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Magda Negri

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Si apre la seconda fase del congresso

Si apre adesso la seconda fase del Congresso: tra sabato e domenica tutti gli iscritti sono andati a votare per i quattro candidati segretari e tre di essi saranno poi offerti al voto delle primarie l'8 dicembre. 

Dai primi congressi di Torino scopro che stiamo andando in pochi: solo il 25-30% di quelli che sono andati a scegliere Corgiat, Morri, Altamura ecc. ritornano ora a votare per Renzi, Civati, Pittella, Cuperlo. 

Gli iscritti si sentono mobilitati solo per i candidati provinciali. Molti pensano che sia già già stato deciso tutto. Clamorosa auto-espropriazione di ruolo, nonostante tutto il nostro parlare di partito solido.

Gli iscritti non sono numeri

Facciamo il punto: sembra che nella Commissione per il Congresso solo Morassuth e Gualtieri si opposero a tenere il tesseramento aperto fino all'ultimo minuto. Tutti gli altri (renziani, bersaniani, bindiani, varia umanità) lo considerarono una opportunità utile alla causa. 

Quale causa? Ognuno aveva la sua, come si evince dai fatti di questi giorni. Anch'io, votando quel regolamento, ho peccato di ottimismo movimentista. 

Ora, risolte le situazioni più intollerabili, bisogna voltar pagina. Abbiamo il dovere di sapere qual è l'effettiva base associativa del PD. Ho la sensazione che siano rimasti i quadri dirigenti ma non più la base associativa di quelli che "fecero l'impresa" dell'Ulivo e fondarono il PD nel 2007.

Gli iscritti non sono numeri. Bisogna esaminare i flussi di entrata e di uscita, consolidare una base di partecipanti e di militanti (sia pure nelle forme più nuove e aperte), sapere chi siamo e cosa vogliamo. Non bastano gli iscritti "di scopo" di un giorno per votare, quasi fossimo un'associazione temporanea d'impresa. 

Recuperareincluderevalorizzarerispettare i vecchi e i nuovi iscritti, guardare a chi ci ha lasciato e a chi non è venuto in questa tornata, aspettando l'8 dicembre come un appuntamento mobilitante e in qualche modo sostanziale. 

Dovevamo collegare temporalmente e politicamente - per dare spessore strategico - i congressi provinciali e regionali a quello nazionale. Ma, giù giù per li rami dei livelli territoriali, le cose non sarebbero cambiate molto.

Cercare la radice del problema per risolverlo.

L'Italia dei democratici a Milano

Bellissima iniziativa lunedì pomeriggio alla Fondazione Feltrinelli di Milano organizzata da Libertà Eguale Lombardia. Per presentare la seconda edizione del libro di Tonini e di Morando L’Italia dei Democratici edita da Marsilio erano presenti Veltroni, Salvati, Morando, Tonini e Mario Monti.
 
Veltroni ha particolarmente, e quasi con angoscia, approfondito il problema della crisi democratica europea e americana, intrecciata alla specifica crisi istituzionale che distingue l’Italia da altri paesi nella società globale. Il fatto che l’America si sia trovata ad un passo dal crollo per la resistenza repubblicana alla riforma sanitaria è questione mai accaduta nella storia americana.  Nella Repubblica Ceca in pochi mesi è nato un partito populista similberlusconiano, in Francia il partito di M. Le Pen supera il Partito Socialista e l’UMP.
 
Secondo Monti solo l’abilità di Angela Merkel è riuscita a tenere fuori dal Bundestag l’ADF che sarebbe stato una bomba ad orologeria antieuropea e populista con effetti metastatici.
Il populismo, secondo molti dei relatori di ieri, può dare fra pochi mesi alle europee il colpo di coda a un riformismo che fatica in tutta Europa, e a una democrazia che non riesce ad essere decidente. Mi è piaciuta la riflessione di Veltroni che guardava a Putin come modello di democrazia semplificata cui guarderebbe gran parte dei paesi dell’est appena entrati nell’Unione Europea.
 
