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Magda Negri

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Una sfida nazionale

Non so se, come scrivono molti commentatori, il Sì vincerà nelle periferie e il No tra i ceti medi riflessivi o socialmente più agiati.
Ma mi sembra in positivo che tutte le argomentazioni siano ormai dispiegate e la trasversalità dei Si e dei No tra le varie forze politiche e tra l varie culture all'interno delle medesime tuttosommato sdrammatizzino e depoliticizzino questo referendum.
C'è chi spera nella praticabilità di ulteriori riforme (Franceschini oggi nell'intervista su La Stampa) aperte anche all'opposizione, c'è anche chi - come me - crede che non è questo il tempo e non ci sono le condizioni.
Il governo comunque resisterà.
Ma l'esito delle regionali ne condizionerà la forza, la credibilità, se non la durata.
C'è in giro un'aria strana.
Bisognerebbe esaminare anche il sentiment della politica.
Non ci si aspettava la perdurante gravità della pandemia, e questo affatica le vite quotidiane di tutti.
Tutti i ceti sociali scommettono sull'occasione unica dal dopoguerra degli ingenti aiuti europei, ma sentiamo la sfida enorme di presentare progetti che garantiscano davvero la crescita e lo sviluppo del capitale umano.
Siamo consapevoli dei limiti storici della nostra società e della nostra politica.
Ci affatichiamo tanto sul referendum, ma la gente ha la testa sulle riaperture delle scuole, al futuro sblocco dei licenziamenti, alla possibilità o meno di diminuire le tasse o perlomeno, come promette il governo, di affrontare un efficace sistema della tassazione secondo il modello tedesco.
Ma l'area dell'evasione Irpef e Iva in Italia è immensamente superiore a quella esistente in Germania.
Ci vorrà spirito di unità nazionale, consapevolezza dell'occasione storica, capacità di mandare giù i bocconi amari per una politica che non è sempre lineare ed efficace come vorremmo.
Penso spesso a Calenda, brusco ma che offre sempre contributi e soluzioni concrete e apprezzabili.
E penso "che ci fai li fuori?"
Lui mi risponderebbe che tiene la vetta del riformismo.
Io penso che su quella vetta si rischia di diventare oracoli e di buttare via molte possibilità di influenza.
La situazione è liquida.... si vedrà.
 

Un gatto sensibile e intelligente

Poiché le notti con mia mamma si stanno complicando Bart, che è un gatto bravissimo e intelligente.. non fa più il monello.
Non miagola più disperatamente alle 2 di notte per farsi ricorrere sulle scale e alle 5 per farsi dare il cibo fresco...
Si appallottola sul letto di mia mamma e al massimo si alza oer guardare quello che succede e commenta piuttosto flebilmente.
Non perde l'abitudine di uscire sul terrazzo anche quando piove e di collocarsi sul vaso grande dell'ulivo, dove c'è un po' di terra.
Capisce però di essere al quinto piano e non l'ho mai visto sporgersi in modo pericoloso.
In un negozio di articoli domestici ho visto uno zerbino con la seguente scritta:"A House without a cat is not a home"...
Ed è proprio così!
Come vedete, da quando l'ho portato a casa dal canile di Moncalieri 9 mesi fa, il micio quando è sul mio letto si appoggia sempre su una borsa, o un libro o un agenda.
Preferisce stare in diagonale, forse...
Fa un sacco di fusa ma non sta mai in braccio.
Ogni gatto ha il suo carattere.
 

Una Direzione, tante speranze..

