent’anni che in Italia si confrontano queste tesi. 

Difficile distinguere la tattica, la strategia, la verità e la diplomazia negli incontri tra Renzi e i 5 Stelle. Posso capire oggi, anche se non è la linea della maggioranza del partito, l’apertura alle preferenze. È però strategicamente impossibile per il PD accettare il ballottaggio di lista e non di coalizione perché vorrebbe dire rompere subito il rapporto con il centro destra. 

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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