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Magda Negri

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Relazione di MAGDA NEGRI  all'Assemblea di Liebrtaegaule di Orvieto- dicembre 2009

 


Volevo dire che considero importanti le indicazioni per il futuro di LIBERTA’Eguale che stanno nella parte finale della relazione di Enrico Morando. Sono indicazioni di lavoro molto impegnative perché richiedono molta intelligenza, molto impegno intellettuale, molta fatica  per affidare questo lavoro di ricerca programmatica, ricerca culturale e tensione con altri mondi culturali a noi affini. Tra l’altro, aspettando che iniziasse questa assemblea, leggevo l’ultimo numero di Mondoperaio, metà del quale è dedicato esattamente ai problemi di cui stiamo discutendo noi qua.  E c’è un bell’intervento di Covatta. E’ un riposizionamento delle funzioni dell’organizzazione di LIBERTA’eguale che ha acquisito in questi anni - io credo - crescente prestigio e attenzione, distinguendo LIBERTA’eguale da altre tipologie di impegno dei suoi membri che conosceranno nella dinamica politica che abbiamo vissuto, e che continuerà.  posizioni articolate e plurali. Questo è molto importante per definire gli ambiti e massimizzare il lavoro.
Ma vengo alle questioni che abbiamo affrontato qui.


Ringrazio Antonio Funiciello e gli organizzatori per la bellissima cartella di documentazione che  ho letto scoprendo (anche dopo il confronto con ceccanti)  che  le cose dette dai tre segretari candidati alle ultime primarie erano diverse ad esempio dal programma elettorale del PD, quello del 2008. Noi allora proponemmo il collegio uninominale con il doppio turno. Aesso sia Marino che Franceschini, ma non Bersani, propendono per il  Collegio uninominale, per il  Mattarellum e ancora Ceccanti  per il Mattarellum. Peraltro si tratta  della proposta di riforma elettorale su cui più comunemente convergono sia deputati che senatori. Ho visto che a  Fare Futuro è stato contestato come elemento che però mantiene una potenziale ripartizione  bipartitica nella quota proporzionale. E per noi è oggetto di due referendum. Nell’arco di poco tempo noi stessi usiamo più proposte che sono tra di loro non perfettamente sovrapponibili.Penso quindi  che sia  giusto fare il punto qui fra di noi.
Qualcuno questa mattina ha parlato  “di spirito costituente” e qualcuno di noi si chiedeva: ma tutta questa materia è mai diventata dibattito di massa al di là della riflessione  dei gruppi dirigenti più sensibili al bipolarismo e al bipartitismo?
 Con l’aiuto di Massimo Rubechi - che mi ha fatto un po’ da consulente questa mattina -  siamo andati un po’ a vedere - come impostammo noi il referendum, Perché c’è stato un grande referendum di massa sulla riforma della costituzione non soltanto sulla legge elettorale. O lo abbiamo già dimenticato? Nel 2006.
Nel 2006 noi siamo stati chiamati a confermare o a non confermare non una legge di riforma elettorale, ma una legge di riforma costituzionale fatta dal centrodestra, che prevedeva il bicameralismo non più perfetto, la riduzione, quello della devolution; era una grande riforma costituzionale che noi contestammo perché abbiamo giudicato asimmetrica, impotente specialmente per quel che riguarda il rendere legge l’articolo 70. Ma io ricordo benissimo  che noi avevamo fatto i comitati per il NO riformista. Noi cioè volevamo bocciare la riforma del centrodestra, ma tenendo aperto uno spiraglio.
Quindi le cose di cui discutiamo oggi sono state oggetto di una grande interlocuzione nazionale con tutto il popolo italiano; quindi non stiamo parlando dell’araba fenice.  Ma mi ricordo benissimo che l’humus che aleggiava in quei dibattiti, in tutto il lavoro politico, non era quello del no per la riforma.  