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Magda Negri

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Epifani a Torino: tesi sbagliate

Epifani ha sostenuto con tono civile e dialogico, venerdì alla GAM di Torino, tesi sostanzialmente sbaglite:

  • Il risultato deludente del 25 febbraio è in gran parte dovuto al nostro appoggio, troppo generoso, a Monti.

  • La crisi economica nel 2013 ha ancora caratteri di imprevista crudezza tanto che, anche se ci fosse un Governo diverso, dovrebbe fare sostanzialmente le stesse cose dell'attuale.

  • Il Congresso si farà nell'assurdo modo che Letta, Franceschini, D'Alema e Fioroni stanno preparando: gli iscritti non discuteranno in una prima fase le mozioni congressuali per selezionare i candidati alle primarie aperte ma eleggeranno sulla base di un ipotetico documento unitario Reichlin-Castagnetti nel modo più tradizionale gli organismi di circolo e di Federazione.

Nella confusione attuale sembra di capire che con primarie aperte tutti eleggeranno in una sola battuta il segretario nazionale. Buio pesto sui congressi regionali.

Le correnti sono un male generato da organismi dirigenti vasti e pletorici. Ma va? Positivo l'appello alla riforma elettorale e istituzionale, che ristabiliranno il bipolarismo.

Si preparano tempi eccezionali

Se fossi Berlusconi a questo punto non saprei davvero cosa fare.

Non tanto e non solo per la pesantezza della sentenza Ruby, che per altro è al primo grado di giudizio (chi ha detto che le sentenze non possono essere valutate e giudicate) quanto per il fatto che tra quattro o cinque mesi la cassazione quasi certamente confermerà gli anni di pena e di interdizione dai pubblici uffici per il processo Mediatrade.

Non orge private, ma fatti pesanti di truffe e evasioni fiscali. Su Berlusconi incombe l'ombra di Craxi. O si autoesilia o si fa processare con le conseguenze inevitabili (la giunta per l'autorizzazione a procedere del Senato sarà costretta a ratificare le decisioni della Cassazione e lui decadrà immediatamente da senatore) oppure determina un crack istituzionale imponendo le dimissioni di tutti i senatori e deputati del PDL e procura - da vittima e martire - elezioni anticipate.

Situazione difficilissima per il Governo, che fa fatica a realizzare quello che Ricolfi in un recente articolo su La Stampa chiamava il minimo comune multiplo, cioè le cose utili e difficili da fare che una grande coalizione può fare e un singolo partito no.

Mi sembra che si stiano preparando tempi eccezionali, al di là del congresso del PD che continua a languire.

Caro Segretario. Lettera aperta ad Epifani

Caro Segretario,

Nell'assemblea dell'11 maggio che vide la tua elezione avevamo votato un ordine del giorno finale che ci impegnava a celebrare il congresso entro l'ottobre 2013, con il tuo aiuto e la tua supervisione come garante della fase di transizione e per la definizione delle procedure congressuali.

Ora sembra che i tempi si dilatino e le procedure si complichino. Singoli dirigenti intervengono pubblicamente a proporre l'una o l'altra soluzione, funzionale all'uno o all'altro possibile candidato.

La mia proposta - che mi permetto di sottoporti - è quella di velocizzare al massimo e di concentrare i lavori della commissione per le regole.

Una convocazione alla settimana, su singoli temi, sembra un ritmo inadeguato all'urgenza dei tempi congressuali.
Siamo ormai dotati di un sufficiente bagaglio di regole e di conoscenze per non dare l'impressione di diluire il processo congressuale, complicando anche così la vita a circoli e federazioni.

Credo di farmi interprete di una preoccupazione diffusa e ti ringrazio per l'attenzione.

Magda Negri
Membro della Direzione Nazionale

Il PD verso il congresso: pericolo stagnazione

Sono molto preoccupata per la lentezza e la fatica con cui ci si avvia verso il Congresso del PD. Hanno ragione D'Alema, Morando e Renzi a ricordare con forza che non basta dire, come fa Epifani, che il congresso si concluderà entro dicembre ma bisogna solennemente sancirne la data d'inizio, vale a dire il deposito delle mozioni nazionali, alle quali dovranno fare riferimento anche i congressi di circolo e di federazione.

Di giorno in giorno la materia si aggroviglia, oggi il documento dei bersaniani si aggiunge a quello dei giovani ex bersaninani in fuga dal Capo che ha perso - per non citare quello di Barca e di altri in preparazione - a comporre un interessante catalogo di analisi. Però non si innesta la scintilla vera del confronto alternativo su programmi, segreterie e leadership.

