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Magda Negri

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Semipresidenzialismo: giornate problematiche

Giornate molto problematiche: abbiamo fatto la riunione del gruppo e abbiamo votato con solo pochissimi contrari - tra cui io - di continuare la strategia aventiniana di non presentarci in Aula mentre il centro destra vota la riforma costituzionale che, anche grazie alla nostra assenza, è passata liscia.

Aveva più senso che stessimo in Aula
, anche senza votare, e su articoli decisivi, come l'articolo 9, che introduce il semipresidenzialismo, facessimo un grande discorso storico-costituzionale.

Questa strategia dell'assenza è stata però proposta senza provocazioni perché abbiamo voluto enfatizzare, per contrasto, la necessità di discutere la spending review: in modo un po' surreale in Aula si procede con la riforma costituzionale, mentre tutta la discussione sulla spending review è costretta nella commissione bilancio e poi arriverà la fiducia.
Davvero una asimmetria che non tiene conto della priorità sociale all'attenzione del Paese. Il giudizio del gruppo sulla spending review è poco informato, la materia è solo padroneggiata dai membri della commissione bilancio. Continuiamo a cercare scorciatoie e a non voler bere l'amaro calice.

Ma se non si trovano in pochissime settimane i soldi che la spending review cerca un po' qua un po' là, anche con tagli lineari, non ci saranno le risorse per i terremotati, per pagare gli esodati, per bloccare l'aumento dell'IVA ad ottobre. Non si è ancora capito che la campana suonerà per tutti.

Presidenzialismo: un errore uscire dall'aula



I cittadini italiani sono saggi. Sono stati fatti due sondaggi molto seri: uno sulle reazioni nei confronti della spending review e uno sulla necessità di andare a votare ora o a scadenza della legislatura. 7 su 10 dicono che si può tagliare la spesa pubblica inefficiente pur di non aumentare più le tasse: le tasse sono vissute come un macigno che porta a fondo l'economia del paese. La maggior parte dei cittadini inoltre preferirebbe andare a votare la prossima primavera.
La classe politica non deve farsi prendere da nervosismi: il PD è il baluardo della trasformazione e del risanamento. Abbiamo fatto male a disertare l'aula del senato e non misurarci con il centro destra sulla riforma costituzionale: se fossimo rimasti in aula avremmo vinto contro il centro destra e oggi non ci sarebbe il semipresidenzialismo.

Sequestro di Green Hill, l'allevamento di cani destinati alla vivisezione

Bella notizia: la Procura di Brescia ha ordinato il sequestro di Green Hill, l'allevamento dei cani destinati alla vivisezione.

Non ci speravamo più ma le ulteriori osservazione dell'avv. David Zanforlini, avvocato di una manifestante animalista finita in carcere, hanno indotto a riaprire il caso e a bloccare l'allevamento, anche se gli animali non lo potranno lasciare.

Pubblico l'interrogazione da me presentata in giugno e la risposta del sottosegretario Elio Cardinale per il Ministero della Salute, che ritengo molto interessante e ricca di indicazioni di lavoro per metodi scientifici alternativi alla sperimentazione sugli animali in cui il Governo italiano è già impegnato.

Missione in Libano e questioni internazionali

Il tragico attentato in Bulgaria nel cuore d'Europa, contro l'autobus di turisti israeliano e la ribellione contro il dispotismo di Assad in Siria arrivata dentro la capitale ci riguardano molto da vicino e non solo per motivi democratico-umanitari.

È desolante constatare come il dibattito pubblico italiano senta sempre lontano da sé, come narrazione estranea ed esotica, le questioni internazionali. Ma il Medioriente è terribilmente vicino e resta il nucleo di irradiazione di diverse strategie verso l'Iran, l'Iraq, la Turchia etc.

