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Magda Negri

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segnaliamo questo articolo sul dibattito nazionale in cui Chiamparino rivendica la necessità di evitare spartizioni centraliste delle candidature a segretario regionale

Il Riformista, 22 agosto 2007 - Chiamparino vede un'ombra neo-centralista - di Tommaso Labate

Renato Soru e Michele Emiliano scendono in campo per fare i  segretari regionali del Pd. Sergio Chiamparino, invece, la pensa in maniera opposta rispetto ai suoi due colleghi amministratori. «Ero tra quelli che si opponevano a eleggere i leader locali insieme con il segretario nazionale. Ma visto che non si può tornare indietro su questa scelta, cerchiamo almeno di ricavare dal male qualcosa di buono», è la premessa del pensiero che affida al Riformista. «A mio modesto avvisto - spiega il sindaco di Torino - dovremmo evitare due strade.

La prima è quella della spartizione centralizzata del territorio: non va bene che da Roma vengano divise le leadership
locali tra gli attuali segretari regionali di Ds e Dl».

La seconda
strada che per Chiamparino non andrebbe imboccata è quella della
sovrapposizione delle cariche. Il sindaco torinese non fa citazioni
personali ma sottolinea: «Non credo che per le leadership locali si
debba ricorrere ai governatori, ai presidenti di provincia o ai
sindaci. Così rischiamo una pericolosa confusione tra il ruolo
politico e quello istituzionale». Per uscire dalle polemiche
innescate sui segretari regionali, Chiamparino indica una
via "virtuosa": «Visto che parliamo tanto di rinnovamento del ceto
politico, vediamo di non perdere questa occasione. Niente giochi o
giochetti di partiti e correnti, nessuna cooptazione: chiunque ha
voglia di competere per la leadership regionale si candidi alle
primarie. Chi ha più filo tesserà». L'unico riferimento che
Chiamparino concede è quello alla situazione del Piemonte: «Da noi,
c'è la disponibilità manifestata dal coordinatore della Margherita
(Gianluca Susta, ndr). Poi c'è un altro possibile candidato dei Dl
(Gianfranco Morgando, ndr) sostenuto anche da una parte dei Ds. Se
la situazione è questa, non vedo perché non ci debba essere spazio
anche per un diessino. Dove sta scritto che in Lombardia il
segretario regionale sarà della Quercia e in Piemonte no?».
Sull'avvio del progetto democrat pendono alcuni segnali di
allarme. «Da quello che vedo in giro, c'è di che essere preoccupati.
Il Pd sta nascendo con tratti di neo-centralismo abbastanza
marcati», sostiene Chiamparino. Che però, a differenza di altri, si
dice «ottimista» perché «non si può dare per persa la battaglia in
nome di un partito che sia davvero federale». Il sindaco
osserva: «Se il Pd non sarà autonomo e federale, avrà poco o nulla
da fare per le grandi questioni aperte. Sia per quella
settentrionale che per quella meridionale».
Intanto Rosy Bindi continua a punzecchiare Veltroni («Ora è il
momento di dire chiaro e tondo quali obiettivi debba porsi questo
partito», ha detto ieri al Messaggero). E Chiamparino sostiene: «A
me sembra che, nel discorso del Lingotto e negli altri suoi
interventi, Walter abbia fatto sufficiente chiarezza sul progetto
politico. Molte cose non sono ancora state definite, certo. Ma i
fatti politici che si sono susseguiti nell'ultimo mese, dal
dibattito sul welfare al manifesto dei Coraggiosi, hanno
sufficientemente delineato le prospettive del Pd». Quanto alla Bindi
e a Letta, il sindaco di Torino dice: «Non voglio alimentare
polemiche, ma credo che le loro candidature non siano davvero
alternative a quella di Veltroni. Da loro non ho avuto le risposte
che invece Walter ha dato con chiarezza. Mi sembra che entrambi
siano scesi in campo più per "pesarsi" in vista della leadership
collettiva del nuovo partito che per proporre piattaforme politiche
differenti». Certo, i principali sfidanti di Veltroni non sono stati
gli unici a sollevare la questione della "scarsa chiarezza". De
Gregori, ad esempio... «Rispetto De Gregori, Venditti e tutti gli
altri cantautori intervenuti. Ma non penso che questo sia il
principale filone del dibattito», replica Chiamparino.
In questa fase, tra i soggetti fondatori del Pd, i Ds sembrano il
bersaglio più facile. Su Europa, Paolo Gentiloni ha scritto che
quelli della Quercia vogliono sopravvivere a loro stessi. «Potrei
dire la stessa cosa della Margherita», ribatte Chiamparino. E
aggiunge: «È normale che, quando grandi organizzazioni si fondono,
inizialmente ci sia la tendenza a ragionare sulle differenze tra noi
e loro. Vale tanto per i Ds quanto per la Margherita».
Per questo, come succede anche nelle migliori famiglie, si litiga.
Ad esempio sul "superamento" delle feste dell'Unità. «Non capisco -
osserva il sindaco di Torino - come ci si possa accapigliare su
questa questione. Il Pd dovrà saper creare momenti di integrazione
diversi. Le feste dell'Unità saranno uno di questi. Cambiarne il
nome mi sembra un'idea di cattivo gusto e ricorda un po' la storia
quei monaci che un tempo chiamavano pesce il maiale per poterlo
mangiare anche venerdì».

 

 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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