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Magda Negri

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Come appare chiaramente dallo studio sui flussi elettorali (SVG) apparso sull'Unità di domenica 12 marzo, sono in corso sommovimenti in centro destra e centro sinistra  che mutano le tradizionali aree di appartenenza. Accanto ai tre poli attuali equivalenti si profilano due aree satelliti: quella dei progressisti con Pisapia e quella dei moderati. Nessuno è in grado di governare da solo, nessuna  alleanza è in grado di raggiungere il 40% e fare scattare il premio maggioritario; appare del tutto illusoria l'idea di un'alleanza area democratica + Forza Italia senza Lega, che peraltro non raggiungerebbe essa pure l'agognato 40%.

Ovunque, se non nel polo sovranista e populista, sarebbero rappresentate con difficoltà le classi meno abbienti e i giovani.

In questo scenario fluido e oramai pentapolare, potrebbe determinarsi nel congresso PD una logorante diatriba sulle alleanze come già abbiamo conosciuto in altri tempi. Allearsi solo con i gruppi a sinistra? Una specie di nuovo vasto Ulivo che accoglie centristi, democratici e tutta la sinistra possibile? Andare da soli come se fossimo in un sistema duramente maggioritario?  Se ci imbarchiamo per questa rotta finiamo in discussioni astratte che ci trascineremo anche oltre alle primarie fino alle elezioni.

Io penso che l'unica rotta sicura sia proporre il PD come soggetto che in un contesto mutato continua nel processo di riforma, colloca se stesso argine ai nazionalisti e ai populismi che cresceranno in modo vorticoso i questi mesi, tenta di raccogliere intorno a sé anche se non dentro di sé tutta la sinistra  riformista possibile e non chiude le porte a quei soggetti anche minoritari che non si alleeranno con la futura coalizione di centro destra. Non so se questo si tradurrà in nuovi partiti e nuove sigle politiche, ma è importante adesso alzare gli argini dove deve scorrere il nostro fiume e non farsi in nessun modo dettare l'agenda dalle tentazioni populiste. Non sappiamo davvero come sarà il sentiment popolare da qui a quando si voterà;  quello che accade in questi giorni in Olanda ci dimostra come ogni pietra può essere un inciampo, ogni problema può divampare in problemi addirittura internazionali e la stessa qualità democratica dell'Europa può essere condizionata  dal ricatto dei nuovi dispotismi che stanno dietro l'uscio di casa.

Per questo io spero che il Congresso del PD non sia (come sembra temere oggi  Nazi) non sia una fatua gazebata sulla notorietà e le qualità dei leader ma , non erigendo muri di Berlino fra le mozioni, sia un confronto politico serio sul PD e le forze democratiche nell'Europa che cambia.

Io penso che il tema centrale di questo congresso sarà di tipo geopolitico: cosa deve diventare l'Europa e le forze del socialismo europeo nella tenaglia del dispotismo Putin- Erdogan, del populismo di Trump e come la globalizzazione non frenabile (evoluzione 4.0) debba essere indirizzata ad esiti positivi di giustizia e di sviluppo.

La sorte della Libia e il governo dei flussi migratori sarà all'ordine del giorno del congresso come e più della legge elettorale. È tornato un tempo in cui i socialisti e i progressisti sono sfidati a un pensiero lungo e a una  dimensione internazionale. Se le cose saranno così, le nostre casalinghe questioni della leadership, della forma partito, della qualità delle riforme da completare, troveranno, pur nella diversità di valutazioni, il terreno utile per un avanzamento strategico.

Il voto di domani in Olanda, il dibattito del Partito socialista francese, il programma di Schulz vanno sentiti come cose nostre, parte di un'unica sfida.  Non mi pare che abbiamo incominciato col piede giusto, Renzi ha concepito il Lingotto non solo come rilancio di una strategia, ma come la riproposizione e l'auspicata riconferma di sé e del suo ruolo in una dimensione elettoralistica quasi si votasse domani, e la discussione e la presentazioni delle altre mozioni stanno solo muovendo i primi passi.

Vedremo: sarà molto importante la situazione programmatica delle mozioni come il messaggio di unità dopo tante crisi del PD . Purtroppo dobbiamo attraversare mesi difficili e severi in tema di politica economica con il rischio che dopo le elezioni ci si trovi in terra incognita senza la certezza di un governo possibile.

Per questo la sobrietà e la qualità del nostro dibattito congressuale è essenziale. Non è più tempo di comizi, di autocelebrazioni, di rapide autoassoluzioni, del gioco antico dell'amico-nemico.

I nemici sono tutti fuori di noi e sono così cangianti che potremmo anche non riconoscerli.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Ogni elezione ha la sua storia



Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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