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Magda Negri

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Elezioni regionali 2015

Sono stata recentemente in Equador,dove la CNN parlava solo delle elezioni amministrative messicane, già precedute dall’assassinio politico di 132 candidati.
In Italia il dibattito è per fortuna solo formalmente cruento.

Alla conclusione le mie valutazioni sono:

  1. dal 2014 al 2015 è innegabile che il centrosinistra abbia conquistato quasi tutte le regioni italinane in termini qualitativi e quantitativi.
  2. Il lombardo-veneto resta sociologicamente e antropologicamente fuori e una nuova questione settentrionale non trova rappresentanza e guida nel centro sinistra chiunque vi si candidi.
  3. La Liguria è un caso a parte e le colpe vanno egualmente distribuite. Ricorda tanto il caso del comune di Napoli qualche anno fa. Quando le primarie sono così discusse o si fa il doppio turno o le si sospende.

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Ogni elezione ha la sua storia



Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

1 Maggio 2015 a Torino

Un discreto primo maggio, pesa la consapevolezza del lavoro che manca, nonostante un inizio di ripresa. A Torino è stato troppo caricato dalla preventiva preoccupazione di disordini contro il Pd causati da antagonisti anarchici e compagnia varia, soggetti carichi di rancore e rabbia.

Mi ha colpito vedere le immagini dei black block a Milano e della loro cieca e triste ansia di distruzione, mi ha colpito specialmente l'intervista quel giovane che diceva di essere lì solo per menare, per distruggere, non sapeva contro cosa, non sapeva perché ma si trovava lì, carico e primitivamente entusiasta.

Il nostro primo maggio ha evitato tutte queste derive ma c'era un po' troppa polizia intorno al cordone del Pd. Gratuiti gli insulti da parte di tanti rappresentanti di parti molto radicalizzare della sinistra, comunque non di più dell'anno scorso.

Ho avuto una lunga discussione con il mio amico professor Ortona che fa una semplice equazione: sempre meno gente va a votare, anche se il Pd vincesse con il 40% il turno di ballottaggio sarebbe un piccolo per titolo che si appropria di tutto il potere. Con questo ragionamento si devono considerare illegittime tutte le democrazie liberali dell'Occidente perché non va più a votare l’80% degli aventi diritto. In questo primo maggio si sono confusi molti timori, molti rancori, molte preoccupazioni, molte speranze. 

Gli immigrati sono una risorsa



Anche nell’ultimo documento di economia e finanza è affrontato il capitolo della sostenibilità demografica italiana, per gli sviluppi che ci auguriamo in tema di produttività. Ogni anno ribadiamo che ci vorrebbero 300.000 immigrati per otto anni per riequilibrare la caduta verticale della forza lavoro. Se l’economia riparte, l’Italia ha molta meno forza lavoro di altri paesi europei. Anche i drammatici fatti di questi giorni, dove si dimostra tanta disponibilità emotiva ma anche tanta incapacità a governare il fenomeno dell’immigrazione, inducono a questa riflessione: tra non molti anni l’immigrazione sarà regolata e tutti la vedremo come una risorsa per il paese.

Riflessione sul PD

Qualcuno, i più superficiali, penseranno "vae victis" dopo la conclusione del Gruppo del PD sulla legge elettorale e dintorni. Al netto di scontati strumentalismi e di personali idiosincrasie, colpisce la convinzione politica profonda, tanto da essere non negoziabile, di questo gruppo di parlamentari su una materia mille volte discussa e modificata negli anni. Il significato è  una differenza culturale, prima che politica, da rispettare ma difficile da maneggiare. Anche questo peserà nella ricomposizione del liquido sistema politico italiano.

Lezione di Morando e Garibaldi

Morando e Garibaldi hanno fatto una ricca lezione nella Sala delle Colonne, più che un normale dibattito, corredata di slides e di numeri. Gariglio ha ricostruito la via crucis della formazione del debito regionale.

Tutto molto interessante, però a me resta un dubbio: è pur vero che le condizioni economico-generali sono migliorate e che la politica di Draghi ci allontana un po' la spada di Damocle dei tassi di interesse. Però il debito cresce e solo il Governo Monti era riuscito ad aggredirlo. Il risparmio delle amministrazioni centrali è garantito solo dagli effetti crescenti della Legge Fornero.

Ricordiamoci il caso del Giappone: soldi a pioggia, tasse bassissime ciò non di meno la deflazione non è stata debellata e la produttività non è cresciuta. Il Def è solo uno scenario parzialmente ottimistico.

Critica di Polito all'Italicum

Non mi aspettavo da parte di Antonio Polito una critica così radicare dell’Italicum.

È vero che è malato un paese che cambia un sistema elettorale ogni 10 anni, che la maggioranza che approverà l’Italicum sarà più ristretta rispetto a quella che approvò il Porcellum, che i difetti di questa specie di elezione diretta del premier senza contrappesi, visto anche la bassissima soglia del 3%, sono rilevanti.

Ma se non vogliamo arrivare a quello che Antonio Polito teme "un gigante  tanti cespugli" ci sono solo due vie: una immediata e la seconda di più lungo respiro.

La prima. Si riapre interamente la discussione e si trova una maggioranza governativa che introduca i collegi o apparentamenti al secondo turno superando il voto di lista.

La seconda: augurarsi che la destra italiana si ricostituisca unitaria e plurale come forza alternativa di governo.

Questo nodo politico secondo me non è direttamente collegato alla soglia bassa del 3% che era stato inoltre richiesto dalle sinistre e dalla sinistra del partito. Certo che se la destra non si ricostituirà in un medio periodo il PD potrebbe diventare una sorta di partito pigliatutto anche programmaticamente indistinto. Su questo Polito ha ragione, ma non possiamo caricare i processi politici solo sulle fragili spalle di una legge elettorale.

 

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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