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Magda Negri

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Cosa è successo ieri in Senato?

Un'interpretazione mercantilistica del voto di ieri sera in Senato, in Commissione Affari Costituzionali, potrebbe essere questa:

Berlusconi è pronto a salvare la riforma del Senato e a garantire la maggioranza in Commissione e in Aula a due condizioni:

  1. migliorarla secondo i suoi intenti anche in relazione alla futura legge elettorale
  2. riaprire una finestra per un nuovo governo di unità nazionale con la piena partecipazione di Forza Italia

Si tornerebbe così alla costituzione del primo governo Letta.  In questo caso, secondo me, sarebbe meglio ritornare al voto.

Post di buona Pasqua

Solo il soccorso rosso di SEL e dei transfughi del Movimento 5 Stelle hanno salvato il Governo da una rovinosa caduta al Senato sulla richiesta di rimandare al 2016 il pareggio strutturale di bilancio.

La situazione politica si complica. L’esito delle Europee chiarirà se la tripla maggioranza su cui si regge il governo Renzi potrà continuare o meno. Per ora conviene coltivare pensieri positivi e rafforzare esigenze strategiche di lungo periodo.

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Riforma del Senato

Fuoco di paglia sulla riforma del senato. Se tiene l’asse Renzi-Berlusconi il Senato sarà radicalmente trasformato, male, confusamente, però finirà il bicameralismo perfetto.

È molto difficile capire la vera strategia di Forza Italia. Berlusconi a giorni alterni chiede di anticipare la riforma elettorale o si acconcia ad aiutare Renzi nella non facile impresa di destrutturare l’attuale Senato. Brunetta e Berlusconi si smentiscono dalla mattina alla sera.

Il governo Renzi resisterà fino a quando resisterà lo schema della doppia maggioranza: una con Alfano per governare, l’altra con Berlusconi per la riforma istituzionale. Il dato politico principale è quello delle larghe intese perché l’uscita dal governo di Forza Italia è stata solo una sdegnata reazione alle vicende giudiziarie del leader. Sembriamo forti ma la situazione è tutt’altro che consolidata.

Eventi clamorosi

Nell'ordine:

  • Il voto amministrativo francese che proietterebbe il Fronte nazionale al 20% alle prossime elezioni europee
  • L'esito del referendum online promosso dagli autonomisti veneti che vent’anni dopo rilancia il mito indipendentista di Miglio (anche se nella versione piccola patria veneta) e trova nuovi agganci con gli scozzesi e con i catalani
  • Il ricostituirsi dello spazio geopolitico della Russia in dimensione egemonica nella vecchia area di influenza

L’Europa appare ridiscussa e stretta nelle sue dimensioni strategiche, culturali ed economiche.
La mia sensazione è che non ci troviamo solo di fronte a movimenti di protesta per la lunga stagnazione e la lunga crisi ma che può essere messo in discussione politicamente il progetto europeo, come forza di riequilibrio dei poteri mondiali, sia pure in collegamento privilegiato con gli USA.

Probabilmente i socialdemocratici, democratici e popolari dovranno fare un’alleanza comune nel prossimo parlamento europeo contro i movimenti euroscettici e apertamente ostili.

Torna la grandissima politica, speriamo di non occuparci solo di preferenze per le regionali e le europee, in Piemonte come altrove, dove domani si celebrerà una importante direzione regionale.

Governo Renzi, peccato originale e prospettive future

Sul governo Renzi è stato detto quasi tutto: nato come classica manovra da Prima Repubblica gagliarda o da Seconda Repubblica morente;  costituito con figure giovani, talvolta inesperte, estromettendo personalità come la Bonino. Con due o tre maggioranze variabili: la maggioranza del Governo Letta, la benevolenza di Berlusconi, la nuova disponibilità dei dissidenti grillini. 

È anche da ricordare che tutto ciò è stato consentito dai non molti voti raccolti da Bersani, non molti ma grazie alla mostruosa protesi del Porcellum in grado di garantire le più svariate combinazioni parlamentari, con il PD al centro. 

Sono fra i pochissimi ingenui che avevano pensato che l’impetuosa vittoria di Renzi alle primarie avrebbe obbligato Letta a cambiare passo per gli ultimi 12 mesi e avrebbe consentito a Renzi di rifondare in senso liberal e riformista il PD.

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Governo Renzi: azzardo democratico

Se nascerà il governo Renzi, per decisione quasi unanime della Direzione del PD, avrà una limitatissima minoranza parlamentare al Senato e una effettiva minoranza nel paese. PD più Scelta Civica più altri attualmente non sono in maggioranza .
Azzardo democratico gravissimo.

Consiglio di lettura:

Speriamo che l’interpretazione della Direzione PD non diventi un delirio

Nelle sue conclusioni Renzi ha ribadito la sua scelta prioritaria: fare le riforme, aiutare Letta, arrivare al 2015. Tuttavia per la prima volta ha detto: "Questo è il mio schema, se ce ne sono altri se ne discuta il 20".

La destra ci si sta già buttando su tutti i talk show. L’ultima è la seguente: "No, noi non vogliamo un nuovo governo di larghe intese a guida Renzi ma siamo disposti ad appoggiare un breve governo Letta che porti il Paese subito al voto con il proporzionale uscito dalla sentenza della Consulta".

Sia nel centrosinistra che nel centrodestra ci sono due fronti trasversali: chi alle riforme ci crede e per queste riforme è disposto a lottare e chi sfrutta le difficoltà contingenti per andare a votare subito in uno scenario di futura inagibilità chiamato con eleganza "fase costituente". I nomi si sanno, ci sono su tutti i giornali.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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