Incomincio a pensare il non pensabile
: che qualcuno cerchi di trascinare in data sempre più remota il congresso per non alterare i precari equilibri esistenti. In questo senso se Renzi - sul quale io ho tanti dubbi di tenuta politica e di forza strategica -  ponesse ufficialmente la sua candidatura tutti i birilli andrebbero a posto e il gioco del congresso davvero si innescherebbe. Non capisco la sua esitazione, perché penso che avrebbe facilmente una maggioranza tra gli iscritti e tra gli elettori. Naturalmente un segreteria leadership di Matteo Renzi accorcerebbe la vita del governo. Morando ed altri dicono il contrario ma l'evidenza è nei fatti.

Il voto amministrativo ha confermato che le possibilità del PD sono molte e intatte nonostante la dilagante disaffezione civica. Però il posizionamento nazionale del PD è molto incerto, pericoloso per le sue interne contraddizioni. Bersani rivendica che tutto è stato fatto bene e tutto è stato giusto, chi la pensa diversamente, pur su fronti diversi, deve organizzare un'azione comune per sbloccare questa stagnazione.

Sedare, sopire, rimandare

Sedare, sopire, rimandare, verificare...

Grande empasse e grande melina, alla Direzione Nazionale del PD. Epifani ha fatto il minimo comune denominatore di tutte le ansie esplicite e dei progetti non connessi delle varie componenti del PD.

L'unico effettuale risultato è stato (a quasi due mesi della composizione del governo e in assenza di qualsiasi valutazione) la proposta di un cronoprogramma impossibile: due mesi di elucubrazione general-generica, congressi di circolo e di Federazione scorporati dalle mozioni nazionali (quindi burocratici e finti, con effetto patchwork sulla geografia del Partito). Successiva presentazione dei candidati e delle mozioni solo a partire da settembre.

Effetto: Congresso finto, crisi vera.

Perseguire il rafforzamento della democrazia - nonostante le spine nel fianco



Questo governo ha numerose spine nel fianco e non sarà facile ottenere risultati positivi. Però bisogna provarci in ogni modo. La relazione del presidente della Banca d'Italia ha ricordato come siano duri i vincoli economici e il fatto che noi siamo usciti dal procedimento di infrazione è stato accompagnato da raccomandazioni pressanti. I compiti a casa non finiranno per tantissimi anni. L'insieme delle tante cose su cui cui intervenire è un letto di locuste.
Legge elettorale e riforma costituzionale: sembra emergere la disponibilità a fare una legge elettorale a doppio turno di collegio sorretta da un semipresidenzialismo alla francese, con elezione diretta del Presidente della Repubblica. Se riusciremo, salveremo il bipolarismo e rafforzeremo la democrazia, altrimenti uno degli obiettivi del governo Letta sarà non conseguito.

Ancora sulla riforma costituzionale ed elettorale

Nel dibattito parlamentare sull'iter della riforma costituzionale ed elettorale (iter troppo lungo e faticoso) sono state però molte le disponibilità verso il modello francese, sia del PDL che del centro-sinistra: Brunetta, i rappresentati socialisti, i rappresentanti delle autonomie, alcuni rappresentanti della Lega Nord, anche se si è calcato di più l'accento sulla forma di elezione del presidente dello stato piuttosto che sulla legge elettorale ad essa coerente.

È apparso chiaro che l'istinto primordiale del centro destra è di tenersi il porcellum così com'è oppure - vedi proposta di legge Meloni - di ripensarlo in senso puramento proporzionale facendo scattare il premio di maggioranza solo dopo la soglia impossibile del 40% e di aggiungervi le preferenze. Vedo un cammino difficilissimo e accidentato.

In questo senso considero l'apertura di Prodi, D'Alema, Veltroni ed altri alla completezza del modello francese - doppio turno di collegio ed elezione diretta del presidente - come il terreno solido e unitario su cui tentare di costruire qualcosa per salvare il bipolarismo.

Conosco Giacchetti. È stato l'animatore vero del referendum del 2011, incredibilmente dichiarato non accoglibile dalla Corte per ridarci il bipolarismo dei collegi. Non poteva fare altrimenti, non sarebbe stato nella sua natura. La mozione è stata forse intempestiva ma ha disvelato il cuore della questione: non si può procedere sulla carrozza della riforma istituzionale e costituzionale senza sapere di che razza sono i cavalli che la trainano (i cavalli sono la legge elettorale.) Era tuttavia inevitabile respingessero la mozione perché non concordato con la maggioranza di governo: il fatto che sia stata respinta - voglio prendere sul serio le parole del segretario Epifani - non deve essere una rinuncia al bipolarismo.

Considero importante che nella mozione di maggioranza fosse sparito il riferimento alla clausola di sicurezza minimalistica del porcellinum. Un passo avanti contro il piccolo inciucio che si poteva nascondere dietro questa clausola.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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