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Magda Negri

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«Nel Pd c’è chi lavora a logorare Veltroni»  -  Il Riformista

C’è un virus nel centrosinistra. La diagnosi è del vicesegretario del Partito democratico, Dario Franceschini.Il quale, reduce dalla riunione dell’esecutivo, consegna al Riformista le sue riflessioni sui principali temi di un’agenda che appare sempre più caotica e ingovernabile. Franceschini si esercita a trovare un capo e una coda al dibattito sulla riforma elettorale e alla sua Babele di rimandi geografici, alla precarietà di un governo appeso al filo del Senato e a una maggioranza indisciplinata, a un Pd teatro di una guerra per bande divise su tutto, con la laicità in cima al resto. Ma prima, appunto, Franceschini vuol parlare del virus. E dice: «Che in un grande partito come il Pd ci sia dibattito, articolato, serrato, è normale. Quello che è meno normale è che non si sia abbandonato, anzi continui, la tentazione tutta personale di dedicare molto più tempo a sottolineare quello che non funziona, a evitare che ci sia una leadership troppo forte, ad alimentare i retroscena sui giornali, a esibire i muscoli dentro il partito. Questo è un virus che affligge il centrosinistra da troppi anni.

Nel 1996 facciamo Prodi presidente del Consiglio e dal giorno dopo comincia una roba sotterranea per sostenere che il problema della coalizione è Prodi. Poi diventa premier Massimo D’Alema, e subito si comincia a dire “attenti che D’Alema diventa troppo forte”. Tocca ad Amato, ma ecco che Amato non può candidarsi. Candidiamo Rutelli e un minuto dopo Rutelli non va bene, non è adatto, non ce la fa. Quindi è toccato a Fassino. Ora vedo che con Veltroni è ripartita la stessa tentazione, questo istintivo gioco del logoramento. O ci mettiamo in testa che l’elemento principale di discontinuità col passato è che ci si affida a una persona, la si fa lavorare e la si giudica alla fine del suo lavoro o si va al disastro. Perché, faccio presente, in tutti gli esempi precedenti eravamo lungo la transizione. Ora il Pd c’è. E dopo non c’è il super-Pd, non c’è più niente». C’è chi considera il vero virus la possibile «deriva plebiscitaria» del Pd veltroniano.(leggi tutto)

