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Inghilterra e "dintorni"
domenica 09 maggio 2010

Per dimenticare l’esito del voto inglese, guardo la BBC, il notiziario,  e mi informo sulle trattative incrociate fra  i leader conservatori, laburisti e liberaldemocratci, che dovranno concludere le alleanze di governo inglese. A differenza dell’Italia, vengono consultati anche i rappresentanti del Governo ombra. Ieri rendevano onore allo sbarco in Normandia, di cui ricorre il 65mo. Sabato ho anche partecipato ai volantinaggi del Circolo Nizza Lingotto  di Torino in piazza Bendasi, in vista di un incontro sul quartiere che sarà in programma il 14 maggio sera.  Piccolo incidente dovuto a un provocatore  che pare sia istituzionalmente a libro paga del Pdl, ingaggiato per “guastare”  le iniziative sul territorio del Partito democratico. Disturba urlando accusando il governo della Circoscrizione di una gestione fallimentare. Ma sembra sia solito farlo.

Propongo alla sezione di cominciare a fare un lavoronei prossimi 10 mesi con un questionario e successivi dibattiti per verificare  quali sono i problemi e le attese dei cittadini in vista delle amministrative 2011. 

 
Articolo su Europa: Il Pd ascolti Chiamparino
giovedì 06 maggio 2010
La querelle tra azionisti sabaudi e meneghini di Intesa-Sanpaolo è giunta a complicare la vita del Pd piemontese, dopo una sconfitta elettorale che aveva di suo già scosso il partito regionale. Le vicende politiche legate ai nuovi equilibri nel secondo gruppo bancario d’Italia, hanno esacerbato un esito elettorale che, per una manciata di voti, non ha visto riconfermato il buon governo della presidente Bresso.

Contingenze e vicende locali sono state forse determinanti per la mancata vittoria, ma la sconfitta in Piemonte va senz’altro inquadrata nel dato più generale del Pd, incapace di risultare credibile forza di governo agli elettori settentrionali. Una perdita di slancio del progetto originario del Pd, che si rivela anche nella difficoltà di indicare una chiara posizione riformista sul rapporto tra politica e sistema bancario.

Per proseguire nel processo di modernizzazione del nostro sistema bancario, nel quadro di un rilancio di competitività dell’intero sistemapaese, è necessario che la politica s’impegni nella separazione delle fondazione dalle banche. Come ha scritto Lamberto Dini (sul Corriere della Sera) «non si può escludere che il rischio della commistione è sempre in agguato, almeno fintanto che le fondazioni investono nelle banche una parte predominante del proprio patrimonio e fintanto che la quota del capitale delle banche detenuto dalle fondazioni è tanto grande da configurare posizioni di controllo». Un Pd che s’incarichi di interpretare la sfida per il cambiamento, dovrebbe operare per scongiurare questa rischiosa commistione.
In Piemonte, come detto, il fuoco della recente polemica ha attecchito in un partito diviso più che sull’analisi del voto regionale, sulle prospettive di impegno e lavoro futuro.

Il partito regionale discute da settimane, allo scopo di offrire uno sbocco positivo all’attuale fase politica, ancor più in vista del turno amministrativo del prossimo anno, che vedrà il suo epicentro nella sfida per conservare Torino. Per quanto sia evidente che la partita per il capoluogo risulterà centrale nella prova che il Pd darà di sé a livello nazionale. Ecco perché considero utile il dibattito in cui sono da un mese impegnati i vertici del Pd locale, anche quando assume intelligenti toni polemici, perché può servire, anzitutto, a discutere alla luce del sole (e il Pd ne ha molto bisogno, a Torino come a Roma) tra le diverse strategie in campo per vincere a Torino, Novara e negli altri comuni al voto.

Quindi, a contribuire coerentemente al progetto di governo dell’Italia che il Pd va nazionalmente definendo in vista del 2013. Dopo l’arretramento registrato in particolare al Nord a vantaggio del centrodestra, è indispensabile rendere il Settentrione d’Italia protagonista di questo progetto nazionale di governo. In caso contrario, sarà inevitabile il concretizzarsi dello scenario prefigurato da Luca Ricolfi su La Stampa, in cui il Pd si ritroverà spiazzato da un conflitto politico più che «fra eguaglianza e libertà, fra interessi dei territori produttivi (non tutti del Nord) e interessi dei territori assistiti (non tutti del Sud)».