Era un no e basta! La costituzione non si tocca! Il no e basta! . Tant’è che io sono andata a rivederlo adesso - sempre grazie a Rubechi e a Ceccanti sempre pronto per una consulenza . Siamo andati a vedere cosa si diceva  sulla forma di governo, allora la riforma del Governo non era per una forma presidenzialista o un premierato folle; era per una forma di governo parlamentare dove al Presidente del Consiglio spettava il potere di nomina e  direvoca dei ministri, dove c’era la sfiducia costruttiva all’interno della stessa maggioranza: cioè se si dimette il premier e c’è la stessa maggioranza che ne può fare un altro bene… Esattamente come la proposta Pastore oggi al Senato. Ma solo quello fu per il nostro popolo un attacco alla Costituzione. Era sulla devolution, ma  in realtà era sulla forma di governo il dibattito politico fra di noi, che si svolse a livello di massa; tanto è che nell’introduzione del nostro disegno di legge costituzionale Finocchiaro -Zanda -La Torre si torna ancora alla proposta di allora ( il referendum costituzionale del giugno del 2006 ) dicendo che quella proposta è stata cassata perché segnava il superamento del modello parlamentare, l’abbandono della forma di governo parlamentare .
Io credo che noi abbiamo fatto bene a concentrare su questi temi la nostra discussione - al di là delle riforme elettorali - perché sulla questione delle due Camere, dell’elezione dei senatori, ad esempio il centrodestra - come parte di noi - propone che i senatori siano eletti insieme ai consiglieri regionali.  Quindi superano il problema della bozza Violante - che giustamente è criticato da Ceccanti. A parte il bicameralismo, a parte la non sovrapposizione tra legislazione concorrente, nazionale il problema verò è la forma di governo. Peraltro assai limitata.  Vedo che le modifiche sono assai limitate - almeno per quanto è dato  capire a me che non sono una specialista- anche nelle proposte attuali di riforme costituzionale del centrodestra, ma se il 2006 non è troppo lontano  è su quello che  ci sarà l’opposizione e la difficoltà di mediazione.
Dico questo perché sono passati troppi anni per non esser chiari con noi stessi.  Le nostre fatiche in tema di riforme e di riforma della costituzione - sono molto d’accordo con il paper di Barbera - restano però nel ceto politico. Ma ciò che io temo - parlo di costituzione e non di legge elettorale-  in modo diffuso nel nostro elettorato sono le resistenze con le quali bisogna più limpidamente combattere. Quindi seguiamo con attenzione  questa vicenda.
Noi abbiamo fatto una campagna congressuale dove su questo tema  siamo riusciti a dire quasi niente. Poi c’è un punto della mozione Bersani, dove, mentre si faceva intendere che il bipolarismo sarebbe stato pluripartitico con un potere decisivo del centro, dall’altra parte scriveva che bisognava eleggere il governo. Bersani dice nitidamente che bisogna dare ai cittadini il potere di scegliere chi meglio credono  e di essere determinanti nella scelta degli eletti e del governo.
Però si è giocato in tutta la campagna elettorale interna- ma tre milioni e mezzo di persone non è un fatto interno- in una felice ambiguità. A testimonianza di una contraddizione interna piuttosto forte, mentre davanti alla felice ambiguità si evocava quel rischio di cui ho detto, cioè del bipolarismo debole e del centro determinante.
Un’ ultima riflessione sui soggetti politici. Sono d’accordo con Morando che i soggetti politici sono determinati dalla loro funzione nel contesto internazionale e globale e sono - io credo - abbastanza determinati dal sistema elettorale ed istituzionale; nel senso che il fatto che il nostro poteva essere un partito a vocazione maggioritaria è dipeso anche da questo. Quando parliamo  partito a vocazione maggioritaria noi facciamo riferimento in genere alla maggioranza del popolo. La maggioranza  però  un partito la evoca, la crea, la determina non la registra. Allora noi dobbiamo intendere qual è quella maggioranza che noi vogliamo mettere in campo, perché pensiamo che sia una risorsa per il bene del paese, per vincere contro il centrodestra. E ciò credo che meriti una riflessione  a due anni di nascita del Partito Democratico, ma non ho tempo per svilupparla. Penso solo che quella maggioranza deve riuscire  ad intercettare le parti più innovative degli elettori del centro destra e allo stesso tempo a riportarsi a casa un po’ di sinistra, anche radicale, però disposta ad una logica di governo, e a determinare in modo sostanzialmente nuovo il proprio profilo culturale.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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