 Risponde Franceschini: «Non saremo mai un partito plebiscitario, ma avendo preso tre milioni e mezzo di voti alle primarie, Veltroni eserciterà con forza e con buonsenso il suo diritto a governare il partito, senza perdersi nelle beghe interne».
Il vice-segretario del Pd cita i retroscena dei giornali, e allora vien da pensare che il principale imputato della sua requisitoria sia Massimo D’Alema: «No, e comunque non posso dare nomi e cognomi. Perché questo è un gioco che per sua natura non ha mai una firma. Dico solo che se uno mette insieme i giornali delle ultime settimane si fa un’idea sbagliata. Pensa che sul pasticcio del pacchetto sicurezza la responsabilità sia del Pd. Che sulle riforme il Pd lavori contro il governo. Questo gioco deve finire. Non mi rivolgo a tizio e caio, parlo a tutti». Che siano allora i cosiddetti «signori delle tessere» che inoculano il virus? «Quello delle tessere è un argomento usato per apparire sui giornali. Di regole interne sta discutendo in modo trasparente una commissione in cui sono rappresentate tutte le sensibilità e che mi risulta sia vicina all’accordo su un modello di partito molto aperto. È chiaro che alla fine ci sarà un luogo in cui democraticamente si decideranno la linea e gli organi del partito a tutti livelli. Che questo luogo si chiami congresso o si chiami convenzione, non mi interessa nulla. Quello che so è che non si può tornare indietro dall’atto costituente. Dopo aver eletto organi nazionali e regionali chiamando a votare militanti e simpatizzanti non possiamo dire loro: “abbiamo scherzato”».
Il Pd litiga pure sul modello di riforma elettorale. Come si spiega l’improvviso ritorno di fiamma di Veltroni per il sistema francese? «Il sistema francese non è ritorno di fiamma. Sta scritto nei programmi dell’Ulivo da dieci anni. Sappiamo che questo modello non ha la maggioranza in Parlamento. Lavoriamo su una mediazione e per questo si parla di tedesco con dei correttivi. Se invece ognuno sta seduto sulla propria posizione di partenza non si va da nessuna parte. Non è che l’alternativa può essere tra la mediazione e la propria proposta. L’alternativa è tra la mediazione e il referendum». Che Veltroni, dice, si prepara a cavalcare. «Il referendum è stato un errore, che oggi ci costringe a lavorare in un mese e mezzo per varare la legge». Speranze di farcela? «So solo che se falliamo stavolta, ci condanniamo all’impotenza. E siccome ognuno scaricherà la colpa del fallimento sull’altro, è bene che avvenga tutto alla luce del sole».
Accusano Veltroni e Berlusconi di voler approvare una legge-truffa. «Nessun sistema elettorale rappresenta puramente e proporzionalmente il voto. Serve un meccanismo che faccia nascere un bipolarismo fondato su due grandi formazioni e non su 35 sigle». E perché non col tedesco puro invocato da D’Alema e Rutelli? «Perché non possiamo permetterci un bipolarismo con un piccolo partito al centro che ha il potere di far nascere un governo a sinistra o uno a destra».
Per il Pd dividersi sulla legge elettorale è un problema. Sulla laicità rischia di essere un suicidio. Dice Franceschini: «Fino a qualche tempo fa il dibattito era: i cattolici sono destinati a diventare ininfluenti nel Pd. Adesso si denuncia addirittura il rischio di una deriva confessionale. Questo è un nodo da sciogliere. Un partito deve avere un terreno di valori condiviso. Etica, scienza, libertà della ricerca, qui c’è la sfida principale del Pd: o diventa il luogo di incontro tra laici e cattolici o diventa il luogo della conta. Ma così si va a sbattere, perché su certi temi non si decide a maggioranza. E la libertà di coscienza non può diventare un alibi: un conto è se è il punto d’arrivo di un dissenso personale, un altro è se è il punto di partenza». Miriam Mafai ha scritto che il Pd si è messo alle spalle la stagione dei diritti civili. «Io vedo il rischio che una parte della sinistra, che ha smarrito le ragioni della propria identità, cerchi di ricostruirla sui diritti civili. E anche sul versante cattolico c’è un rischio simile, rischio terribile». Veltroni ha subito molte critiche per la scelta del consiglio comunale di Roma di non istituire il registro delle unioni civili... «I registri comunali sono una bandierina. Serve una legge del Parlamento e io mi batterò perché la si approvi».
Capitolo governo. La prima domanda è d’obbligo: c’è ancora una maggioranza? «Sapevamo dal primo giorno che avremmo governato con un voto in più al Senato. Non mi pare cambiato granché». E se Prodi non ce la fa, che succede? «Non mi piace discutere delle subordinate. Posso dire solo che, se Prodi cadesse, la sensazione è che Berlusconi farà di tutto per far votare il paese tre giorni dopo». Ma è vero che Veltroni vuole approvare le riforme e poi votare nel 2009? «La durata della legislatura non è oggetto di scambio o materia di trattativa. Il governo andrà avanti finché ha la maggioranza».
Come si fa a inseguire l’accordo sulle riforme con Berlusconi tra intercettazioni e accuse? Sul caso Rai Franceschini divide in due la risposta. «La pubblicazione delle intercettazioni - dice - è inammissibile. E non si può denunciarne l’uso quando creano un problema e strofinarsi le mani quando danno un vantaggio». Quindi aggiunge: «Riforma del sistema radiotelevisivo e conflitto di interessi sono due temi su cui andare avanti, chiedendo la disponibilità dei nostri interlocutori per tenere distinti questi piani dal tavolo delle riforme». Per chiudere, ecco la pagella al primo anno e mezzo del governo. «Merita un “buono”, con le attenuanti che si riconoscono agli studenti che vengono da una famiglia complicata. Certo, la condotta è insufficiente». E il voto ai compagni di classe del Pd? «I giudizi si danno alla fine di un trimestre. Spero solo che dalle vacanze di Natale torniamo tutti più buoni».
Stefano Cappellini
22/12/2007

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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