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Magda Negri

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Corriere della Sera, 22 agosto 2007 - Destra, sinistra e tolleranza zero - LA RIVOLUZIONE DEL SENSO CIVICO - di MICHELE SALVATI

Che la distinzione tradizionale tra destra e sinistra sia d'impiccio, più che di aiuto, nell'affrontare molti dei problemi che si affollano in questo inizio di secolo - dai problemi dell'ambiente a quello delle risorse scarse, dalle questioni di pace e guerra a quelle dell'immigrazione - è un'osservazione tante volte ripetuta da risultare banale.
Meno ripetuta è un'altra: lo scarso significato di destra e sinistra non è vero soltanto per i grandi problemi «nuovi» che tutti i Paesi si trovano di fronte: è vero anche per alcuni grandi problemi «vecchi». L'Italia è un Paese ricco, solitamente
assimilato ai Paesi civili del mondo occidentale, ma si tira appresso gravi difetti di cultura civica che lo rendono diverso
dagli altri. Difetti identificati da gran tempo - chi non ricorda le considerazioni di Leopardi sul carattere degli italiani, sulla loro mancanza di «buon tuono»? - e confermati da una letteratura storica, sociologica e antropologica molto ampia e convincente.
Moralismo? Esterofilia? Conosco molte persone intelligenti che scrollerebbero le spalle di fronte a queste lagnanze, ritenendo che altri caratteri positivi del nostro popolo più che compensino quei difetti. Questo giudizio d'insieme poteva forse avere un senso durante la fase più semplice e travolgente del nostro sviluppo economico, quando bastava lo scatenarsi degli «spiriti animali», la voglia di intraprendere e di guadagnare, la capacità di arrangiarsi, per superare gli svantaggi provocati dalla mancanza di senso civico, dalla debole legalità, dallo scarso rispetto per tutto ciò che è collettivo, dalla sfiducia nello Stato e nelle sue istituzioni.
Ma da tempo siamo entrati in una fase di sviluppo del tutto diversa, nella quale non sono solo i moralisti a lamentarsi della mancanza di senso civico e dei suoi corollari: sono gli economisti e i sociologi che hanno scoperto, con prove sempre più solide, che un «capitale sociale» appropriato è un potente motore di sviluppo, e lo è soprattutto in un contesto di crescente complessità. E il senso civico, il rispetto delle leggi, la fiducia nelle istituzioni, la capacità di cooperare onestamente, sono ingredienti essenziali di quel capitale sociale.


Il programma di un ceto politico decente deve avere tra le sue
priorità quella di affrontare il «vecchio problema» che l'Italia non
ha mai risolto: la deve avere non per moralismo, ma per moralità; e
la deve avere per lungimiranza, perché una sua soluzione è
indispensabile per affrontare i nuovi problemi che si affacciano
all'orizzonte. Dunque tolleranza zero per i comportamenti illegali.
Dunque una pubblica amministrazione che funzioni, specie nei suoi
comparti cruciali, dalla giustizia alla scuola. Dunque una strategia
credibile, resistente al cambiamento dei governi, per affrontare la
questione meridionale: è il Mezzogiorno la zona del Paese in cui i
caratteri negativi che abbiamo prima descritto, presenti ovunque,
assumono i loro aspetti più estremi e non ci sarà alcuna crescita,
civile prima che economica, se essi non verranno combattuti e il
Mezzogiorno non contribuirà con forza allo sviluppo del Paese. Col
tempo - un lungo tempo, purtroppo - e se un indirizzo coerente e
severo verrà tenuto fermo, cambieranno anche le mentalità e gli
atteggiamenti degli italiani e lo spirito civico e la legalità
attecchiranno quanto basta per diventare un Paese civile.
E' qualcuno in grado di indicare che cosa dicono - che cosa dicono
di diverso - la destra e la sinistra su questi problemi di civiltà,
di legalità, di buona amministrazione, di controllo dello Stato sul
territorio? Una soluzione accettabile, in altri Paesi, è stata
fornita prima che iniziasse il confronto tra destra e sinistra: un
confronto che si occupa di altri problemi, importantissimi, ma assai
diversi: di libertà, di eguaglianza, di democrazia, di distribuzione
del reddito. Ma quando una soluzione accettabile non si è
stabilizzata, quando in un lontano passato il processo di formazione
dello Stato e della Nazione non l'ha fornita, quando il problema
centrale è proprio quello di raggiungerla oggi, in grave ritardo, le
ideologie politiche cui destra e sinistra fanno riferimento, che
ancora alimentano i nostri partiti, sono mute.
All'interno degli schieramenti di centrodestra e centrosinistra
esistenti in Italia ci sono persone pienamente consapevoli
dell'importanza di questo problema. Ma il gioco politico in cui sono
immerse non consente loro di affrontarlo con la priorità che merita:
affrontarlo significa scontrarsi con interessi e mentalità diffuse,
con ideologie radicate; significa sostenere misure impopolari e un
riformismo… rivoluzionario. Temo proprio che non basti una svolta
del nostro sistema politico verso il centro, un abbandono del
bipolarismo, un taglio delle ali estreme, per consentire a quelle
persone di raggiungere una stabile egemonia: i loro nemici stanno
anche al centro.

 

 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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