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Magda Negri

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Alla Lega il 10% dei voti di Bertinotti e Verdi. Al Nord il 5% degli elettori di An (9% al Sud) passa a Veltroni - Il muro del Nord si è confermato inespugnabile per il Pd - Ma a consegnare la vittoria al Pdl sono stati il Mezzogiorno e l'astensione.

Sono due milioni gli italiani che hanno cambiato partito domenica scorsa. La stragrande maggioranza è rimasta all'interno dei vecchi schieramenti, come se le grandi coalizioni del centro-destra e del centro-sinistra esistessero ancora. Ma una parte più piccola, concentrata al Sud, ha saltato il fosso, o è passata dal partito invisibile dell'astensione al centro-destra. Sono stati loro a consegnare la vittoria elettorale al Popolo della libertà. 

 

 

 

Destra e sinistra, poli virtuali
In queste elezioni hanno cambiato bandiera circa un elettore su 25. Tradire con un alleato o un ex alleato si può, dunque, ma passare al nemico resta tabù. Si conferma cioè il teorema bipolare della "fedeltà leggera", ideato da Natale, in base al quale alla fine, in cabina elettorale, anche i più indecisi scelgono all'interno del proprio tradizionale schieramento. Come se centro-destra e centro-sinistra esistessero ancora. Ma con due importanti eccezioni: quel 5-9%(rispettivamente al Nord e al Sud) di elettori di An che hanno scelto Veltroni. Probabilmente per quell'attrazione che Veltroni esercita, insieme a Gianfranco Fini, sul voto "orientato al leader". E poi il voto nel Mezzogiorno, fluido per tradizione, con i due casi eclatanti di Campania e Calabria, infedeltà "pesante" il primo, ritorno agli antichi amori per il centro-destra il secondo. Due regioni sottolinea Natale, «dove il voto non è di opinione ma di aggregazione: gli elettori si schierano per passaparola, si riorientano in anticipo verso il probabile vincitore, che ottiene molti più voti del previsto». Da sempre, sottolinea lo studioso di flussi, «i destini delle elezioni politiche italiane sono determinati, oltre che dall'astensione, dagli elettori del Sud. Nel 2008 come nel 2006 e nel 2001». Al Sud, fra l'altro, l'Ulivo ha perso più voti a favore della sinistra e dell'astensione, oltre che dell'alleato di Pietro, rispetto al Nord.
I cattolici e l'Udc
L'elettorato cattolico non ha concesso monopoli. Ha preferito il centro-destra, ma non l'Udc, che ha goduto di una certa fedeltà al Nord, mentre al Sud ha visto quasi un terzo dei suoi voti traslocare nel Pdl. Scomparsi i due poli, l'elettorato Udc si è diviso tra fedeltà al partito e fedeltà alla coalizione, spaccandosi a metà.
Di Pietro mette radici
L'Idv di Di Pietro ha portato a casa, nel Mezzogiorno, il 10% dei voti ulivisti, il doppio rispetto al Nord. Giocando in casa nel Molise, certo, ma capitalizzando una grande fedeltà. Indice di un processo di radicamento, sottolinea Natale, molto più intenso che in passato, quando lo penalizzava l'intrinseca natura fluttuante del voto "giustizialista" e di protesta contro "la casta" e i vizi della politica.
Il verdetto degli indecisi
È dal Sud che è partita la crescita dell'astensionismo di quasi 4 punti. Ma soprattutto, è stato il partito dell'astensione intermittente a scendere in campo nel Mezzogiorno decretando la vittoria del Pdl. Il 15% di coloro che si sono astenuti nel 2006, infatti, domenica scorsa è andato a votare. E lo ha fatto per Silvio Berlusconi. Questo è accaduto in particolare in Campania e in Sicilia. Un supporto che è completamente mancato a Walter Veltroni, al Sud come al Nord. «L'astensione degli ex ulivisti – calcola Natale – può aver sottratto al Pd 1,1 milioni di voti».
Le regioni centrali
Hanno registrato meno tradimenti elettorali. Un piccolo passaggio di voti da Rifondazione e Pdci verso la Lega c'è stato. «Ma i più forti – sottolinea Natale – sono avvenuti da Fi verso la Lega, anche nelle "zone rosse". Come se l'elettorato di Fi, deluso sulla reale volontà politica di una svolta sul federalismo fiscale e la lotta all'immigrazione, avesse scelto una forza che lo garantiva maggiormente». Gli operai con la doppia appartenenza sindacal-leghista, aggiunge, esistono dall'inizio degli anni 90. La novità è semmai che ora il fenomeno si è esteso alle Regioni dell'Italia centrale. Un'altra ipotesi è che il passaggio anche qui avvenga in due tappe: dalla sinistra al Pdl e poi alla Lega. Ma nelle regioni rosse c'è maggior "copertura sociale" rispetto al Nord, e questo renderà più difficile l'espansione leghista.
Il voto, è la conclusione, restituisce l'immagine di un'Italia più simile a sé stessa di quanto indurrebbero a credere i cambi di bandiera partitica. In cui le ferite del Sud, dal caso Campania alla sicurezza, dall'emergenza lavoro alla pedita di potere d'acquisto e di competitività, possono aver trovato espressione nel voto tanto quanto i sintomi della "questione settentrionale" e dei malesseri della parte più avanzata del Paese

