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Magda Negri

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20-05-08 - Orlando

Non c'è due senza tre. Potrebbe consolarsi così chi non avesse ancora "elaborato il lutto" della terza vittoria elettorale di Berlusconi. Noi non saremmo con lui, non per aver già "elaborato", ci mancherebbe, ma perché ci insegnarono qualche secolo fa che salus rei publicae suprema lex. E ci frulla ancora dentro. Ma, giudicandoli con parole loro, è un fatto che questi governi della destra furono definiti la prima volta (1994) «dilettanti allo sbaraglio»; la seconda (2001) «il ritorno dei Monty Phyton»; la terza (2008) «non si fanno grandi cose con piccoli uomini» (Antonio Martino).(leggi tutto)


Il quale, escluso dal governo perché "piccolo" non è, parla secondo
verità, come un altro grande escluso, Beppe Pisanu: «Troppa
improvvisazione, non sanno di che parlano; di questo passo sarà un
disastro». Pisanu si riferiva ai farfugliamenti aereonavali
antiemigranti del ministro La Russa, che strappa al camerata Fini il
primato della cultura istituzionale («Il deputato ha diritto di
parlare in aula, ma dipende da quel che dice»), e contende il primato
dell'insipienza al camerata presidente dei senatori pdl, Gasparri,
che vuol fare della Rai la Mediaset di An. Non parliamo delle gentili
anime socialiste, Stefania Craxi che dichiara la guerra alla Spagna o
Marghertita Boniver che propone di utilizzare i clandestini per
spazzare le strade di Napoli (con o senza le catene dimesse con la
guerra di secessione negli Stati Uniti?); e della Mara Carfagna, che
la solidarietà a lesbiche e gay non la dà (è suo diritto, ma che
c'entra il ministero delle pari opportunità?); e di Mariastella
Gelmini, che coi soldi dello stato vuol incentivare le
scuole "pubbliche o private" indifferentemente, come parlasse ancora
in parrocchia. E qua ci fermiamo, per metterci qualcosa di nostro.
Di nostro vorremmo fare una sola considerazione. Questa: che, se
durante i ventidue mesi delle mestizie prodiane le forze della
destra, invece di occuparsi un giorno sì e l'altro pure del mercato
delle vacche senatorie, per dare "la spallata", avessero studiato i
progetti da attuare una volta tornate al governo, oggi non sarebbero
in quella foresta di emozioni e simboli che hanno creato nella
campagna elettorale. Emozioni e simboli che non hanno niente a che
spartire con la Natura di Baudelaire, nel cui tempio l'homme y passe
à travers des forèts de symboles. E non costringerebbero il ministro
del programma Rotondi, erede di quella che Pannella definisce la Dc
più ragionevole e positiva, a dichiarare con disarmante onestà che
domani «a Napoli il consiglio dei ministri non si occuperà di
immondizie, ma realizzerà l'iniziativa simbolica che annunci ai
meridionali il cambiamento della politica per il Sud».
Ancora? Sessant'anni fa l'aveva annunciato De Gasperi, facendo la
cassa del Mezzogiorno e la riforma agraria; ottantacinque anni fa
Mussolini, mandando il prefetto Mori a combattere la mafia in Sicilia
(pezzi da 90 esclusi, s'intende: erano nel partito); centoquattro
anni fa l'Italia liberale di Giolitti, con la legge per la bonifica e
l'industrializzazione di Napoli; centoquarantottotto anni fa
Garibaldi, entrando da dittatore a Napoli e nominando ministro
dell'interno il capo della camorra Liborio Romano (chi più adatto di
lui a impedire che le immondizie appestassero la città abbandonata da
Francesco II?).
Fra tanto ondulare italico di soluzioni mafiose e di cose molto
concrete (acciaierie, strade, bonifiche, attacco al latifondo),
possibile che oggi alla vigilia dei 150 anni d'unità nazionale un