Veltroni ci ha fatto una rivelazione: ha detto che nel 2007 in sede di discussione dello Statuto solo lui e la Bindi erano contrari all’elezione diretta del segretario del PD candidato premier perché temevano che 3 milioni di voti per il futuro segretario del PD avrebbero accelerato la fine del governo Prodi. Stupore e silenzio in sala, brusii. Chiara l’analogia.  
 
Monti ha fortemente difeso l’esperienza del suo Governo nell’interesse delle future generazioni. L’abbiamo tutti applaudito quando ha ricordato che senza la presentazione di Lista Civica ora Berlusconi avrebbe la maggioranza alla Camera e sarebbe oggi presidente della Repubblica. Ha elegantemente polemizzato con Morando perché quest’ultimo sostiene che l’esperienza di Scelta Civica deve confluire nel PD in uno schema bipolare, mentre Monti difende, insieme ad Ichino, l’utilità di un nucleo di resistenza liberale riformista per qualificare i programmi di ogni coalizione.
 
Morando ha ricordato infine che in Italia, come si evince nella nota di aggiornamento della Finanziaria, abbiamo raggiunto il pareggio strutturale di bilancio, essendo il debito ormai sotto controllo. Abbiamo quindi le mani libere per utilizzare le risorse disponibili per l’alleggerimento fiscale alle imprese e ai lavoratori per riavviare lo sviluppo.
 
Un consiglio per il Governo Letta: Tonini ha voluto vedere una continuità forte tra il discorso del Lingotto del 2007, la prima fase del Governo Monti e il tentativo di Renzi. Opinioni diversificate su quest’ultimo punto. Speriamo che questa sia la traiettoria, ma personalmente vedo una agenda Renzi molto lontana dall’agenda Monti. Ci sarà tempo per affrontare con passione riformista una situazione che cinque anni di crisi hanno profondamente mutato.
 
Sono molto contenta perché si è riannodato un libero dialogo fra importanti protagonisti del Partito Democratico e del centro sinistra italiano. Anche a Milano ci sono stati tanti problemi sui congressi di Circolo ma davvero, se si torna a parlare di politica, diventa materia minore.

Preparandosi al congresso

Molta retorica e sostanziale unità tra Cuperlo e Renzi sulla Riforma della Legge Elettorale Nazionale.
Entrambi concordano con i trentacinque saggi sul doppio turno (di collegio o di coalizione) con conseguente rafforzamento estremo del premier. Bene, se anche il PDL è d’accordo ora si può fare.
 
Sto leggendo con puntigliosa attenzione i documenti nazionali. Ho incominciato da Civati: una summa di 70 pagine dove c’è tutto il mondo, la globalizzazione, la riforma dell’ONU, il salario minimo garantito e le teorie di Boeri.
Documento interessante ma organizzato in modo confuso. Interessante la parte sulla riforma del partito, pagine 15 - 20, sconcertante l’affermazione “Solo Bersani merita rispetto perché  è l’unico che si è dimesso davvero”.
Molta filosofia, nessuna analisi politica del perché della sconfitta.

Lettera a Renzi

Caro Renzi,
 
Ma perché hai tante titubanze, che sembrano paura ad assumere pienamente - se così vorranno gli elettori del Partito l’8 dicembre - la segreteria del PD?
 
Perché la identifichi con una sgradevole funzione burocratica romano-centrica e non vuoi lasciare il nido bellissimo e confortevole del sindaco di Firenze?
 
Cambiare il PD per cambiare il Paese, così diciamo in molti. Questo vuol dire dotarlo di una nuova cultura politica, di una certa piattaforma programmatica, farne il luogo riconoscibile di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione: associazione di cittadini consapevoli, di iscritti veri, e insieme di elettori con quasi pari diritti. Occorre costruire una massa critica per il cambiamento, coinvolgere gli eletti ad ogni livello senza illudersi che il partito che aprirà il lungo ciclo riformista può essere solo il partito degli amministratori.
 
Sarà d’obbligo, inoltre, costruire in Parlamento una maggioranza per abbattere il Porcellum e conquistare una nuova legge elettorale per la svolta e la messa in sicurezza del bipolarismo. C’è qualcuno fra di noi che può onestamente sostenere, poi, che la nuova legge elettorale può non prescindere dalle riforme costituzionali suggerite dalla commissione dei saggi, istituita dal Presidente della Repubblica?
 
