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Magda Negri

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Il Riformista, 5 gennaio 2010 - Riforme - L'immunità che si può votare

Silvio Berlusconi ha detto che il 2010 sarà l'anno delle riforme, sia in campo economico-sociale, sia in campo istituzionale. Bene. Il Partito democratico deve prenderlo in parola. Senza processi alle intenzioni. Tanto più che, implicitamente, con questa impegnativa dichiarazione di intenti è lo stesso Berlusconi ad ammettere che l'anno che ci sta alle spalle - il primo interamente attribuibile alla responsabilità del suo Governo - è stato un anno perso.


Si poteva e si doveva mettere in atto una manovra anticri si per almeno un punto di Prodotto interno lordo, compensata da predefinite riduzioni di spesa nel 2011 e seguenti. Si potevano e si dovevano adottare subito riforme (ammortizzatori sociali di tipo universale; riduzione del carico fiscale sul lavoro, compensata da aumento della pressione su tutte le rendite; ristrutturazione meritocratica e "pro-giovani" dell'università), che solo ora il Governo mette in agenda, quando si sono fatte più forti (una timida ripresa è iniziata) le resistenze conservatrici che la crisi aveva indebolito.


L'immobilismo di questo anno resterà nel conto che gli elettori potranno presentare al Governo, nel 2013 o quando sarà. Ora, è del presente e del futuro che dobbiamo occuparci, rispondendo a Berlusconi come un partito che è nato per cambiare l'Italia, non per andare al governo lasciandola così com'è (in questo, era riuscita anche l'Unione).


Anche se non sono mancate interessate forzature giornalistiche, ci deve essere una ragione per la quale la discussione interna al Pd - sulla strada da intraprendere in tema di riforme istituzionali, costituzionali ed elettorali - è stata rappresentata come uno scontro tra chi vorrebbe lavorare a un'intesa con la maggioranza anche dopo che quest'ultima si fosse approvata da sola le tre leggi ad personam (processo breve; legittimo impedimento; lodo Alfano costituzionalizzato) che ha presentato in Parlamento, e chi subordinerebbe l'impegno del Pd nel processo riformatore al ritiro dei disegni di legge salva-Berlusconi.


Nel primo caso, il Pd rinuncerebbe a usare a vantaggio della propria strategia riformista il mutamento dei rapporti di forza che scaturisce dalle evidenti difficoltà del presidente del Consiglio. Difficoltà che debbono invece essere realisticamente considerate, al di là del giudizio che si dia sulle ragioni che le hanno determinate. Nel secondo caso, il Pd mostrerebbe di considerare le riforme costituzionali ed elettorali una sorta di concessione a Berlusconi, con tanti saluti a quella vocazione maggioritaria - una visione sui problemi del Paese potenzialmente in grado di rappresentare la maggioranza del popolo - che è la sua stessa ragione fondante.


Di qui l'urgenza che il Pd superi l'attuale confusa discussione, per avanzare una proposta chiara e realistica, che punti esplicitamente a un accordo col Pdl su di un organico disegno di riforme costituzionali ed elettorali - dentro il quale collocare una ragionevole soluzione della questione delle immunità, buona per questo presidente del Consiglio e per tutti quelli che lo seguiranno - da realizzare entro il 2010. Lo strumento giusto potrebbe essere quello di una Risoluzione parlamentare in tema di riforme istituzionali e costituzionali da presentare subito, entro il mese di gennaio, nella quale indicare precise soluzioni su tutti i principali problemi aperti:


[a] Forma del Parlamento: la bozza Violante, corretta con l'elezione diretta del Senato federale in occasione delle elezioni regionali (soluzione Bicamerale D'Alema).
[b] Legge elettorale: collegio uninominale maggioritario a
doppio turno (come proposto nel programma elettorale del Pd, non contraddetto dalla mozione congressuale Bersani).
[c] Giustizia: più netta distinzione delle funzioni giudicante e inquirente; maggiori poteri di organizzazione in capo ai responsabili degli Uffici; due distinte sezioni del Csm; obbligatorietà dell'azione disciplinare soluzione della Bicarnerale D'Alema).
[d] Regolamenti parlamentari: più potere del Governo sull'Agenda; drastico ridimensionamento del contenuto armmissibile dei decreti legge; Statuto dell'opposizione, con esplicito riconoscimento del Consiglio ombra e del suo leader.
[e] Immunità: ridefiniti i caratteri del sistema politico (struttura del Parlamento, legge elettorale, forma di Stato) e del sistema dei controlli (giustizia), è naturale che venga ridefinito il sistema delle immunità, che è esattamente la linea di confine tracciata tra l'uno e l'altro (Calamandrei).

Tra le proposte avanzate, quella di Chiaromonte e Compagna sembra la più efficace, provvedendo a una ri scrittura dell'ex articolo 68 della Costituzione del 1948, attraverso l'istituto della sospensione dei procedimenti fino al termine del mandato, previo blocco dei tempi di prescrizione.


Questa iniziativa politica sgombrerebbe il campo da ogni equivoco e metterebbe il Pdl di fronte a una scelta di cui porterebbe intera la responsabilità: farsi da solo le leggi salva-Berlusconi, col rischio di "perdere tutte" nell'inevitabile referendum ex articolo 138 che ne seguirebbe. Dal quale per altro il Paese uscirebbe gravemente lesionato, quale che sia l'esito. Oppure lavorare a un accordo trasparente col Pd, sancito dal voto favorevole di quest'ultimo. Così da rendere immediatamente operativa la riforma, evitando anche il referendum

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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