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Magda Negri

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Le mie quirinarie

Le mie quirinarie: Emma Bonino e Giuliano Amato. Entrambi di alto profilo internazionale e entrambi adatti al dialogo col centrodestra.

Non capisco perché i Renziani abbiano fatto questa conversione su Romano Prodi. Forse sono solo illazioni giornalistiche, forse per accelerare le elezioni. Vedremo.

Come ho già detto in direzione regionale, sperando di non essere profetica, il clima nel PD si sta involgarendo, inacidendo, con personalizzazioni penose e indegne. Nessuno degli attuali soggetti in campo rivela di avere il profilo per esprimere una leadership adeguata alla crisi presente.

Molto interessante anche se parziale, solo concentrato sui problemi del partito il documento di Barca Un Partito nuovo per un buon governo. Ne consiglio la lettura.

Renzi: Confesso di non capire

Confesso di non capire: solo una settimana fa Matteo Renzi con un'intervista sul Corriere della Sera ha giustamente sferzato l'attendismo di Bersani che si era autoumiliato in diretta streaming con i 5 Stelle e aveva sollecitato un accordo per uscire dal pantano.

Ottima iniziativa. Anche il Presidente Napolitano, ricordando Gerardo Chiaromonte, aveva sollecitato qualcosa di simile. Bersani, tetragono, sembrava ribadire hic manebimus optime.

Dopo l'incontro Berlusconi-Bersani forse qualcosa, in modo infinitesimale, incomincia a muoversi.

Oggi Matteo Renzi con un'importante intervista sul Messaggero squalifica ogni accordo e chiede le elezioni subito con il porcellum. Per lui la riforma della legge elettorane non è un problema. Confesso di non capire.

Primarie a Roma e la bella vittoria di Marino

Roma: primarie apertissime. Per votare questa volta era sufficiente andare al seggio col documento d'identità. Non era necessario aver partecipato a nessuna primaria precedente

Netta la vittoria di Marino, sostenuto - a quanto dicono - da Zingaretti e Miccoli: una bella vittoria.

A Roma si teme un ballottaggio tra Marino e il Movimento 5 Stelle e si teme che in tal caso il centro destra faccia blocco sull'esponente grillino.

Speriamo quindi in una vittoria al primo turno. La campagna elettorale darà decisiva.

Caro Bersani, è il momentro di discutere di tutto

Il vero banco di prova sarà l'elezione del Presidente della Repubblica

Caro Bersani,
no, non è in questione la tua persona e la tua funzione che dici di voler mettere a disposizione per sbloccare l’attuale stallo istituzionale. Forse - più duramente - è in questione la tua, la nostra politica. L’ordine temporale e sostanziale dei fatti - complici la travagliata pausa pasquale e la nascita della commissione dei saggi - si è dunque invertito. Prima sui voti il presidente della Repubblica, che durerà sette anni; poi si riavvii l’iter degli incarichi di governo che, così pare dalla tua conferenza stampa, proseguirà sui noti binari.

Come un treno che si è fermato alla stazione per un po’, poi è arrivato il segnale verde ed è ripartito. Ripartito verso dove? Verso un incarico ad un esponente del Pd (hai ragione, i nostri voti non valgono meno) e verso un governo di minoranza, che sopravviverà a singhiozzo, forse non riuscirà nemmeno a cambiare la legge elettorale e declinerà inesorabilmente verso elezioni anticipate. Il Pd può avere ambizioni più grandi, di più lunga durata. Il vero banco di prova sarà l’elezione del Presidente. Colpevolmente sette anni fa il centrodestra che ora lo esalta negò la sua fiducia a Giorgio Napolitano, la cui prassi di terzietà e di rigore rimano oggi il piedistallo su cui costruire ogni futuro.

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Una direzione inutile che poteva essere dannosa

Singolare convocazione della direzione generale: inutile, ma poteva essere addirittura dannosa. Inutile, perché Bersani non aveva ancora iniziato il giro delle forze politiche; dannosa se avesse detto che questa legislatura poteva comprendere solo il governo Bersani di cambiamento o le elezioni, indebolendo ogni futura mossa del presidente della Repubblica.