Si prepara il giusto ritorno dall'Afghanistan, ma temo che la contesa Israele-Iran prepari un futuro denso di incognite e pericoli se la comunità internazionale non sarà garante di nuovi equilibri e della sicurezza di Israele.

Solo dieci giorni fa nella missione parlamentare delle commissioni difesa di camera e senato in Libano abbiamo avuto una discussione piuttosto accesa con i partiti di maggioranza e di opposizione libanesi , tutti allo stesso modo preoccupati dai confini del Libano sud, peraltro egregiamente presidiati dalla Missione Unifil a comando italiano, e del tutto reticenti, ignari, fintamente inconsapevoli circa le conseguenze della situazione siriana sul piccolo Libano, da sempre tutelato e insieme minacciato dal grande fratello siriano.
In Libano ora è parte organica della maggioranza di governo il partito sciita di Hizballah, quegli stessi che mantengono milizie paramilitari nel Libano sud e che aprirono nel 2006 le ostilità contro Israele.

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Sia chiaro cosa vuole il PD



Tutti i media hanno parlato dell'infausta gestione dell'Assemblea del PD: non si sono messi in votazione ordini del giorno importanti su temi etici che andavano invece discussi e votati. Rimedieremo. Nessuno ha parlato invece di cose che sono state secondo me più importanti: le proposte del PD che si appresta ad essere forza centrale nel governo del Paese.
Sono tra i firmatari di un documento in cui si chiede che l'agenda Monti si protragga anche nella successiva legislatura. Su questo punto non c'è stato confronto vero.
Alcuni nostri rappresentanti hanno fatto capire che cambierebbero molte delle cose ottenute con la riforma del lavoro. Io penso che se così fosse noi saremmo un fattore che aggrava la crisi, non che la risolve. Abbiamo gettato comunque un sasso nello stagno: sia chiaro dire ciò che vuole il PD.

Assemblea nazionale del PD: puntualizzazioni

L'Assemblea nazionale del PD, che era meglio non convocare perché non avevamo niente di preciso e istruito da far votare, ha avuto nel mattino una discussione discreta, nonostante il burocratico attacco Franceschini Bersani al documento dei 15 che è di fatto l'unico tema concretamente in campo nella discussione politica del centro sinistra.

Ottimi gli interventi di Morando e di D'Alema, un po' rituali ma comunque all'altezza di un buon dibattito politico. Quando, dopo le conclusioni di Bersani, già molti delegati se ne erano andati a casa, è nato il gran casino della presentazione e della votazione dei vari ordini del giorno sui temi etici, materia intorno alla quale l'appoggio della Commissione aveva lavorato per circa un anno. Con effetti paradossali, tra la parodia stalinista e una franca comicità.

I giornali ci hanno marciato, Grillo e Di Pietro vi si sono avventati con spudorata immediatezza. Ma resta un quesito, chi ha autorizzato Rosi Bindi e tutta la presidenza a procedere con tecnica preclusiva niente affatto copiata dal regolamento parlamentare ma solo segno di un imbarazzo politico?

È stato provocatorio mettere ai voti prima il documento unitario, una specie di saggio non immediatamente propositivo, e non autorizzare alla votazione documenti diversi e più limitati. Non è vero che il documento unitario prevedeva in sé la bocciatura esplicita dei temi esposti dagli altri. Come ha giustamente detto Vassallo non c'erano i presupposti di una conduzione di tipo parlamentare.

Siamo stati messi di fronte a un abuso democratico gravissimo. Dopo quattro anni l'Assemblea nazionale PD non si è mai dotata di un documento votato. In apertura dell'Assemblea non si è proposta una procedura di voto che funzionasse almeno da regolamento provvisorio per quel giorno.

Massimo abuso, massima incapacità di conduzione, grave nocumento all'immagine del PD: bisognerà cambiare, i poteri della presidenza sono apparsi arbitrari, eccessivi e lesivi dell'autonomia dell'Assemblea. Mai vista una cosa così.

Videoblog



Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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