Potrei continuare. 
 
Hai di fronte a te un lavoro immane, da realizzarsi probabilmente in un arco breve, 15 - 18 mesi al massimo. Ci sono vari modi per costruire questo percorso. 
 
Potresti diventare il segretario del popolo riformista, che costruisce quotidianamente nelle piazze reali e mediatiche la rete del cambiamento. Quante sono le città italiane medio grandi? In ognuna c’è un teatro, mercati, piazze, luoghi di lavoro. Meglio un appassionato pellegrinaggio democratico che lo scudo istituzionale del Comune di Firenze. Tutti abbiamo forze limitate e bisogna scegliere. Tu, specialmente, lo devi, per l’ambizione della tua sfida.
 
Magda Negri - Direzione Nazionale PD

Crisi, congresso e ruolo del PD: considerazioni sparse

Non basterà né un governo né un congresso per avviare quel lungo ciclo riformista di cui l'Italia ha bisogno.

Tuttavia l'esito di questa convulsa crisi propone come centrali due obiettivi di iniziativa. Due, non cento. 
  1. Nel discorso di Letta c'è un impegno prioritario per le riforme istituzionali ed elettorali, secondo l'asse del lavoro dei saggi. 
  2. Il controllo della spesa pubblica per diminuire le tasse ai contribuenti onesti.

Il PD deve essere il custode e il guardiano di questo nuovo asse di governo, incalzare con autonomia e incisività. Torniamo ad essere partito di lotta e di governo

È illusorio e sbagliato politicamente intervenire sulla scissione del PDL e sollecitare la formazione di gruppi autonomi. Una più organica maggioranza politica va costruita sui provvedimenti e sulla loro realizzazione.

La relazione del segretario Morgando su questo punto mi sembrava più fiduciosa nello scommettere sulla formazione di un nuovo centro moderato alleato a noi. Strategie diverse.

Ho sollecitato a non fare di questa prima fase congressuale per gli organismi dirigenti un burocratico congresso di serie D. Voteremo i dirigenti per 4 anni. Chi vuole presentarsi deve rendere esplicito il proprio programma a tutti i votanti, cioè a tutti gli iscritti delle federazioni.

Sono contenta perché l'organizzazione ha accelerato e già da ieri pomeriggio sono a disposizione i moduli per le candidature emerse, Corgiat e Altamura. La mia insistenza ha dato qualche risultato.





Per far rinascere un nuovo pluralismo nel PD

La situazione sembra tragica ma non seria. Come fu a marzo, personalmente mi auguro che nasca un governo di scopo, senza Letta, con due compiti precisi: la riforma della legge elettorale e il risanamento possibile. 

Altri si augurano, con piena legittimità che dalla scissione parlamentare del PDL nasca il nucleo di un piccolo PPE che regga insieme a Monti un terzo polo riformista e che aiuti la continuazione del governo Letta. Non credo che ci siano le energie culturali e le leadership per questo progetto ma dovremo comunque lealmente sostenere Letta se riuscirà ad ottenere una qualche maggioranza.

Lunedì  sera la segreteria regionale ha varato un regolamento per i congressi regionali che dovranno svolgersi tra il 24 ottobre e il 6 novembre e spero che questa fase di discussione apra nuove consapevolezze strategiche.

Nel frattempo bisognerebbe avvisare Renzi, Civati, Pittella e tutti quelli che affermano di voler affondare l'attuale sistema delle correnti e far rinascere un nuovo pluralismo nel PD, che i loro supporter stanno ballando al vecchio ritmo delle correntine e delle sub componenti, schegge impazzite che nascono da vecchi assetti di potere.

Fossi in loro direi: "Cari amici che mi sostenete con tanta passione, poiché a livello nazionale abbiamo deciso che una sola lista sia collegata ad ogni candidato segretario, vi prego, aprite una stagione nuova. Costruite subito ad ogni livello grandi comitati unitari, rendeteli pubblici, aprite immediatamente ai cittadini."

Se non lo diranno presto, perderanno loro stessi credibilità in quanto soggetti che aspirano ad una nuova stagione. 

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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