Per fortuna così non è stato, Letta ha escluso le elezioni, ha escluso il modello Grecia. C'è un'evidente paura del risultato, perché a legge elettorale invariata si riprodurrebbe solo ingovernabilità. Però anche Enrico Letta ha dribblato circa il merito dei vincoli proposti dal Presidente: i numeri del governo devono essere certi, non sperati né affidati ad imboscate parlamentari. Quindi ci si affida con una rimozione comprensibile di questo serio problema alle possibilità politiche del "secondo cerchio", quello delle comuni riforme elettorali e istituzionali.

Ho apprezzato il mutamento di toni ma la sostanza rimane invariata: siamo di fronte a una gestione un po' disperata e ondivaga del dopo voto. Va bene tutto e il contrario di tutto, la rincorsa ai grillini, l'anatema contro il PDL (Berlusconi da arrestare, impresentabile…) poi la ricerca di un terreno di intesa sulla riforma della Costituzione che richiede il massimo riconoscimento reciproco.

La nebbia resta fitta sul sentiero e nel backstage della direzione, tutti cominciano a commentare le possibilità del "piano B" del governo del presidente e si chiedono con chi e con quale forza nel PD si opporrà a questa soluzione fino a prevedere le elezioni a giugno.

Missione impossibile: il PD mai così cieco davanti alla realtà

Direzione regionale PD: sconcerta - nonostante la bella relazione del Segretario - la evidente e ricercata sottovalutazione del crack politico e della sconfitta del PD.

Anche i dati del Piemonte vengono sommariamente commentati. Apparentemente, la linea di ultramaggioranza è così sintetizzabile: "Mai con Berlusconi" (giusto), "Incarico a Bersani che cerca e trova i voti" o "precipitiamoci alle urne".

Gli interventi esplicitamente contrari a questa linea sono quelli di Silvana Sanlorenzo, Gigi Brossa, Magda Negri, Gariglio, Lepri e più sfumatamente di Giusi La Ganga.

Non ho mai visto il PD (nè il Pci-Pds-Ds) così tetragonamente cieco di fronte alla realtà, lontano dalle speranze di governabilità e da una logica di assunzione responsabile dei problemi.

Nel mio intervento ho insistito sulla conclusione inequivocabile dell'assemblea dei parlamentari grillini, sul fatto che l'eventuale incarico a Bersani nascerebbe morto. Davanti a me vedevo sguardi niente affatto empatici, anzi quasi ostili.

Alla mia domanda retorica: "Ma credete davvero che il Paese, a urne ormai chiuse, si aspetti dal PD l'ultimatum o Bersani o elezioni?..." la prima fila di nuovi eletti e di storici dirigenti, testardamente, faceva sì con la testa.

Si avvicina l'ipotesi di un governo tecnico, che mi auguro di durata breve, che faccia almeno la legge elettorale, ipotesi che il PD si appresta a subire come un affronto, uno scippo.

È ora di un Congresso vero, dopo la generosa ginnastica delle Primarie.

I riformisti non si alleino con i populisti

Grillo ha scritto sul suo blog che quelli del PD hanno la faccia come il culo e che Bersani sta cercando di comprare con metodi puttaneschi i suoi parlamentari. Bersani, e molti amici e compagni con lui, continua a ritenere che sia possibile ottenere in Senato la fiducia da Grillo per varare un governo di riforme.

È ora di risvegliarsi e riconoscere che la realtà è totalmente diversa da quella che avevamo accarezzato fino al 25 febbraio.
Anche senza gli insulti intollerabili per ogni persona e per la dignità del partito dovrebbe valere la regola aurea che i riformisti non si alleano mai con i populisti, e non importa il numero dei voti.

Mi sembra che Grillo abbia dato un buon suggerimento: continui un governo tecnico, il parlamento trovi libere convergenze sui grandi temi delle riforme. Un lavoro libero e serio che non potrà certo durare pochi mesi.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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