Sembra di capire, dall'andamento della direzione Pd di ieri, che ci si sia resi conto che il taglio lineare dei parlamentari non accompagnato dalla riforma del bicameralismo e dalle altre riforme costituzionali, promesse dai 5S e non realizzate, abbia numerosi rischi.
Per questo Zingaretti butta il cuore oltre all'ostacolo, indice una raccolta di fime tra i cittadini italiani per il superamento del bicameralismo perfetto.
(cos'è? Una legge di iniziativa popolare? ma si può indire una legge di iniziativa popolare su una legge costituzionale?E' una petizione generale?)
Foorse, quando si costituì il governo, bisognava trattare insieme questamateria, e il patto del governo doveva comprendere non solo la bandiera grillina del taglio dei parlamentari, ma anche la bandiera di tutti i riformisti costituzionali del superamento del bicameralismo paritario.
Si avverte la parzialità del possibile esito referendario ma comunque si tiene duro sulla vecchia strategia.
C'è il rischio concreto che la legislatura termini senza nessuna di queste ulteriori riforme richieste.
C'è il rischio concreto ancora che, per timore della residua parte maggioritaria dell'attuale legge elettorale, ci si precipiti verso una legge proporzionale pura, con preferenze.
Piace tanto ai grillini, e a una parte del Pd.
A me non piace affatto.
Ce la immaginiamo una competizione con proporzionale pura e preferenze su un collegio ad esempio senatoriale di 300.000 abitanti, senza finanziamento pubblico, con i partiti ridotti in queste condizioni?
Comunque sono d'accordo con Zingaretti, Cuperlo e tanti altri sulla necessità di una seria verifica del patto di governo dopo le elezioni regionali e il referendum, in una fase in cui la centralità della questione sociale e dell'utilizzo dei fondi europei sarà determinante per i destini del paese.
Io comunque continuo convintamento a votare No!
 

La politica secondo Conte

La politica secondo Conte.
Anche se le elezioni regionali andassero male... molto male.. nulla quaestio.
Il governo è in una botte di ferro.
La Costituzione secondo Conte.
La presidenza della Repubblica si può prenotare per altri 7 anni per la stessa persona.
Se fosse d'accordo.
Ci sarebbe la Costituzione da cambiare.
Ma anche in questo caso nulla quaestio.
Ad adiuvandum di mattina mi diletto con il latino) Trump o Biden per l' Italia sono eguali..
La stessa cosa..la stessa politica internazionale..Mah..
 

Zingarettui, non copiare Renzi

Per la imminente Direzione del Pd su referendum ed elezioni regionali... consiglierei a Zingaretti di non fare l' errore speculare che Renzi fece nel 2016... condannando a morte una riforma buona e necessaria.
Renzi allora identificò il Si con il governo e se stesso.
Zingaretti, nella sua infelice lettera a La Repubblica, fa coincidere il Si con la difesa del governo e della sua personale leadership, e chi vota No sarebbero i nemici interni ed esterni.
E' chiaro anche ad un cieco che le cose non stanno così.
Tutta la destra e tutti i populisti votano Si.
Il si riformista ha certo un altro significato, ma rischia di essere preso in ostaggio... almeno secondo me.
Quindi... caro Segretario... meno drammatizzazione... più souplesse..
Trova ragioni più sostanziali per difendere il Si..
Non mancano...
Ma non copiare Renzi..
Porta male.
 

"Taglio dei parlamentari, perché voterò No al referendum: non apre ad altre riforme"

Probabilmente vinceranno i Si... ma sarà una vittoria di Pirro che non potrà aprire la via a nessuna vera riforma costituzinale successiva.
Certamente non a quella del monocameralismo e al Senato delle Regioni, che sono da sempre le riforme simbolo del centro sinistra.
Avremo ora 2 camere mutilate e ancora più identiche.
Resta un mistero per me perché alla costituzione del Conte 2 il Pd abbia accettato questo patto.
Personalmente mi pongo le stesse domande di Gori nell'intervista ieri a Repubblica e sullo stesso giornale oggi di Carlo Cottarelli.
Poichè ci riempiamo sempre la bocca dei pregi della democrazia liberale... non resta che ascoltare con rispetto le riflessioni di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 2 Settembre.
Questa riforma è solo antiparlamentarismo grillino, senza il piano di vere riforme costituzionali.
No al bacio della morte... vale a dire votare si a una cosa sbagliata per poter lucrare parte di una possibile vittoria.
Vittoria di Pirro.
 
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"Taglio dei parlamentari, perché voterò No al referendum: non apre ad altre riforme.
 
La proposta del 2016 tentava di riformare il Parlamento,non di sfregiarlo
 
Se si spera di limitare il danno, di attenuare le conseguenze negative della probabile vittoria di un referendum che non si condivide o i cui contenuti lasciano perplessi , si può ricorrere all’una o all’altra di due strategie. La prima consiste nel «bacio della morte», ossia mi schiero a favore del «Si», ma usando argomenti opposti a quelli dei proponenti del referendum: vuoi ridurre i parlamentari per colpire la «casta», in nome della tua ostilità al Parlamento e alla democrazia rappresentativa?
 