In questo quadro, sfuggono le motivazione dell’entrata a gamba tesa dei giorni scorsi del vicesegretario del Pd, Enrico Letta, su Sergio Chiamparino, in un situazione complessa che pretenderebbe tutt’altra prudenza. Un Pd a debito di leader che sappiano incarnare, soprattutto al Nord, un’opposizione costruttiva all’imperante inerzia del governo e un’interpretazione vincente della sfida per il cambiamento, non può certo giovarsi dell’affondo anti-Chiamparino del vice segretario nazionale.

Anche nel Pd torinese si levano voci contro l’unica leadership democratica oggi forte sopra il Po. Finché tale polemica resta confinata a livello periferico può avere pure senso. Ma mi chiedo che significato possa mai assumere se sferrata contro Torino direttamente dai piani alti di Roma. A Torino, la Bresso ha stravinto su Cota, staccandolo di ben 16 punti percentuali. Il vantaggio del centrosinistra sul centrodestra alle politiche del 2008 era di soli 8 punti: la metà. Gli ottimi risultati di nove anni di amministrazione Chiamparino sono stati il viatico per questo raddoppio secco.

Non vedere questo dato è segno di miopia. Non utilizzare la forza di questa leadership locale, che è già nazionale, è traccia di una strategia politica romana particolarmente indecifrabile. 

 
Pd piemontese: polemiche oltre la soglia di guardia
mercoledì 05 maggio 2010

Lettera inviata alla Direzione dell'Unità e non pubblicata

Il giudizio sulle ben note vicende della compagnia San Paolo e sui suoi rapporti col gruppo Intesa-Sanpaolo, almeno da ciò che si può comprendere dalle vicende degli ultimi giorni, può essere controverso e aperto a più interpretazioni. I problemi politici che emergono sono due: questa vicenda disvela lo spazio dell'intervento politico, legittimo o meno, sulle aziende di credito, ma non consente a nessuno di cogliere le linee strategiche alternative di politica economica, di politica di credito, di rapporto col territorio, che restano sottese a queste girandole di nomi e di cordate.

Per quanto concerne il Pd, però, la polemica interna ha superato la soglia di guardia. La sconfitta imprevista, pur di misura, del centrosinistra in Piemonte ha aperto una fase politica dolorosa e complessa, ancor più in vista delle prossime elezioni amministrative, che vedranno nella sfida per conservare Torino il loro epicentro. Fin quando la polemica resta confinata fra gli esponenti locali del Pd può servire a illuminare diverse strategie territoriali.

Se però si sconfina e il vice segretario nazionale del Pd, non interpellato, rivolge un'accusa indiscriminata e ad personam al sindaco di Torino, chiamato in causa come "protagonista e responsabile del pasticcio" Intesa- Sanpaolo, è il vice segretario stesso a rendersi responsabile di gettare benzina sul fuoco; di accrescere disordinatamente il disagio che già 
coinvolge il partito; e, tutto sommato, di entrare a gamba tesa in una situazione che richiederebbe ben altro esercizio di comprensione e di equilibrio.

Questo stile di direzione politica indebolisce, inoltre, gratuitamente e pericolosamente una leadership locale quale quella di Sergio Chiamparino che, nel bene e nel male, resta una risorsa indispensabile per un nuovo inizio del Pd in Piemonte.

 
Federalismo immaginario di Cota
martedì 04 maggio 2010

Il neo presidente Cota, nel discorso di insediamento al Consiglio regionale svoltosi ieri  cui ho assistito, nel presentare il programma sul lavoro a favore dei giovani, delle piccole e medie imprese, della Fiat, ha poggiato tutto il futuro del Piemonte sull'attuazione del federalismo fiscale.

Solo che l'immaginario federalismo fiscale del Presidente Cota consisterebbe sul fatto che tutte le 'tasse dei piemontesi' (tutta l'Irpef, tutta l'Iva, ecc..) resteranno in Piemonte.

Vorrei ricordare al neo Presidente che in Senato non abbiamo né discusso né votato questo tipo di federalismo immaginario, propagandistico e di chiara marca leghista.

 
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