home
Emendamento Ceccanti su Lodo Alfano: carta canta
venerdì 09 luglio 2010

Stefano Ceccanti scrive, fornendo validi argomenti alle sue tesi:

 

Il resoconto stenografico della Camera del 16 marzo 2000 riprodotto qui sotto dimostra che l'analisi è corretta: il sottosegretario alla Giustizia del Governo Amato chiarisce la vicenda Scalfaro-Sisde mettendo solennemente agli atti del Parlamento che secondo l'interpretazione prevalente applicata in quel caso (anche se oggetto di contestazioni) per il solo Capo dello Stato lo scudo c'è già da anni, senza che questo ne abbia mai giustificato l'estensione ad altri.

Su questioni di opportunità il giudizio può essere diverso, anche a seconda della cultura politica di ciascuno. Nella mia viene prima il criterio della responsabilità che mi porta a considerare l' omissione l'errore più grave in assoluto. Anche se qualcuno può ritenerla  la secolarizzazione di una teologia non appropriata all'ambito politico.

segue il Leggi Tutto

 
Ceccanti e il lodo Alfano
venerdì 09 luglio 2010

Il Lodo Alfano e la cultura del sospetto

di Stefano Ceccanti

Tutte le riforme costituzionali sono scomparse. Rimane solo il lodo costituzionale perché il legittimo impedimento dura al massimo fino a ottobre 2011. In Senato si voterà già prima della pausa estiva. Saremo poi trascinati al referendum. Voteremo contro perché l'idea di costruire una legge costituzionale ad personam è di per sé sbagliata. Il lavoro parlamentare ha però una sua logica. Si presentano anche emendamenti di "riduzione del danno". Se si leggono in modo prevenuto sembrano compromessi deteriori, ma il punto è non perdere il filo. E' evidente che nel comma che prevede lo scudo per il Presidente del Consiglio e i ministri presentiamo sia l'emendamento che lo toglie a tutti sia quello che lo toglie solo ai ministri. Presentare il secondo vuol dire giustificare lo scudo al Presidente del Consiglio? No di certo, significa almeno evitare nuovi Brancher. I grandi gruppi di opposizione fanno così ovunque, faceva lo stesso il PCI anche nei momenti di più aspra contrapposizione. Se ne è persa la consapevolezza? Lavoriamo per ricostruirla perché altrimenti facciamo testimonianza, non esercitiamo la nostra responsabilità che vuol dire farsi carico anche del caso peggiore in cui la legge sia approvata. Ieri è emersa una critica. Per il Presidente della Repubblica il testo si affida alla semplice maggioranza. Si crea un anomalo rapporto fiduciario. Contro quel male dai gruppi di opposizione sono venute varie forme di riduzione del danno. Poteva rientrare anche l'improcedibilità del solo Capo dello Stato per il periodo del suo mandato? Sì, senza che ciò potesse in alcun modo servire come alibi per altri. Appare così tassativo l'enunciato dell'art. 90 per i reati funzionali che vasta parte della dottrina interpreta già così il sistema oggi vigente. Nella prassi così decise la procura di Roma in relazione al Presidente Scalfaro. Fanno così, solo per la figura del Capo dello Stato, le Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese: lo hanno spiegato autorevoli costituzionalisti come "male minore". Si sono profilate delle incomprensioni. Lo abbiamo ritirato perché poteva sembrare che assumessimo quella come ipotesi principale. I costi rischiavano di essere superiori ai benefici. Però l'occasione deve servire a riflettere a freddo perché ne va del nostro modo di essere. Il ruolo di un'opposizione non testimoniale è anche quello di ridurre responsabilmente il danno, senza che questo meriti l'esercizio sproporzionato della cultura del sospetto.

 

 

 
Riflettendo su Pomigliano
domenica 04 luglio 2010

Anche il Pd nazionale si sta occupando della vicenda Pomigliano. Da approfondire resta il tema negletto  dell’organizzazione del lavoro nelle linee  e l’analisi su quanto accade in altre grandi industrie automobilistiche nel mondo. Abbiamo organizzato di vederci con liberataguale, Aperto e altri amici interessati all’argomento, il 5 luglio alle 18 in via Mazzini 44 a Torino, nella sede del Pd. Un incontro del tutto informale, che ha dato interessanti spunti di riflessione.

