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POLITICA INTERNAZIONALE  - Veltroni dica sì a Blair presidente del consiglio europeo - di Antonio Funiciello

I pochi che criticano la politica estera del governo italiano, a sinistra e destra, rimproverano di trattare Hezbollah come fosse un partito qualunque, Ahmadinejad come il Bossi d'inizio anni Novanta, l'Europa col solito sussiego filiale, George Bush come il vero problema da risolvere. D'altra parte a sinistra si utilizza spesso la politica estera del governo per scusarsi dei limiti mostrati in altri campi, confortati da un centrodestra che in quasi due anni di governo Prodi non ha spiegato quale sia la propria proposta alternativa di politica estera.
Ieri a Berlino è accaduto qualcosa che potrebbe mettere d'accordo i pochi critici con i molti entusiasti: d'accordo nel contrastare fermamente, da sinistra e da destra un preciso orientamento del governo italiano. Prodi e D'Alema con Angela Merkel scongiurano che il prossimo presidente del Consiglio Europeo sia Tony Blair, candidatura avanzata da Brown e Sarkozy. (...)

Ora, uno dei pochi modi per dare al mondo la sensazione che l'Europa sia finalmente diventata una cosa seria, è esattamente quello di farla rappresentare da gente credibile. Non c'è nome migliore su piazza di quello dell'ex premier britannico. Prodi e D'Alema, per ragioni diverse - questo s'intende, mostrano un'ostilità nei confronti di Blair che è decisamente fine a se stessa.
E' indispensabile che il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni si differenzi decisamente dal governo, riconoscendo la giustezza dell'opzione Blair per la presidenza del Consiglio Europeo. Il mondo vive difficoltà nuove che restringono le libertà individuali almeno quanto allargano le ingiustizie sociali. Negli ultimi tempi Prodi e D'Alema sono stati molto occupati a difendere Caino; è necessario che qualcuno cominci a preoccuparsi pure di Abele.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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