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Magda Negri

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Il Riformista, 31 gennaio 2008 Democrats. Sabato la commissione prova a licenziare il testo definitivo. Carta dei valori, la caduta di Prodi cambia le carte in tavola. di Alessandro Calvi

Una scommessa. Una sfida senza rete. Si può definirlo come si vuole ma il Manifesto dei valori del partito democratico, già strizzato dallo scontro tra le diverse anime del partito, e ora centrifugato dalla crisi di governo, più che una semplice carta d'identità del nuovo partito, come doveva essere nelle intenzioni, si avvia a diventare il manifesto politico e anche elettorale di un partito che per la prima volta si presenta alle elezioni, e vuole farlo da solo.

Una sfida, appunto, che il Pd lancia - o, meglio, che è costretto a lanciare, vista la crisi di governo - al Paese. Di tutto ciò, oltre che di valori propriamente detti, si discuterà sabato, quando i componenti della commissione valori del Pd si incontreranno per la quarta, e forse ultima, volta. Non sarà un incontro come i precedenti. Innanzitutto perché si conta
di chiudere e consegnare al partito il documento finale che dovrà essere approvato dall'assemblea generale. E poi perché, come si è detto, la crisi di governo ha cambiato le carte in tavola.

«Le elezioni richiedono un programma elettorale che guarda alla
legislatura», dice Alfredo Reichlin, presidente della commissione,
secondo il quale, però, «il Manifesto è una cosa molto diversa: è il
frutto dello sforzo di definire l'identità di questo partito in una
prospettiva più lunga». Certo, però, soprattutto se il Pd si
presentasse da solo, sarebbe arduo distinguere tra questo manifesto e
la sua declinazione concreta nel programma elettorale. «La
contingenza conta - ribatte Reichlin - ma non confondiamo i piani. È
ovvio che partiamo dall'oggi, che l'Italia che abbiamo di fronte ci
induce a guardare con più attenzione a come il Pd intenda definire se
stesso. Ma questa definizione di se stesso è un fatto di lungo
periodo. Quello al quale abbiamo lavorato, insomma, è un documento
complesso che affronta la questione della ricollocazione del paese in
chiave interna e internazionale, il tema della laicità dello Stato,
del rapporto con le religioni». «Poi, certo - conclude - più
l'accelerazione attuale mi chiama alla lotta, più penso di dare
un'arma in più alla mia parte dicendo chi sono, cosa voglio dire e
dove voglio andare».
Che il problema si sia posto lo confermano in molti. «Eravamo già a
buon punto prima che il quadro politico avesse questa accelerazione -
spiega Giorgio Tonini, senatore cattolico molto vicino a Veltroni -
ma è indubbio che la prospettiva di andare nei prossimi mesi a una
sfida elettorale così impegnativa per un partito appena nato dilata
l'importanza di queste discussioni e rende questo passaggio più
drammatico». E qualcuno, come Paola Binetti, senatrice teodem,
vorrebbe anche che questo lavoro proseguisse al di là della riunione
di domani. «Mi auguro che sia una riunione a forte valore
orientativo - spiega»". E questo anche in virtù della situazione che
si è venuta a creare, «poiché - spiega la Binetti - abbiamo bisogno
di salvaguardare al massimo l'unità e la convergenza di valori, visto
che ci proponiamo da soli alle elezioni». Il Pd, dunque, «deve
presentarsi come una organizzazione in grado di ammettere diversità
al suo interno e allo stesso tempo capace di portare a termine
processi decisionali. Altrimenti - avverte - si ripropongono i
meccanismi che già abbiamo conosciuto con la coalizione che ha
guidato il paese in questo anno e mezzo». Per tutto ciò, secondo la
Binetti, il documento che verrà discusso dovrebbe prevedere una sorta
di «approvazione in progress», perché «per arrivare davvero alla
sintesi della pluralità delle culture c'è ancora molta strada da
fare». Ciò detto, anche la Binetti è convinta del fatto che, anche e
soprattutto attraverso questo documento, emergerà la novità del Pd:
nuovo perché appena nato, certo, ma anche «nel metodo, nella capacità
di confronto e sintesi e nuovo e per la capacità di realizzare, a
partire dai principi su cui è basato, quel rinnovamento etico che il
paese reclama».
E si tratta di un rinnovamento che parte anche dal lavoro di questa
commissione. «Il Pd - osserva Tonini - la scelta di andare da solo la
motiva proprio perché considera conclusa la stagione del bipolarismo
coatto in cui la demonizzazione dell'avversario era prevalente sulla
capacità di proposta. Ciò non toglie che a nessuno sfugga come resti
importante nel comportamento elettorale la fisionomia del partito».
Insomma, ammette Tonini, «l'importanza del manifesto è esaltata dal
fatto che si va verso una fase calda». Verissimo. Proprio sulle
scelte che verranno formalizzate in questo pezzo di carta il Pd si
gioca una fetta consistente di credibilità.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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