 Riportiamo l'intervento dell'ex sindacalista Pessa, che oggi segue per il pd piemontese la questione:

 Il documento consegnato dalla Fiat alle organizzazioni sindacali il 28 maggio u.s. rappresenta in-dubbiamente una forte innovazione del sistema di relazioni sindacali, che avrà probabili effetti imitativi in altre aziende. Per il momento il testo riguarda la ripresa produttiva dello stabilimento di Pomigliano, ma è noto che lo stesso modello sindacale e produttivo sarà progressivamente esteso agli altri stabilimenti del gruppo.

L’oggetto principale della trattativa sindacale è noto fin dalla presentazione ufficiale del piano Fiat (21 aprile 2010): in cambio di un forte aumento delle produzioni automobilistiche negli stabilimenti italiani, l’azienda pretende un forte aumento della produttività attraverso un incremento dell’utilizzo degli impianti e la possibilità di richiedere unilateralmente cospicui livelli di lavoro straordinario, oltre i livelli previsti dal contratto nazionale di lavoro.

Turni e flessibilità della prestazione

Lo schema di turnazione presentato dall’azienda è sostanzialmente quello già previsto per lo stabi-limento di Melfi: 18 turni settimanali con il sistema 48 – 32 con riposi a scorrimento (il lavoratore ruota sui tre turni effettuando alternativamente una settimana 48 ore e la successiva 32 ore). Come a Melfi la mezz’ora di mensa verrebbe spostata a fine turno, perciò il lavoratore effettuerebbe 7,5 ore di lavoro effettive di seguito. L’organizzazione del lavoro si basa, quindi, su tre squadre di lavorato-ri (rinforzate del 20% per sostituire gli assenti per il riposo a scorrimento) che si alternano nei tre turni: il ciclo lavorativo formale inizierebbe domenica alle ore 22 e termina sabato alle ore 22, com-prendendo 18 turni settimanali di 8 ore. Le attività di manutenzione saranno invece strutturate sul ciclo continuo (7 giorni settimanali per tre turni) con il sistema 6 – 2 (6 giorni di lavoro e 2 di ripo-so).

 segue in leggi tutto...

 
Investimenti sui sistemi d'arma -La Russa è un po' confuso e non sa di cosa sta parlando
lunedì 05 luglio 2010

"Il ministro La Russa blocca l’arruolamento dei giovani e il turn over e non fa riforme strutturali delle carriere militari”. Ad affermarlo sono i senatori del PD Magda Negri e Mauro Del Vecchio, membri della Commissione Difesa. “La Russa – proseguono i due parlamentari del Partito Democratico - non sa quali sistemi d’arma deve implementare, perché non li conosce e non sa che, tagliando su determinati investimenti, sottoporrà lo Stato al pagamento di ingenti penalità. È quanto emerge dall’intervista del ministro pubblicata sul quotidiano La Stampa di ieri.

Del resto, sono oltre due anni che il PD richiama l’attenzione del governo sulla difficile situazione in cui versa il comparto della Difesa, penalizzata da ripetuti tagli al bilancio, che ne compromettono la possibilità di addestramento, di manutenzione dei mezzi, di approvvigionamento delle scorte, limitando in prospettiva l’efficienza operativa dello strumento militare”. “Da una parte – evidenziano i senatori Negri e Del Vecchio - il ministro La Russa esalta la specificità dell’impegno del personale militare e dall’altra rifiuta di dare concretezza a tale specificità”.

“Il ministro coinvolga quindi il Parlamento, come ha chiesto in una recente mozione il PD, nel serio e non semplicistico riesame dei programmi di acquisizione dei sistemi d’arma in atto, che non sono piovuti dal cielo, ma discendono da decisioni assunte dai governi succedutisi negli ultimi 15 anni”, è la richiesta dei senatori Negri e Del Vecchio.

 

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 31 - 40 di 352