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Magda Negri

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Corriere della Sera, 27 ottobre 2007 - La scelta di Milano - di Pierluigi Battista

Davanti ai 2.800 delegati eletti lo scorso 14 ottobre, il segretario del Partito democratico Walter Veltroni spiegherà oggi perché ha scelto Milano come sede della prima convention della sua nuova formazione politica. Milano, non Roma di cui pure è sindaco. Milano, non Roma nei cui palazzi ribolle in questi giorni una guerriglia che disintegra mattone dopo mattone la maggioranza e mette in scena un conflitto intestino devastante di cui si stentano persino a riconoscere obiettivi e motivazioni.
Milano, perché è da Milano che Veltroni intende sfidare quelle sacche conservatrici della sinistra ottusamente incapaci di dialogare con il mondo del Nord che in Milano vedono rappresentato il proprio epicentro produttivo e simbolico. Milano come bandiera dell'alternativa all'immobilismo rissoso che a Roma paralizza lo schieramento premiato (di poco) un anno e mezzo fa dall'elettorato e che oggi ha un disperato bisogno di uscire dal pantano in cui rischia di farsi sommergere. Passati quindici giorni dalla vittoria delle primarie, va riconosciuto a Veltroni il merito di non aver appannato, anzi di averla rafforzata anche con la scelta milanese, questa identità alternativa: risorsa vitale per lui e per il nuovo partito che dirigerà avendone ricevuto un mandato pressoché plebiscitario.
Non si è lasciato irretire dal gioco febbrile delle dichiarazioni estemporanee, destinate a infittire il chiacchiericcio politico che accompagna ogni giorno il cronicizzarsi della crisi politica. E per quel poco che ha parlato e scritto, ha scelto di cimentarsi con temi, in particolare quelli della crisi internazionale e dell'avventurismo atomico e fondamentalista iraniano, che implicitamente disegnano anch'essi un'agenda alternativa ai contorcimenti della politica italiana.
Se avesse scelto diversamente, le sue parole sarebbero entrate di prepotenza nella cronaca quotidiana dello smarrimento in cui il centrosinistra sembra perdersi. Ma avrebbero sbiadito i lineamenti persino comportamentali di un'alternativa, di percepibile separazione dal modo d'essere e di apparire di una maggioranza senza bussola. Da una parte gli agguati sulla Rai, le divisioni sul welfare, le manovre sul Ponte di Messina, le liti furiose sulla giustizia, i ministri che non si rivolgono più la parola, i provvedimenti sulla sicurezza che svaniscono nelle riunioni del Consiglio dei ministri, la guerra camuffata degli emendamenti, le defezioni annunciate o minacciate.
Dall'altra lo sforzo di far nascere un nuovo partito che non riproduca gli stessi vizi e non si lasci risucchiare dall'isterizzazione che incendia la coalizione di cui pure le forze che costituiscono il Partito democratico sono espressione. Finora Veltroni ha saputo neutralizzare questo pericoloso effetto di omologazione, riuscendo a non guastare il sapore di novità che accompagna la nascita del nuovo partito, come viene lealmente riconosciuto persino dagli esponenti meno dogmatici del centrodestra di cui il Pd sarà avversario.
Alla convention milanese, pronunciate necessariamente le parole di sostegno al governo attualmente in carica a Roma, illustrerà i modi e i contenuti con cui intenderà percorrere questo sentiero stretto ma obbligato. Rimarcherà l'identità alternativa di cui è incarnazione, corroborata dall'accoglienza trionfale di chi ha partecipato al rito democratico delle primarie. E che non vuole affogare nel pantano dell'immobilismo.

 

 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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