E allora io dichiaro di condividere l’intento del referendum(il taglio dei parlamentari) non per adesione all’antiparlamentarismo ma per sostenere il principio contrario: perché voglio rendere più efficiente il Parlamento, rafforzare anziché ferire la democrazia rappresentativa . Addirittura , sostengo che la vittoria del sì potrebbe favorire altre, bellissime e ambiziosissime, riforme costituzionali. Dove sta il vantaggio della strategia «bacio della morte»? Nel fatto che in caso di vittoria del sì, gli antiparlamentari che lo hanno promosso potranno gridare vittoria solo a metà. Perché avranno concorso al successo del referendum anche diversi fautori della democrazia parlamentare. L’altra strategia tesa a limitare il danno consiste nel sollecitare più «no» possibili. Anche se vincerà il sì, ci saranno abbastanza no per ricordare che esistono molti difensori della democrazia rappresentativa, per nulla attratti dall’antiparlamentarismo. Dopo aver preso in considerazione la strategia «bacio della morte», chi scrive ha preferito scartarla e schierarsi a favore del no.
 
Non ripeterò argomenti già molte volte usati dagli oppositori del referendum in oggetto come quelli relativi alle distorsioni della rappresentanza che il taglio lineare dei parlamentari comporta. Il mio punto è il seguente: non è vero che la vittoria del sì potrebbe aprire le porte ad altre, e migliori, riforme costituzionali. Non è vero e lo dimostra la particolarissima natura di questo referendum che lo differenzia da precedenti tentativi(quelli sì, seri) di riformare la Costituzione. Si rifletta su questo punto: i sondaggi pronosticano una vittoria schiacciante per i fautori del sì.
 
Magari non sarà schiacciante ma la vittoria probabilmente ci sarà. Si pensi, per contrasto, a quanto accadde nel referendum del 2016. Comunque la si giudichi, era quella allora sottoposta al giudizio popolare una proposta organica di riforma del Parlamento e del Titolo Quinto della Costituzione. Venne respinta con una specie di cappotto (sessanta per cento di no). Da cosa dipende la differenza? Dal fatto che nella proposta sconfitta nel 2016 c’era il tentativo di riformare la democrazia parlamentare, non di aggredirla o di sfregiarla, non di colpire la casta. È vero, c’erano anche quelli che gridavano al golpe, alla svolta autoritaria. Ma lo facevano per ignoranza o malafede.
 
Rafforzare il governo rispetto al Parlamento era uno degli obiettivi di quella proposta di riforma ma non si voleva «attaccare» la democrazia rappresentativa , si voleva avvicinare il parlamentarismo italiano a quello britannico (ove vige il governo del premier) o a quello tedesco (Cancellierato). Non c’era l’accanimento antiparlamentare che ispira l’attuale referendum. Al contrario, superare il bicameralismo paritetico (due camere con uguali poteri) come ci si proponeva avrebbe eliminato tante disfunzioni. L’assenza di intenti antiparlamentari — io credo — fu una delle cause della sconfitta di quel tentativo. Si voleva riformare il sistema politico-costituzionale, non cavalcare la moda antipolitica. La vittoria del sì,questa volta, testimonierà solo della forza di attrazione dell’antiparlamentarismo, non aprirà la strada a buone riforme. Riformare seriamente la Costituzione, come abbiamo potuto constatare nel 2016, non incontra, in questa fase storica, il favore popolare. Bisogna riconoscere che c’è un aspetto fastidioso. I referendum mescolano sempre le carte, obbligano ad accettare coabitazioni sgradevoli, compagni di strada che non si vorrebbero. Come molti di coloro per i quali la Costituzione del ’48 è un tabù e chi propone di riformarla davvero è un criminale o giù di lì. Non è piacevole, mentre si invita a votare no, ritrovarsi spalla a spalla con coloro che vaneggiavano di svolte autoritarie al tempo del referendum del 2016 . La politica, ahinoi, è fatta così."
 

Adorabile Fiamma

Fiamma non c' è piu.
Ma farà sempre parte dei miei ricordi e della vita mia e di Fedra... Che la salvò piccolina e abbandonata in un fienile di montagna e mi impose di portarla a Torino... dove aveva già 2 gatte.
Adesso me la devo vedere con un felino maschio di 5 anni, forte e disubbidiente.
Con i maschi tutta un altra storia.
 

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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