governo che ha stravinto le elezioni si riunisca a Napoli per un
gesto simbolico? Certo, sappiamo, e vivamente speriamo, che alla
foresta di simboli seguiranno le cose concrete: la riduzione dell'Ici
e l'aumento dei salari, anche se Tremonti dice che il «tesoretto non
c'è» e vuol spremerlo da banche, petrolieri e altri ricchi, come quel
rifondazionista che voleva farli piangere (in campagna elettorale).
Ci sarà l'apertura non simbolica di cantieri, forse anche quello del
ponte di Messina: perché in Sicilia «con la mafia bisogna convivere»
come a Napoli con la camorra grassa di "monnezza". Forse ci sarà
anche una sanatoria mascherata (cioè negata, ma fatta alla
napoletana, aumma aumma, per le centinaia di migliaia di famiglie
italiane che senza badanti sarebbero distrutte). Forse ci sarà anche
una più svelta edilizia carceraria, visto che i condoni si fanno fare
dalla sinistra e li si vota pure, ma ripeterli con la firma della
destra no: che direbbe il vicinato? Noi ci auguriamo che queste cose
e molte altre si possano fare, anche con l'aiuto critico del Pd e del
suo governo ombra che dovranno lavorare ai progetti (e non solo Rai,
parlamento, legge elettorale, questioni fondamentali nel Palazzo ma
irrilevanti oggi nella società, salvo il federalismo fiscale: perché
se davvero la Lombardia paga il 30 per cento delle tasse e ne vuol
spendere la maggior parte per sé, allora si capisce la rivolta di
Galan nel Veneto, che ne paga solo l'8, e che senza solidarietà
nazionale non ce l'ha fa, come una qualunque Basilicata. L'è capì,
Umberto?).
Un aiuto critico, quello del Pd, che favorirebbe il governo nel non
procedere a tentoni, come sta facendo in questi primi giorni di luna
di miele, luna che nessuno intravede nella bruma del risveglio; ma
soprattutto potrà favorire il paese di fronte all'alta marea della
crisi, che sale dal fondo della globalizzazione unilaterale (solo
finanziaria, solo economica, solo imprenditrice, insomma
solo "mercatista" come dice Tremonti che un giorno ricorda d'essere
stato manifesto, un giorno Psi, un giorno ministro degli evasori, un
giorno critico dell'Europa, e oggi ci frulla un mix di liberalismo,
di solidarismo, di papismo, di protezionismo senza le cannoniere di
La Russa. O, al più, col reato di immigrazione clandestina, gradito
all'onorevole Ghedini che, dopo le leggi ad personam "pro domo sua"
dell'altra volta, ora prepara quelle ad personas africane,
asiatiche ,sudamericane che s'aggirano attorno all'Occidente).
N o i dell'opposizione, tuttavia, i 100 giorni della luna di miele ai
freschi inquilini di palazzo Chigi intendiamo riconoscerglieli tutti:
a patto che non facciano come quegli sposi che, dopo aver filato
d'amore e d'accordo prima, cominciano a graffiarsi appena pronunciato
il sì. Non perché ci preoccupi la loro unione di fatto e anche
strabenedetta; ma perché potremmo forse immaginarne gli effetti del
fallimento sull'Italia: in un momento, ripetiamo, in cui la nave
sarebbe senza nocchiero in gran tempesta. Però, passati che fossero
invano i 100 giorni e il governo continuasse a procedere da sbronzo,
il Pd potrebbe dover riflettere alla sua condizione, magari per
ragioni estetiche, poche cose essendo più ridicole di due sbronzi che
per strada si sorreggono a vicenda.
Certo, non c'è traffico, per ora. Il paese, nel suo animo profondo,
resta il paese dell'indifferenza. Ma l'indifferenza regge fino a
quando la pappa è a tavola. Come sapevano benissimo sia il fascismo
che la Dc. Il problema comincia quando la pappa è poca o addirittura
non c'è.

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Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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