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Magda Negri

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Pubblico volentieri questo articolo di Emanuele Felice su La Repubblica del 3 aprile, che considero uno fra i commenti più interessanti usciti sull’andamento della prima fase del congresso Pd. Il titolo non inganni. L’autore non ci trova particolarmente eccellenti però almeno nobilita l’iniziativa di tutti e tre i candidati ricercandone radici e coerenze con i filoni politico culturali più significativi della sinistra europea. Pensateci un po’: pochissime sono state le voci dal congresso che hanno cercato di attingere a questa  dimensione e anche in questi giorni ci arrovelliamo su numeri e percentuali. E’ un congresso introverso, centrato su chi comanderà nel partito più che su quello che sarà la sinistra democratica in Italia. Si intrecciano trionfalismi e moralismi. Per quanto riguarda i dati ormai definitivi, io penso che la percentuale dei votanti sia stata importante e significativa  e la vittoria di Renzi omogenea e certa. Tre anni di governo e il controllo assoluto che i renziani di ogni componente hanno sul Partito e sui gruppi dirigenti motivano in gran parte questo voto insieme all’opinione di molti iscritti che valga ancora la pena di scommettere su di lui.

Il potere crea potere e in genere logora solo chi non ce l’ha però questo risultato (vedremo se sarà confermato il 30 aprile) dovrebbe dare alla maggioranza un senso di responsabilità accresciuta, non l’esibizione di un puerile trionfalismo (su cui ha detto bene ieri Folli su Repubblica) o il brusco richiamo d’ordine (“Ho vinto io, gli altri lo riconoscano” che il solito Renzi non si è trattenuto dal fare in questi giorni. La classe non è acqua: ce l’hai o non ce l’hai. Ho riflettuto sull’andamento del tesseramento: abbiamo perso più do 100mila iscritti dal 2013, la nostra base di iscritti è anche significativamente cambiata, abbiamo avuto casi di “tesseramento di scopo” dell’ultima ora, ma non credo che ci siano state scorrettezze significative. Nel 2013 avevamo avuto un tesseramento “last minute” molto maggiore perché avevamo fatto prima i congressi di federazione dove, per votare i segretari di federazione bisognava essere iscritti e queste competizioni locali avevano motivato molto diffuse iscrizioni. Rispetto al 2013 questo congresso appare meno alternativo e competitivo e più giocato sulla notorietà dei candidati, piuttosto che sulla alternatività delle proposte .

Spero che useremo bene le tre settimane che ci separano dalle primarie, “vendendo” ai cittadini e agli elettori non solo le nostre percentuali, ma la ricchezza delle proposte del PD.

Diversificare l’offerta politica per raccogliere il massimo di domanda.

 

 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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