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Magda Negri

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Quei bravi ragazzi… 2

Sembra che il torrente carsico della rete stia vomitando ogni sorta di insulti e di minacce contro la Boldrini, Napolitano ecc.

Questo non è direttamente colpa del Movimento 5 Stelle ma certo il blog di Grillo semina micce ovunque. Qualcosa di simile avveniva negli anni '80 con lo spazio aperto lasciato da radio Radicale.

Questa situazione rileva politicamente però che - a parte i dovuti distinguo - Grillo e i suoi gruppi parlamentari non cambiano rotta, non girano il timone e continuano a puntare diritto contro il "sistema".

Un po' di diciannovismo, un po' di rabbia sociale, tanta contro-cultura populista. Non è ancora squadrismo ma, fatta la tara storica, un po' ci rassomiglia.

 

Quei bravi ragazzi

Per molto tempo si moltiplicheranno le analisi - dopo la semi sommossa - del carattere ribellistico, inconcludente e anti istituzionale del Movimento 5 Stelle. 

Constato oggi che tutti li deplorano tranne il quotidiano Libero e i vertici della Lega. Però non dovremmo stupirci: quello di ieri è stato la prima reazione un po' clamorosa della strategia di un movimento che è per sua natura assolutistico, incompatibile ad alleanze, finalizzato a destrutturare le istituzioni della democrazia rappresentativa.

Lo hanno scritto, sta nel loro manifesto fondativo, lo hanno proclamato in tutte le piazze. Adesso, in un frangente complicato per loro, applicano una reazione perfettamente coerente alla loro natura.

Mi stupisco di chi si stupisce. Quei bravi ragazzi… Con cui Bersani, e non solo, pensò addirittura di poter fare un governo "di cambiamento".

Riforme: vogliamo tutto

Entro questa sera sapremo dell'accordo in Commissione affari costituzionali della Camera sugli emendamenti migliorativi della bozza originale sulla riforma elettorale.

Brunetta provoca inutilmente, come suo solito, nel dire: la riforma e subito dopo il voto.

Giustamente Renzi scrive oggi sul Il Messaggero che dobbiamo fare un tratto sostanzioso di strada anche per le riforme istituzionali (Senato, titolo quinto) e non pone limiti temporali all'attività del governo, purché ci sia un segno di svolta.

Giusta la seconda: non possiamo permetterci di cadere ancora all'inizio della salita o al suo primo inerpicarsi. Questa volta vogliamo tutto e non ci basta il bicchiere mezzo pieno. Se abbiamo davvero tutti un'ambizione così alta e se la strategia è comune dobbiamo però coordinare le reciproche regie, i toni, i tempi, la tattica.

 

Non si poteva ottenere di più

L'accordo ottenuto da Renzi è buono e ricalca molto da vicino - a parte l'eventuale doppio turno di coalizione - il punto di accordo cui eravamo arrivati in Senato nel novembre 2012 in Commissione Affari Costituzionali grazie a Ceccanti. Berlusconi mandò tutto all'aria: si avvicinavano le elezioni e non era clima di grandi riforme.

Considero troppo bassa la soglia del 35% per il premio di maggioranza. L'eventuale doppio turno di coalizione spezza il tabù della non possibile elezione diretta del capo del governo e lascia la possibilità del modello "sindaco d'Italia".

Con una fava si sono presi tre piccioni: legge elettorale, possibilità di riforma costituzionale, continuità del governo.

Non era davvero possibile fare meglio e resta ancora da chiedessi perché Berlusconi l'abbia voluto.

 

La Direzione Regionale PD sostenga Chiamparino

Molto importante la disponibilità di Sergio Chiamparino espressa oggi al Corriere e alla Stampa a legittimare con primarie aperte la sua candidatura a Presidente della Regione Piemonte.

Tutto questo è in coerenza con la radicale innovazione determinata dall’esito del recente congresso del PD e mi auguro che la Direzione Regionale strutturi e agevoli questa sua scelta, naturalmente rimodulando le date del quasi coincidente congresso regionale.

Renzi-Fassina: chiarificazione politica da un incidente

Allora mettiamola così: Renzi ama scherzare , di fronte a tutta la stampa riunita, sugli altri dirigenti di partito e, nel caso di Fassina, di un vice ministro (così come era già successo con Marini e Finocchiaro), e non si accorge che lo scherzo volge facilmente allo scherno.

Fassina ha il diritto di tutelare il suo onore e coglie l’occasione per prendere le distanze da un governo la cui genesi non condivideva dall’inizio e il cui programma gli sembra carico di difficoltà.

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La riforma istituzionale non si fa sui forconi

Riformare la legge elettorale, avviare il bicameralismo perfetto, rivedere l’art. 117 della Costituzione, tutto in pochi mesi con l’art. 138 immutato.

Questa è la grande sfida del PD. Meriterebbe un dibattito serio e qualificato nel Paese non solo fra gli specialisti. Perché cambiare il Senato? Perché l’art. 117 non funziona? Quale riforma del Senato è coerente con quale riforma elettorale? Invece parliamo solo di soldi, di stipendi, di costi reali o presunti. Ridicolo declino di una discussione che fu grande. La riforma istituzionale non si fa sui forconi.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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