EFFETTO SUD

 

 

Dieci punti in più
È al Senato che si vede meglio l'«effetto Sud» che ha regalato al Pdl la vittoria piena delle elezioni politiche 2008. Il centro-destra ha vinto in tutte le Regioni del Mezzogiorno tranne la Basilicata.
Gli spostamenti di voto
Gli analisti dei flussi elettorali sono rimasti colpiti dagli spostamenti di voto rispetto al 2006. In Campania, Calabria e Sicilia, se il raffronto viene fatto su basi omogenee, la coalizione guidata da Silvio Berlusconi guadagna tra gli 8 e i 10 punti percentuali
Le Regioni perse dal Pd
Sono quattro le Regioni dov'è cambiata la maggioranza politica espressa dagli elettori: Lazio, Liguria, Abruzzo e la Calabria sono passate al Pdl
Il distacco più forte
Se si esclude la Sicilia i distacchi maggiori si registrano in Calabria, dove il totale di voti andati a Silvio Berlusconi è stato del 43,8% contro il 36,2% raccolto da Walter Veltroni. Forte distacco anche in Campania: il Pdl ha raggiunto il 51,4% contro il 35,6% del Pd. Di solo 3 punti, invece, il distacco Pdl-Pd in Sardegna (43,1 contro 40,2)
 
 

 

 

 

 

 

 

 

COLLERETTO  GIACOSA  -  20 APRILE 2008

segretario regioanle PD MORGANDO
• Motivi di ottimismo : il partito c’è; di pessimismo : mancato sfondamento al centro;  l’area di attrazione del PD è insufficiente per portarlo al governo; il governo Berlusconi farà politiche non solo di destra
• Campagna elettorale: tema da approfondire, il partito romano è stato troppo presente, approccio è stato giocato in chiave mediatica in misura eccessiva, idem i condizionamenti sulle liste
• Emersi fenomeni strutturali : a) crisi della Sinistra Arcobaleno con rifiuto della politica dei no; b) voto leghista è rappresentativo della società, anche urbana, tuttavia ancora intercettabile
• Come reagire : - anzitutto con le politiche : applicare il programma
- come radicarsi nel territorio senza rifare il partito pesante
- come dare presenza alle aree culturali senza cadere nel correntismo

Piero BORLA (Let)
• analisi : prima ancora che il successo leghista, è importante la persistente impermeabilità dei bacini elettorali di centrosinistra (complessivamente considerato) e di centrodestra (con UdC) secondo lo schema teorico illustrato già da tempo da Ricolfi : scarsi transiti diretti di voti
• cause : prima ancora dei condizionamenti da sinistra, e dei limiti di Prodi come leader, si rileva la mancanza di visione e di coesione all’interno dell’area ulivista, al governo e in parlamento.
• rimedi : la costituzione del partito unitario e la strategia elettorale sono stati reazione positiva e profonda; ora concentrarsi sul programma come base di lavoro di opposizione e lavorare a costruire il partito, che non c’è veramente
• errori da evitare : inseguire il leghismo sul federalismo. Improponibile il partito del Nord : equivale a ridurre il PD a partito del Sud. Il modello istituzionale corretto non è una pluralità di pseudostati trincerati entro competenze esclusive e rigide nel tempo, ma un insieme di soggetti di vari livelli (dallo Stato in giù) e nature che sanno lavorare in rete e creare sinergie

BROSSA (Let)
• egemonia della sinistra riformista sulla sinistra alternativa : obiettivo raggiunto
• forzare con decisioni unilaterali la trasformazione istituzionale : obiettivo raggiunto
• vincere : mancato : proposta di programma non credibile, proveniente da gruppo dirigente comunque penalizzato da governo Prodi
La proposta di PD del nord va capita, investire nelle figure che hanno maggior capacità di attrazione

 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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